Il fandom di Heated Rivalry tra rappresentazione, speranze e fanfiction
Non capitano tutti i giorni fenomeni di pop culture come Heated Rivalry, la serie originale Crave (lo Sky canadese) che arriva in Italia e in gran parte del mondo grazie a HBO Max. Nel giro di un mese e mezzo due attori sconosciuti, Hudson Williams e Connor Storrie (rispettivamente Shane Hollander e Ilya Rozanov), uno con all’attivo qualche corto studentesco e l’altro con un passato da modello, hanno portato la fiamma olimpica, presentato un premio ai Golden Globe, sfilato alla Milano Fashion Week e incontrato registi del calibro di Jafar Panahi o Luca Guadagnino. Allo stesso modo il romanzo omonimo di Rachel Reid a cui la serie è ispirata – ed è solo uno di una saga più lunga intitolata Game Changers – è diventato introvabile, con tanto di librerie per tutti gli Stati Uniti che hanno dovuto appendere dei cartelli di scuse per i clienti delusi. Heated Rivalry è diventata molto semplicemente l’argomento sul quale è necessario avere un opinione, perché non si sa mai che mentre stai andando a vincere un Oscar l’inviato di Variety di turno ti chieda se ti senti più Shane o Ilya nella tua relazione.
Dalla sua messa in onda il 28 novembre (e forse ancora prima), Heated Rivalry si è trasformata in una scheggia impazzita, un passaparola incontrollabile alimentato dai social e dalla produzione fanmade e dal quale probabilmente i produttori hollywoodiani impareranno tutte le lezioni sbagliate. Non sono tanto le partite di hockey nel quale si affrontano i due protagonisti a interessare il pubblico tipo della serie, anche se ovviamente la diffusione dell’RPF (letteralmente Real People Fiction, ovvero fanfiction che vedono come protagoniste persone reali) di carattere sportivo gioca la sua parte, quanto le relazioni al suo centro.
In un contesto produttivo che sembra aver dimenticato il potere attrattivo delle romcom, è arrivato il genere romance che da tempo si è conquistato scaffali interi nelle librerie con copertine illustrate dai colori vivaci (che alla lunga sembrano tutte uguali) mentre c’è chi grida al vilipendio della letteratura e chi gioisce perché finalmente i più giovani leggono. Il romance non è solo amore, è anche peperoncini colorati per indicare quanto le scene di passione della coppia siano spicy o tropi decantanti con l’uso di hashtag sulla copertina. Come nella romcom, il romance più conosciuto e di successo è al 95% etero e bianco, quindi il fatto che Heated Rivalry, edito da Harlequin (la casa editrice più nota al mondo per quelli che ormai definiamo Harmony), sia riuscito a emergere non solo portando una storia d’amore tra due giocatori di hockey rivali, due uomini di cui uno gay e l’altro bisessuale, ma che anche uno di loro sia di origine asiatica (sebbene nei libri sia un fattore quasi accidentale del suo personaggio, mai esplorato a sufficienza, e forse la serie mostrerà più impegno su questo fronte) è segnale del bisogno di un forte cambiamento nelle storie LGBTQ+ di cui fruiamo. Il dolore c’è e ometterlo significherebbe sfiorare la fantascienza, ma al centro preferiamo che vi sia la cosidetta queer joy, la fierezza e l’orgoglio di essere se stessi senza vergogna e la voglia di stare insieme nonostante e contro tutto.

