The Winning Generation – Nel nome del padre | Biografilm 2026
Per chi si avvicina a The Winning Generation il rischio è quello di aspettarsi un documentario politico sull’Armenia contemporanea. In realtà, il film di Marco De Stefanis è qualcosa di più intimo e stratificato: un racconto di formazione che attraversa dodici anni di storia personale e collettiva, seguendo il giovane attivista armeno Shahen Harutyunyan dalla prima adolescenza fino all’ingresso nella vita politica adulta.

La struttura è uno dei punti di forza. La prima parte, che copre gli anni dal 2013 al 2018, nasce dall’arresto del padre di Shahen, il dissidente Shant Harutyunyan, evento che segna il risveglio politico del figlio e la nascita del movimento “Winning Generation”. La seconda parte, dal 2018 fino a oggi, segue invece la sua progressiva maturazione: le rivolte, le crisi politiche, la guerra e infine l’approdo a una visione politica più consapevole e strutturata.
Il ritmo è volutamente blando, quasi contemplativo, ma non perde mai slancio soprattutto grazie allo splendido comparto sonoro. Gli anni scorrono senza accelerazioni artificiali: The Winning Generation preferisce osservare piuttosto che dimostrare, accumulando piccoli gesti, incontri, sconfitte e conquiste. Da questa pazienza nasce una sensazione rara, quella di assistere a un movimento rivoluzionario pacifico che avanza con ostinazione. Non c’è l’enfasi dell’epica militante, ma la forza silenziosa di una generazione che cresce e prende coscienza di sé.

Eppure il cuore del documentario non è la politica. È il rapporto tra un figlio e suo padre. De Stefanis coglie con grande sensibilità gli sguardi che i due si scambiano, spesso più eloquenti delle parole. Da una parte c’è Shahen, animato dall’entusiasmo della scoperta, dall’urgenza di immaginare un futuro diverso. Dall’altra c’è Shant, segnato dall’esperienza, dalla prigione e dalle battaglie di una vita, portatore di una cautela che assomiglia alla saggezza. Sono sguardi diversi, talvolta persino distanti, ma profondamente complementari.
Le conversazioni tra i due, spesso frammentarie e sospese, restituiscono tutta la complessità di un’eredità difficile da raccogliere. Shahen cerca nel padre non soltanto una guida politica, ma anche una vicinanza emotiva; Shant risponde spesso con il linguaggio asciutto di chi ha imparato a sopravvivere alle avversità. In questa tensione affettiva si concentra l’aspetto più toccante del film.

Ciò che li unisce, oltre ogni differenza, è però la stessa ostinata ricerca della giustizia. È il filo che lega tre generazioni della famiglia Harutyunyan e che trasforma una vicenda privata in una riflessione universale sul passaggio del testimone tra padri e figli. The Winning Generation racconta la nascita di un leader politico, ma soprattutto il difficile dialogo tra eredità e libertà, tra memoria e futuro. E proprio per questo riesce a essere insieme un documento storico e un intenso racconto umano.
Dal 2015 Birdmen Magazine raccoglie le voci di cento giovani da tutta Italia: una rivista indipendente no profit – testata giornalistica registrata – dedicata al cinema, alle serie e al teatro. Oltre alle edizioni cartacee annuali, cura progetti e collaborazioni con festival e istituzioni. Birdmen Magazine ha una redazione diffusa: le sedi principali sono a Pavia e Bologna.
Aiutaci a sostenere il progetto e ottieni i contenuti Birdmen Premium. Associati a Birdmen Magazine – APS, l‘associazione della rivista.