Dreams – Confessioni di una nuvola
Secondo film di una trilogia tematica sui rapporti umani cominciata con Sex e conclusasi con Love, entrambi del 2024, Dreams di Dag Johan Haugerud arriva nelle sale dopo essersi aggiudicato l’Orso d’oro alla 75ª edizione del Festival internazionale del cinema di Berlino. «Ho pensato che fosse interessante visitare prima una coppia che sta insieme da molti anni, poi tornare al primo amore e infine parlare di cosa può essere l’amore se è tanto premuroso e responsabile quanto romantico», ha spiegato il regista norvegese. Questo capitolo adolescenziale diventa l’occasione per riflettere sui tabù relazionali del nostro presente e sull’impatto del moltiplicarsi dei punti di vista.

La diciassettenne Johanne comincia a indagare le proprie emozioni quando si rende conto di provare sensazioni mai sentite prima per la sua insegnante Johanna. All’inizio si accontenta di guardarla da lontano, ma persino le sue amiche intuiscono che il suo umore è cambiato, giungendo persino a consigliarle un aiuto psicologico. Johanne invece persegue l’obiettivo di avvicinarsi all’oggetto del suo desiderio, fino a indagare dove abita e raggiungerne l’appartamento in un quartiere sconosciuto di Oslo. È lì, in quella casa, con la scusa di lezioni private di lavoro a maglia, che la ragazza riesce a passare del tempo con l’amata. Ma un giorno succede qualcosa di inaspettato.

Dreams prende le mosse dalle parole della protagonista, voce narrante che un evento alla volta confessa ogni recondito dettaglio della sua storia. Tuttavia ci accorgiamo presto che non si tratta di una semplice ricostruzione diaristica, bensì di una rielaborazione di fatti, dialoghi e sentimenti intorno alla vicenda che riguardano tanto Johanne quanto la madre e la nonna che a un certo punto leggono il testo con cui la ragazza trattiene i ricordi. In sostanza, il film stesso prende la forma di un romanzo che manipola la realtà per aprire un dibattito con il lettore e quindi con lo spettatore.

A impressionare maggiormente nell’opera di Haugerud è la capacità di sintetizzare in appena due ore l’ambiguità del guardare (e del guardarsi) e le infinite possibilità di interpretare una situazione vissuta da almeno due persone. Johanne fa il punto sugli accadimenti commentando le reazioni degli altri personaggi e soppesando il peso del loro apporto alla bilancia della verità. Inoltre Dreams cattura la disorientante lente bifocale del primo amore, che fa diventare il mondo intorno a noi una foschia ormonale e ci fa vedere dentro noi stessi più chiaramente che mai. Notevole la performance dell’attrice Ella Øverbye, intensa ma mai patetica, sempre sottilmente tesa.

Un racconto nell’ordine del “coming of age” che è però soprattutto una trattazione sulle trappole emotive ed etiche di ogni narrazione e sulla parzialità della prima persona singolare. Un film intimista ma anche teorico, che strizza l’occhio al colto sentimentalismo del cinema di Éric Rohmer, senza dimenticare la lezione dei classici quando ha la necessità di creare suspense, e capace di fotografare la complessità del reale. In particolare, evitando ogni genere di voyeurismo tipico di certo sguardo maschile sulla sessualità, Dreams è in grado di farci entrare nella mente di una giovane donna alla scoperta di sé: «La mia vita è come una nuvola, ma non tutta, perché il mio corpo ha un peso», dice Johanne.
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[…] Johanne si è innamorata, è una di quelle infatuazioni impossibili e travolgenti che in adolescenza appaiono come l’inizio e la fine del mondo. L’oggetto del suo desiderio è la sua insegnante di francese Johanna e il diario della ragazza diventa il luogo per raccontare quel rapporto nella sua verità e nella sua invenzione. Secondo episodio della trilogia sentimentale del regista norvegese Dag Johan Haugerud e vincitore dell’Orso d’oro a Berlino, Dreams è l’occasione per raccontare la catastrofe del primo amore in tutta la sua crudele purezza. Giada Sartori | Leggi l’articolo completo […]