Che senso ha tutto questo, senza David Lynch?
Come un amico, un fratello, un padre, David Lynch è nei nostri cuori, lo è stato tutti i giorni e lì resterà per sempre. Non conosco una persona che non ricordi il primo contatto con Lynch, che fosse per la fortuna sfacciata di aver visto in sala un suo film appena uscito, o per un episodio di Twin Peaks, o per Rabbits intercettato in maniere rocambolesche, o per una folle pubblicità della Playstation o un’intervista brillante e criptica, magari per un incontro fortunoso in sogno… David Lynch era ovunque, è ovunque, come uno sciamano che attraversa i sogni di tutti e li comprende istintivamente, un artista in grado di raccontare un incubo per raccontarli tutti, per raccontarci tutti. David Lynch era in grado di passare nel giro di pochi istanti dal mettere in scena i dolori e le paure più recondite e inspiegabili, eppure così familiari, al colpirti con le scene più commoventi di cui avessi memoria. David Lynch è una magnifica ossessione, se eri anche solo lontanamente sulle sue stesse frequenze oniriche era inevitabile lasciarsi andare in quel gorgo oscuro pieno di notti affascinanti e spaventose, alberi altissimi e minacciosi, steccati appena ridipinti di bianco e cieli blu come il velluto.
Da parte mia posso dire che a David Lynch penso tutti i giorni e sono sicuro che in questa affermazione si possano ritrovare miriadi di persone. Non è semplicemente un regista, o un pittore, o un musicista, o uno scrittore, o un costruttore di comodini e lampade, o un meditatore trascendentale, o un fumatore amante del caffè nero, o un fantastico weather man e youtuber nonché esempio di stile e coolness, insomma un figo incredibile che non trovo altre parole per descrivere. Per tutti quelli che lo amano è “il mio regista/artista preferito”, dove con “mio” si intende quasi sempre “mio e solo mio”, quasi come se Lynch fosse in grado di mettersi in un rapporto stretto e personale con ogni persona che entrava in contatto con la sua arte. C’è qualcosa in Lynch che supera le distanze spaziali, temporali, le barriere linguistiche, è qualcosa che si nasconde da qualche parte dentro di noi, nei momenti in cui insonni guardiamo il soffitto e ci vediamo una storia, ascoltiamo il vento tra le foglie ed evochiamo gufi molto sospetti e che probabilmente non sono quello che sembrano.
Ma adesso come facciamo? Che senso ha tutto questo? Io credo che sia giusto essere tristi fino a quando ne avremo bisogno, e ho l’impressione che quando la tristezza sarà finita, ci accorgeremo che qualcuno ci ha insegnato a camminare e che non dobbiamo dimenticarci di come si fa. Siamo un flusso di idee che cambiano e si evolvono e volano alto e tutto quello che ha fatto Lynch è ancora lì e si evolverà a sua volta, ci parlerà in modo diverso nel tempo, sarà sempre nostro, sarà sempre “mio”.
Era un ragazzo del Montana, con la mente è stato ovunque, ha immaginato, ha sognato, ha sofferto, ha gioito, ha voluto bene. Ha dimostrato che l’arte rende la vita migliore, l’arte che è una ricerca di nuove domande, perché, come ha scritto Kyle Maclachlan ricordando il suo amico, “David was in tune with the universe and his own imagination on a level that seemed to be the best version of human. He was not interested in answers because he understood that questions are the drive that make us who we are. They are our breath.” (“David era in sintonia con l’universo e con la propria immaginazione a un livello tale che sembrava la versione migliore dell’essere umano. Non era interessato alle risposte perché capiva che le domande sono la spinta che ci rende noi stessi. Sono il nostro respiro.”).
Ci deve rimanere l’impulso a cercare le domande, dobbiamo ricordarcelo tutti i giorni, David Lynch ci insegna che con la mente possiamo andare da tutte le parti, anche nei luoghi più oscuri, e che la luce, il “goooooooolden sunshine”, è lì pronta a farsi prendere, come un’idea, come un pesce che ci nuota attorno e ci fa immaginare altri mondi. Come diceva David Lynch, “il futuro è molto luminoso”, allora mettiamoci gli occhiali da sole e cerchiamo di capirci qualcosa.

P.S.: Non ringrazieremo mai abbastanza David Lynch per tutto ciò che di bello ha regalato al mondo. Ci ha letteralmente cambiato la vita e, nel nostro piccolo, Birdmen nemmeno esisterebbe senza di lui. Sinceramente siamo molto giù, lo sarete anche voi, vi abbracciamo forte.
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