Genoa International Film Festival – Il nuovo spazio genovese per la comunità cinematografica
La nascita di un festival del cinema, tra le varie cose, denuncia innanzitutto un bisogno: quello di prendere voce nel complesso discorso globale audiovisivo, dove i confini sono sempre più sfumati e dove gli spazi di incontro sembrano non bastare mai. Questo bisogno si sente fortemente a Genova, città culturalmente sempre sorprendente, ma in cui c’è ancora spazio di espansione per iniziative artistiche e culturali che interroghino autenticamente il contesto internazionale: così è nato il Genoa International Film Festival, la cui prima edizione si è svolta dal 29 al 31 maggio nel centro della città e che ha portato al pubblico genovese 35 titoli, tra corti e lunghi, provenienti da tutto il mondo.

Con oltre 500 presenze nei tre fitti giorni di durata, il GIFF ha mostrato subito con chiarezza un taglio identitario per nulla scontato che, ci assicura il direttore artistico Davide Bertolini, rimarrà la direzione anche per il futuro del festival: la prospettiva è totalmente internazionale, con la coraggiosa scelta di esprimersi e far esprimere tutti gli ospiti – dagli autori ospiti alle istituzioni presenti – in inglese per sancire che al GIFF si parla la lingua dell’industria e ci si rivolge primariamente al di fuori dei confini nazionali. Una scelta che segna anche un presa di posizione generazionale, con uno staff organizzativo prevalentemente under 30 – a partire da Bertolini stesso – che ha quindi voluto costruire la manifestazione seguendo le esigenze di un pubblico ormai abituato ad uscire dal facile provincialismo nazionale.

I 35 film selezionati, ci dice Bertolini, rappresentano solo il 10% delle proposte provenienti da tutto il mondo che hanno subito risposto alla chiamata del Festival nonostante fosse la prima edizione. Un segnale che indica quanto bisogno ci sia di spazi di proiezione dall’identità chiara e dalla visione convincente. Proprio questa visione si è respirata durante le proiezioni, che raccoglievano lungometraggi e cortometraggi dai linguaggi e dalle tematiche eterogenee, eppure accomunati da una forte tenuta narrativa. Bertolini, egli stesso autore e regista, ci dice di tenere molto alla forza di una storia e, assistendo alle giornate di proiezione, si sentiva quanto questa esigenza abbia guidato – e si spera continui a guidare – la selezione dei titoli.

Per aprirsi al meglio alla fruizione di un pubblico più vasto possibile, i film – tutti proiettati nel CineClub Nickelodeon, che ha fatto da “contenitore” del festival – sono stati organizzati in sessioni tematiche che hanno mostrato quante sfumature possano riverberarsi a partire da uno stesso tema quando questo è declinato in differenti contesti globali. In questo, il GIFF ha saputo farsi autenticamente mostra di cinematografie, restituendo la varietà di linguaggi e di modelli narrativi che si dipanano oggi nei diversi mercati, specialmente in quell’ambito sempre fortemente sperimentale che è il cortometraggio. Proprio questo formato – spesso ritenuto “solo” un banco di prova per registi emergenti – ha ancora oggi un enorme bisogno di spazi di risonanza per affermarsi come linguaggio autonomo e non finalizzato ad altro: festival come il GIFF diventano allora preziosi luoghi di incontro tra un pubblico nuovo e questi formati, difficilmente veicolati dai distributori tradizionali.

Questa prima edizione del Genoa International Film Festival si è potuta già fregiare di titoli estremamente pregiati all’interno della propria selezione, a partire dal finalista agli Oscar 2026 Pantyhose e, su tutti, il cortometraggio Palma d’Oro a Cannes I’m Glad You’re Dead Now, tutti segnali che il modo di presentarsi e di portare avanti questa nuova e preziosa iniziativa viene considerato dagli autori protagonisti del settore assolutamente meritevole di partecipazione. E così è stato anche da parte della giuria, presieduta da Kaveh Daneshmand, accompagnato nelle votazioni da Alina Zhiliaeva e Sara De Santis, che ha avuto il sempre delicato compito di decretare i vincitori di diverse categorie più tradizionali – da Miglior Regia in poi – e, in questo caso, di alcune categorie che segnano l’impronta decisamente generazionale del festival, come Miglior Cortometraggio Ambientale o sulla Parità di Genere.

A raccogliere più premi è stato il cortometraggio Bad Form, di Alys Metcalf, che tra i premi ha ricevuto la Menzione d’Onore del Direttore Artistico; interessante che anche il premio per la Miglior Regia sia andato ad un cortometraggio – Pantyhose, di Fabian Munsterhjelm – sancendo ancora una volta lo sguardo solido e autentico che traspare da tutta la manifestazione. È inoltre una felice congiuntura che a vincere il Miglior Cortometraggio Internazionale sia stato il brillante 29th of February, che ha aperto l’intero festival e che in qualche modo ne ha inaugurato la varietà di tematiche e atmosfere.

Il denso programma delle tre giornate del GIFF ha saputo portare al pubblico, oltre alle proiezioni, momenti di incontro professionali, workshop, testimonianze degli autori e performance artistiche, il tutto per presentare questo festival come una preziosa occasione di contatto e scambio reciproco al centro di una città che ha tutto il potenziale per allargare i propri orizzonti nell’audiovisivo. La speranza è che il forte sostegno delle istituzioni e della cittadinanza si rinnovino di anno in anno nel premiare il Genoa International Film Festival che, nel frattempo, dimostra già di avere le idee chiare per aprirsi in modo solido e coerente verso la prossima edizione.
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