L’unico modo per restituire su carta la grandezza, la bellezza e le difficoltà del fenomeno Heated Rivalry, in uscita in Italia il 13 febbraio, è di parlare direttamente con il fandom che si è creato attorno, che dall’inizio della messa in onda è cresciuto di settimana in settimana e non accenna a fermarsi, nonostante la seconda stagione probabilmente arriverà solo nel 2027. Il mezzo per questa ricerca è stato un questionario somministrato prevalentemente tramite social e passaparola e le 330 risposte raccolte possono darci un panorama – seppur parziale – di questo mondo. Se il pubblico di Heated Rivalry è spesso trivializzato e screditato come pieno di donne etero, è importante sottolineare e ascoltare la grande quantità di persone queer che seguono la serie, che – ricordiamoci – esiste grazie ai libri scritti da una donna bisessuale e l’amore per questi di un uomo gay. ≪In un momento storico così difficile, vedere quante persone in realtà amino le storie LGBTQ+ è una consolazione. Anche la scelta di invitare Williams e Storrie a portare le torce olimpiche mi ha fatto provare un senso di rivalsa verso uno Stato che ci vorrebbe di nuovo nascostə≫, racconta Fede. La stessa gioia è riportata da Ce che spiega ≪Essendo molto giovane e nuova al concetto della comunità LGBTQ+ mi ha davvero aperto le porte ad un nuovo mondo. Prima ero certa che in Italia essere gay sarebbe stato 100% considerato sbagliato, e nonostante io sappia che la mia famiglia reagirebbe negativamente, la reazione del pubblico mi ha dato molta speranza e un pizzico di orgoglio per la mia identità≫.
≪Per me la reazione del pubblico è servita a dimostrare quanto siano state approssimative, superficiali e queerbait le rappresentazioni dell’esperienza LGBTQ+ fino a questo momento≫, aggiunge Pinssso, ricordando anche come la scena del coming out di Will nella quinta stagione di Stranger Things – che definisce una scena ≪orripilante≫ – sia stata oscurata sui social dall’amore e l’entusiasmo per Heated Rivalry. Alcuni fan bisessuali denotano anche come il personaggio di Ilya sia un raro caso di ≪corretta rappresentazione della bisessualità≫ e come racconta Marlene ≪non ho mai visto un personaggio con il mio stesso orientamento scritto così bene≫. Allo stesso modo Silvia spiega che dopo aver passato circa 15 della sua vita a ignorare la sua bisessualità perché scomoda, guardare la serie ha ≪smosso alcune delle pietre che facevano da zavorra e tenevano il pensiero della mia sessualità sul fondo delle mie priorità: anche Scott, Shane e Ilya vivono situazioni simili, in ambienti molto più ostili di quello in cui mi trovo io, e nonostante tutto arrivano ad un punto di non ritorno. Non possono, non vogliono più nascondersi dal mondo o dalla portata dei loro stessi sentimenti. E la narrazione permette loro di trovare un lieto fine. Voglio credere che esista anche per me≫.

È un fenomeno che è stato capace di uscire anche dagli spazi strettamente legati al fandom e all’Internet, per apportare anche un principio di cambiamento nella vita reale, aiutando veri giocatori di hockey come Jesse Kortuem a fare coming out, una rarità perché negli sport di squadra maschili rispetto a quelli femminili ci sono pochissimi giocatori out. La speranza che un giorno l’omosessualità – che ≪ci ricorda come la rappresentazione (accurata e inclusiva) sia fondamentale, sempre≫ – possa essere più accettata in questi ambienti si mischia al timore che sia ≪la bolla social in cui un po’ tutti viviamo. Vedo tutti positivi, vedo post di amore per la serie ma poi nella vita reale, non so se abbia il giusto impatto≫, osserva Irina.
Heated Rivalry sarà anche (speriamo) il segnale definitivo per l’attenzione di pubblico che c’è per il genere romance e di quanto meriti di non essere sottovalutato o visto con occhi giudicanti: ≪Mi ha resa felice l’apprezzamento per un genere che tendenzialmente viene snobbato in quanto non solo principalmente per donne (il romance) ma per donne considerate “strane” (una storia romance tra due uomini). In questo caso abbiamo una storia messa in scena con onestà nonostante tutti gli aspetti artificiosi del genere – i sentimenti larger than life, i protagonisti tutti estremamente attraenti e con patrimoni consistenti≫, spiega Serena. Se il BL (abbreviazione di Boys’s love) è un genere transmediale ormai sdoganato in Giappone, Aurora spera che Heated Rivalry possa ≪normalizzare avere più serie così nei continenti occidentali≫.
