Blitz – Non il solito film di guerra | RoFF19
Di Blitz, il nuovo film di Steve McQueen, leggerete che parla di guerra e pregiudizio e che per questo è emozionante. D’altra parte, l’idea della Seconda guerra mondiale è per forza legata al concetto di nazismo e fascismo, di ingiustizia e lotta per il riconoscimento della dignità umana. Sappiamo già cosa ci aspetta quando premiamo play a un film ambientato negli anni 40 del Novecento, conosciamo alla perfezione il tipo di stimoli a cui siamo esposti e la nostra sensibilità a riguardo.
Ma Blitz non è il solito film sulla Seconda guerra mondiale e non è emozionante solo per il tema che tratta. Per cominciare, è ambientato in Inghilterra durante il blitzkrieg – la tattica militare con cui la Germania tentò di prendere il controllo della Manica – e il protagonista non è un uomo al potere né l’esercito, ma un bambino di colore figlio di un’operaia (Saoirse Ronan). Non si parla di rastrellamento e campi di concentramento, nemmeno di resistenza civile. Si parla piuttosto di lotta alla sopravvivenza, di pregiudizio inteso come concetto universale e male della società, e dell’amore che muove l’istinto per superare gli ostacoli più atroci. Blitz, in altre parole, è un film che parla di tutte le guerre, passate e presenti. Il 21 ottobre è stato presentato alla diciannovesima edizione della Festa del cinema di Roma, come proiezione speciale per la sezione Alice nella città.

Elliott Heffernan (George) e Saoirse Ronan (Rita) in una scena del film.
L’impronta di Steve McQueen
Nei suoi film, Steve McQueen (12 anni schiavo, Shame, Hunger) ha un modo gentile di guardare le cose. Anche quando racconta le situazioni più angoscianti, riesce a coprirle con un velo di tenerezza e di speranza. È un modo gentile che però punta dritto allo stomaco, un climax di sensazioni forti, strane ma liberatorie, perché i suoi protagonisti sono sempre mossi dall’amore (spesso, chissà se è un caso, la famiglia ha un ruolo importante).
Blitz sembra essere il film più ordinario di McQueen, se per ordinario intendiamo che è ambientato in una cornice storica conosciuta molto bene. Racconta la storia di George (Elliott Heffernan) che viene allontanato dalla mamma e dal nonno per prendere parte a un programma di evacuazione che porta i bambini in zone sicure. Mentre è sul treno diretto in campagna, George scappa e vive una serie di avventure epiche. Scopre a mano a mano gli orrori della guerra, con l’unico obiettivo di tornare a casa dalla sua famiglia il prima possibile. Una specie di Pinocchio in un mondo macabro e inquietantemente possibile. Anzi, in un mondo che è stato e che in parte è ancora.

Elliott Heffernan e Steve McQueen nel backstage del film.
Quando il protagonista di un film è un bambino, sembra di vedere cose già viste per la prima volta insieme a lui. E dal momento che Blitz non racconta di un evento o una battaglia in particolare ma di giornate casuali di un popolo in guerra, è difficile prevedere cosa sta per succedere. È per questo che Blitz non è un ordinario film sulla Seconda guerra mondiale.
McQueen decide di portare in scena una trama nuova con al centro quasi esclusivamente donne e bambini, dove il nemico di guerra non si vede mai, tantomeno i soldati. Dove il pregiudizio investe tutte le etnie ad eccezione di quella caucasica. È una scelta che rende la storia senza tempo.
Gli attori e la colonna sonora
Il cast a cui è affidata la realizzazione del film è degno di una menzione speciale. L’interpretazione di Elliot Heffernan è straordinaria nonostante la giovane età. Lo stesso vale per Saoirse Ronan, che si conferma una delle attrici più versatili del mondo dello spettacolo. Vanno poi citati Paul Weller nel ruolo del nonno e Stephen Graham nel ruolo di Albert, il ladro che George incontra in una delle sue avventure.
C’è poi Hans Zimmer che firma un’altra indimenticabile colonna sonora.
In Blitz niente sembra essere lasciato al caso, fa tutto parte di una visione molto precisa del regista e contribuisce a un racconto fluido e coinvolgente. Il film, che oltre ad essere stato presentato a Roma ha aperto il BFI London Film Festival, uscirà il primo novembre in cinema selezionati e il 22 novembre su Apple TV+.
Dal 2015 Birdmen Magazine raccoglie le voci di cento giovani da tutta Italia: una rivista indipendente no profit – testata giornalistica registrata – dedicata al cinema, alle serie e al teatro. Oltre alle edizioni cartacee annuali, cura progetti e collaborazioni con festival e istituzioni. Birdmen Magazine ha una redazione diffusa: le sedi principali sono a Pavia e Bologna.
Aiutaci a sostenere il progetto e ottieni i contenuti Birdmen Premium. Associati a Birdmen Magazine – APS, l‘associazione della rivista.