Economia delle industrie mediali – Guida a un mercato inarrestabile
Quanto è grande il mercato dei media? Quali sono i suoi confini? Possiamo effettivamente identificarne? Questi sono alcuni degli interrogativi fondamentali che si aprono, oggi più che mai, di fronte a mutazioni del vastissimo ecosistema economico che regola il nostro intrattenimento e la nostra informazione. Basti guardare alla più recente attualità: con che strumenti ci possiamo approcciare al recente triangolo di interessi che vede coinvolti Netflix, Warner e Paramount? Come comprendiamo il difficile rapporto interno che regola gli interessi apparentemente diversificati – eppure così strettamente interconnessi – come quelli che abitano grossi marchi quali Amazon o Apple? E tutto questo, nel nostro Paese, che dimensioni e che dinamiche ha?

Questi sono alcuni degli interrogativi che hanno mosso il lavoro di Massimo Scaglioni e del suo team di studiosi nel costruire Economia delle industrie mediali, il recentissimo manuale edito da Vita e Pensiero che porta al suo interno una sistematica rassegna di tutti gli ambiti industriali che compongono il costellato mosaico del mercato dei media. Ambiti “tradizionali”, come stampa, radio, cinema e tv, ma anche ambiti meno interrogati in quanto industrie, come lo streaming, i podcast, il gaming e il contesto digitale, si trovano in questo volume posti in dialogo e osservati nelle loro specificità, tenendo conto del macro-ecosistema in cui operano collettivamente. In questo, già il titolo è esplicativo: si parla di industrie, al plurale, ma ci si riferisce a una sola, grandissima, economia, estremamente interconnessa anche se composta da ambiti differenti che si deve essere in grado di osservare nella propria specificità.

Basta infatti dare un rapido colpo d’occhio alla mappa del mercato globale dei media per rendersi conto di quanto sia vasto ed eterogeneo il mercato mediale, eppure di come gli ambiti di azione siano sempre più sfumati, persino all’interno dei singoli soggetti. In questo modo, il manuale curato da Scaglioni diventa un doppio strumento: innanzitutto permette di impostare il proprio sguardo in un’ottica complessiva, ecumenica e macroeconomica, restituendo, oltre alla misura del problema delle industrie dei media, una riflessione sulle posture di chi queste industrie le osserva, dall’accademia al professionismo del settore; secondariamente, interroga i diversi ambiti nello specifico, sottolineandone peculiarità, dinamiche, dimensioni economiche e portato sociale, aprendo inoltre a prospettive a divenire, come il ruolo dei sistemi di intelligenza artificiale in fase di implementazione in più di un contesto.

Dei diversi ambiti osservati, un occhio di riguardo particolare viene usato per l’audiovisivo, tra dimensione produttiva – con cinema e televisione – e distributiva – con l’ormai definitiva maturazione delle dinamiche dell’on-demand – imbastendo una risonanza di riferimenti e contenuti che permette una lettura trasversale attraverso il libro, in questo senso da ritenersi un vero e proprio manuale pratico e praticabile. Economia delle industrie mediali diventa quindi un fondamentale punto di incontro, e occasione di revisione aggiornata, di testi importantissimi di portato internazionale – da Doyle a Hesmondhalgh – che vengono qui messi in relazione ad autorevoli lavori di ricerca italiani – su tutti il presentissimo saggio di Marco Cucco, Economia del film – dimostrando la freschezza del nostro sguardo nazionale su problemi di respiro globale.

In chiusura, il manuale decide di approfondire un ambito – quello dell’intervento pubblico sui media – che spesso viene ignorato dal dibattito statunitense, ma che invece ha un portato essenziale nell’economia comunitaria e, per noi, nazionale. La possibilità di guardare con competenza e cognizione alle dinamiche che muovono le iniziative pubbliche di finanziamento delle opere – specialmente audiovisive – diventa un prezioso antidoto alle facili semplificazioni con cui questi interventi vengono sminuiti se non addirittura demonizzati. Tra i capitoli del libro risulta evidente quanto spesso le industrie mediali, seppur mosse da cifre e capitali dalla proporzione enorme, vivano ai margini del fallimento di mercato; in contesti come quello europeo, in cui i mercati interni sono spesso legati a unicità linguistiche e peculiarità culturali, poter contare su un consapevole e solido intervento pubblico salva – auspicabilmente – le industrie dalla colonizzazione dello strapotere estero.

Il libro porta inoltre con sé il grande pregio di restituire un’attenzione privilegiata al contesto di mercato italiano: da una parte, perché le industrie mediali del nostro Paese vivono un’esistenza peculiare che difficilmente è leggibile solo con strumenti generici, dall’altra, perché questo aiuta il lettore ad ancorare il discorso su studi di caso alla portata di spettatore, familiari e spesso ben conosciuti. Il lavoro di Massimo Scaglioni, soprattutto attraverso il CeRTA – Centro di Ricerca sulla Televisione e gli Audiovisivi dell’Università Cattolica, mostra infatti sempre di più l’intenzione di farsi riferimento autorevole e imprescindibile del dibattito sul televisivo del nostro Pese, costruendo un apparato organico e interconnesso di studi e ricerche che si rivolgono tanto alla dimensione accademica quanto a quella professionale, con un respiro ambizioso che traspare dalla solidità – nonché dalla frequenza – delle pubblicazioni.
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