Hungry – Uno sguardo sulla fine del mondo | Biografilm 2026
L’occhio cammina e si sposta dove vuole, tra palazzi fatiscenti in degrado e paesaggi brulli, ultimi residui di un mondo in rovina e privo di vita. È un sopravvissuto? Un alieno? Un’intelligenza artificiale? Tutto ciò conta poco. L’occhio incede e ha fame di informazioni e recupera ciò che trova. L’occhio si sposta e decifra la fine del mondo, tra registrazioni di scienziati, biologi, e sapienti, che avanzano le problematiche attuali di questo mondo, dalla crisi climatica alla produzione eccessiva di cibo, dagli sprechi alimentari alle emissioni di CO₂. Di fronte a questo spettacolo e alle dichiarazioni dei luminari della scienza, l’osservazione di questo essere senza nome è la seguente: “Sembra che gli esseri umani non siano riusciti a prevenire la propria estinzione”. E di seguito la più semplice eppure più complessa delle domande: “Perché?”.

Analisi dell’attualità, cronaca di una morte annunciata o provocazione? Hungry, della regista Susanne Brandstätter, in concorso alla ventiduesima edizione del Biografilm Festival di Bologna, è un ultimo messaggio nella bottiglia che attende di essere aperto da chi è testimone della nostra fine e ne riporta traccia in maniera scrupolosa, ponendosi dubbi e quesiti su una scomparsa apparentemente impossibile. “Le registrazioni provano che gli esseri umani avessero le conoscenze per riconoscere la minaccia e i mezzi per intervenire”. Come mai allora, viene da chiedersi, tanto all’essere misterioso, quanto a noi spettatori, non è stato fatto niente?
Nel vagare “solo et pensoso” tra paesaggi vuoti e sterili dove le vestigia umane non hanno più casa, l’occhio scruta, raccoglie indizi e continua a porsi questioni fondamentali in un clima sempre più orrorifico, interrogandosi sulle cause che hanno portato all’estinzione umana. Di chi è la colpa di tutto ciò? Chi è il diretto responsabile dell’estinzione umana? “Siamo nell’età dello sterminio della nostra specie”, dichiara l’ennesimo scienziato di turno, voce di un tempo che fu e che non tornerà, e infatti più andiamo avanti, più ogni testimonianza profetizza una catastrofe sempre più concreta e imminente, che porta “colui che osserva” a trarre delle semplici e derivanti conclusioni da quanto visto e ascoltato: “Hanno trovato soluzioni che avrebbero potuto affrontare simultaneamente la fame, le malattie e i cambiamenti climatici. Eppure le loro entità aziendali si sono mosse della direzione opposta”.

Hungry, quindi, non è solo la testimonianza di un occhio vorace che tutto osserva e tutto registra, ma la rilevazione scientifica dell’estinzione della nostra specie per via della sua fame inesauribile e sempre più pantagruelica: “La trasformazione dei loro sistemi alimentari in un mercato a scopo di lucro ha creato dei circoli viziosi che hanno accelerato il collasso biologico. Gli umani sono riusciti a trasformare il cibo da elemento essenziale per la loro sopravvivenza in qualcosa che ha contribuito alla loro stesse incapacità di sopravvivere”. Oltre a ciò è implicito l’atto di accusa verso la mancata volontà di intervenire da parte di chi governa su un mondo sempre più problematico e al collasso.
Hungry è osservazione, analisi scientifica, ma soprattuto presa di coscienza dei problemi di un mondo allo sbando di cui dobbiamo farci carico, prima che l’estinzione, qui decretata come dato di fatto, diventi dato storico anche nel nostro presente: “Un’azione tempestiva e appropriata può prevenire l’estinzione. Sono state rilevate molteplici minacce all’ecosistema di questo territorio. Il pericolo non è ancora stato contenuto. Il caso non era ancora chiuso. Domanda: è possibile il recupero?”.
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