L’idea che Heated Rivalry si sia trasformata in una serie-paladina della comunità LGBTQ+ è tuttavia un’arma a doppio taglio: ≪ogni prodotto a tema LGBTQ+ arrivato nel mainstream sembra per natura incriticabile e per questo spero che in futuro vi sia una rappresentazione non stereotipata e diversificata sufficiente da poterne evidenziare i difetti senza subire accuse di [prefissi vari]fobia≫, spiega V. Alcuni sollevano anche la problematica della mercificazione del desiderio omosessuale o della sovrasessualizzazione dei personaggi – Ale ricorda il terrificante commento dell’attrice Haley Lu Richardson che in un’intervista raccomandava di avere il vibratore carico prima di vedere la serie – e degli attori, accompagnata da un possibile feticismo verso le relazioni tra due uomini.

Gran parte della narrazione attorno alla serie si è concentrata sulla presenza importante di sesso esplicito nella serie, a detta di Ro ≪troppo scalpore per scene alla fine normalissime e neanche troppo lunghe≫ che comunque giocano un ruolo organico nella serie. Sebbene sia diventata nota all’esterno come ≪la serie porno sull’hockey≫, Max sottolinea l’importanza dell’affrontare con così tanta sincerità la sfera sessuale delle relazioni LGBTQ+: ≪Ho visto la serie con altri amici e abbiamo iniziato a scambiarci fanfiction, e questo ci ha portato a parlare della nostra sessualità, cosa facciamo coi nostri partner, cosa ci piace leggere nelle ff smut. Mi ha un po’ aiutato a superare alcune ansie legate al sesso e alla mia sessualità, anche dovuti ad alcuni traumi, e ha un po’ eliminato il sentimento di star facendo qualcosa di inerentemente sbagliato e peccaminoso perché sono gay e automaticamente un pervertito, come spesso le persone etero mi hanno fatto sentire≫.
Heated Rivalry porta per la prima volta al pubblico generalista ≪il mondo narrativo molto vivo e prolifico di Archive Of Our Own [celebre archivio online di fanfiction, NdR], mostrando come una storia d’amore possa essere profonda, divertente e iconica≫, racconta Benedetta. Se non è indubbiamente la prima volta in cui una fanfiction (il primo libro della serie, Game Changer, incentrato sulla storia di Scott e Kip rappresentata nel terzo episodio della stagione, era inizialmente una Steve/Bucky) trova forma e spazio nel mainstream – basti ricordare il caso After anni or sono -, la creatura di Tierney e Reid non solo capisce, apprezza e rispetta il suo pubblico di riferimento, ma si apre anche a una fruizione esterna, rendendo i tropi narrativi a cui attinge a grandi mani dei trampolini di lancio per parlare di temi più ampi. È la prova che la romcom non è morta ma che si sta reinventando, proponendo linguaggi diversi e che questa evoluzione non può essere più ignorata da nessuno.
Seppur con tutte le problematiche che derivano dai fenomeni dirompenti dell’internet – vedi in questo caso finti scandali legati a Letterboxd o attacchi mirati causati da una possibile relazione tra due attori della serie -, Heated Rivalry è riuscita a essere un catalizzatore di speranza, un antro di possibilità e di sogni, una storia che si apre alla romanticizzazione, all’appropriazione fandomica (su Archive of Our Own conta già al 12 febbraio più di 14.000 fanfiction) e all’immedesimazione, oltre che aver generato un crescente interesse verso l’hockey visto che più di metà dellə intervistatə seguirà questo sport alle Olimpiadi a causa della serie. Partendo con un budget risicatissimo dal Canada e quindi da un territorio produttivo che spesso fa da set a produzioni statunitensi ma che troppo spesso ignoriamo, la serie di Tierney è uno dei più genuini e felici casi di passaparola dell’ultimo decennio e, anche se come giustamente dice più di qualche intervistatə c’è chi giustamente si augura che un giorno lo stesso clamore ed entusiasmo possano essere destinati a una serie con protagonista una coppia lesbica (forse Bridgerton ci porterà in salvo su questo fronte), è difficile non celebrare questa rarissima attenzione e celebrazione mainstream delle storie queer. Perché tuttə come dice la serie ≪ci meritiamo la luce del sole≫.
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