I Rarely Wake Up Dreaming esplora la guerra nella transizione (e la transizione nella guerra) | Locarno 79
Un giorno Olya (Tanya Myronyshena) apre gli occhi e tutto è cambiato. Erano settimane che le voci di un’invasione russa giravano, ma prima erano chiacchiere tra gli amici a Capodanno e ora erano una dolorosa e assordante verità. Suo marito Oleh (Markus Bright) le sussurra «Oleh, è cominciato. Penso di aver sentito le esplosioni» e quella vita che hanno conosciuto finora cessa di esistere, perché esiste la vita prima della guerra ed esiste la vita durante la guerra – sempre che ancora si possa chiamare vita. La Russia annuncia che non colpirà i centri abitati, il rischio però di rimanere a Kiev è troppo grande e quindi i due scelgono di allontanarsi nella provincia, chiedendo rifugio a casa dei genitori di lei a Bucha. Quando le esplosioni si fanno più vicine, scelgono di scappare in Germania dove potrebbero essere al sicuro, ma al confine i documenti di Oleh bloccano quel sogno sul nascere.
Oleh è un uomo trans e quella M tanto desiderata sul passaporto ora diventa la sua condanna. Per l’articolo 23 della Legge Marziale ucraina introdotta nel febbraio 2022, a nessun uomo tra i 16 e i 60 anni è permesso di lasciare il paese senza prima registrarsi presso l’esercito e, se idoneo, partire per il fronte. Le guardie lamentano che altri uomini hanno provato la fuga travestendosi da donna, ma per Oleh non è un costume o una scusa, ma un’effettiva diagnosi di disforia di genere. È un’anomalia del sistema, una casistica non considerata, «sufficientemente uomo per sposarsi ma non abbastanza uomo per il suo paese» secondo la polizia di confine. Oleh non può lasciare il paese e Olya sceglie di rimanere con lui in soluzioni di fortuna che mettono a rischio il loro rapporto.

Presentato nel Concorso Internazionale di Locarno, I Rarely Wake Up Dreaming, frutto della stretta collaborazione tra la regista tedesca Isabelle Stever e sua moglie, la sceneggiatrice ucraina Anna Melikova, sfuma il confine sottile tra finzione e documentario. La cinepresa segue i protagonisti quasi di nascosto, cercando di intromettersi il meno possibile nel loro vivere quotidiano, perché a cambiare i loro ritmi ci ha già pensato l’invasione russa. È una cinepresa che arriva anche in luoghi dove normalmente sarebbe bandita, come in quel confine dove il destino, singolo e di coppia, di Oleh e Olya cambia per sempre. Ogni attore, e qui gli interpreti principali sono tutti dei non-professionisti, condivide con il suo personaggio un vissuto reale – non solo la guerra, ma proprio pagine intere di vita – che entra nella storia e la anima in modo viscerale.
Se il film esplora nell’essenza due transizioni, quella di genere di Oleh e quella di un paese nel terrore, nella forma fà sua un’ulteriore trasformazione: quella da vita vera a racconto romanzato ma non troppo. Quando I Rarely Wake Up Dreaming prende respiro e si concede di rallentare i ritmi, anche grazie a un breve momento di tregua per i protagonisti, il film rischia presto di scivolare nel melodramma, perché in quel momento trova la necessità per la prima volta di creare un conflitto esterno a Oleh, Olya e il rapporto complesso tra loro e il paese che rischia di inghiottirli: il personaggio di Rada (Maiia Sobolevskaya), una teenager che Olya sceglie di aiutare nel terzo atto del film, appare come un mero tentativo di allargare il divario nella coppia, ripetendo temi già apparsi in precedenza e in modo più efficace.

I Rarely Wake Up Dreaming abita un antro raramente esplorato nelle storie queer, che raramente si concentrano su uomini trans e sulla posizione che abitano nella società, sulla differenza tra la socializzazione che hanno avuto e il modo in cui ora, post-transizione, si trovano a interfacciarsi con il mondo che li circonda.
Una delle prime frasi che sentiamo Olya rivolgere a Oleh, un punto di rottura della relazione che apre il film ma situato cronologicamente verso la fine, è «Sono entrata in una relazione eterosessuale contro il mio volere»: la loro relazione ora rientra nello standard, sono una donna e un uomo e alla società il fatto che lui sia trans interessa solo fino a un certo punto. Oleh non può rifiutare gli obblighi che ora gli spettano, la famiglia di Olya, inconsapevole delle sfumature della sua identità, preme per ricordargli che «i conflitti possono accadere, ma è necessario pianificare il futuro» e per loro, la parola “futuro” indica una famiglia monogama, eterosessuale e procreativa.
La transizione di Oleh, concisa per tragico caso con un momento così delicato della storia ucraina, lo costringe ad adempiere a un modello estremamente binario e performativo di mascolinità, anche se questo significa rifiutare in toto la sua queerness. Per affermare la propria identità, deve rinunciare a se stesso, sottoponendosi all’umiliazione, a diventare lo spettro di se stesso. È una tensione difficile, se non impossibile da verbalizzare, che I Rarely Wake Up Dreaming porta sullo schermo con cruda onestà, senza bisogno di indorarla in nome del palato cisnormativo.

In questi anni, soprattutto nel circuito festivaliero (e questa specifica è necessaria perché quella pluralità di sguardi non arriva poi alla distribuzione cinematografica), si sono susseguiti innumerevoli documentari su quanto sta succedendo in Ucraina con l’invasione russa, ma a mancare sono i film di finzione. Non è difficile capirne le ragioni: girare in Ucraina con le restrizioni ancora in atto è una sfida per chiunque. I Rarely Wake Up Dreaming non solo è una coraggiosa rarità produttiva per il paese, ma è anche e soprattutto un’opera radicale per la strada che sceglie per rappresentare la guerra. Non lascia, come specificato dal duo di filmmaker nelle note di regia, che «la guerra definisca ogni immagine» e nemmeno sceglie di ignorarla. La guerra esiste, è un confine entro il quale Oleh e Olya si muovono ed è anche uno specchio del loro percorso. Quello scenario diventa per Stever e Melikova un’occasione per parlare di corpi e identità che si fanno cartine geografiche da tracciare e trincee di un’altra guerra, nata dalla scelta di rifiutare ciò che non è immediato per la società contemporanea. L’esplorazione di un’esperienza singolare, tale il percorso di doppia transizione di Oleh, apre più dialoghi di storie che provano a radunare in loro tutte le esperienze del mondo, rendendosi lezioni più che vissuti. Se c’è una lezione da imparare da un film quale I Rarely Wake Up Dreaming è quanto il vissuto reale sia necessario per plasmare storie di questo tipo, che non possono vivere solo di alterità e ipotesi, ma devono aprirsi al dialogo, all’esperienza reale e a una trasformazione continua, rifiutando idee monolitiche e esplorando le sfumature, nella bellezza e nel dolore che portano con loro.
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