Girls5eva – La rivincita delle popstar è la coraggiosa ricerca di una seconda possibilità
Sono i primi anni Duemila e, come è evidente dall’immediata e riconoscibile estetica sfoggiata, cinque ragazze facenti parte di una girls band figlia del suo tempo stanno partecipando ad un’intervista per una nota televisione musicale per ragazzi (viene lasciato intendere infatti che a condurla sia Carson Daly, storico volto di MTV): sono le Girls5eva, il gruppo musicale tutto al femminile che dà il titolo alla serie creata da Meredith Scardino prima per Peacock TV poi migrata alla sua terza stagione su Netflix. «How did you guys get together?» è tra le prime domande poste dall’intervistatore a cui Wickie Roy – la cosiddetta prima donna della band interpretata in modo incredibile da Renée Elise Goldsberry – risponde convinta «We’ve been best friends ever since we auditioned for a man in a motel in New Jersey». «We all saw the same ad written onto a newspaper» è la risposta decisamente più pragmatica di Gloria (Paula Pell) a cui si contrappone subito l’innocente ottimismo di Dawn (la brava Sara Bareilles) che aggiunge «But it was fate that Larry picked us because we’re gonna be friends 5eva, famous 5eva, young 5eva».

È questo il primo dei numerosi, esilaranti e lucidi flashback che costellano le tre stagioni di Girls5eva – La rivincita delle popstar e che mostrano una facciata differente ma complementare a quello che sarà il sorprendente presente del gruppo musicale protagonista dello show. Venti anni dopo, infatti, la vita delle protagoniste appare molto lontana dai promettenti albori del loro passato poiché la prematura morte di una delle sue componenti – Ashley interpretata da Ashley Park – e il successivo abbandono di Wickie alla volta di una carriera solista hanno arrestato il loro nascente successo e le hanno condannate di fatto al crudele dimenticatoio delle one-hit-wonder. Almeno finché Lil Stinker, un giovane rapper interpretato da Jeremiah Craft, sceglie per caso il loro più famoso singolo intitolato Famous5eva come sample per una delle sue nuove canzoni: è allora grazie ad un’improvvisata performance come coriste del rapper al The Tonight Show di Jimmy Fallon che la band si riunisce di nuovo riaccendendo nelle sue componenti le aspirazioni e i desideri posseduti sin dalla giovane età.
Potendosi smarcare questa volta dai meccanismi tossici in cui erano state a lungo intrappolate dal loro precedente manager Larry (Jonathan Hadary), Dawn, Wickie, Gloria e Summer (Busy Philipps) decidono con coraggio di provare a sfidare la spietata logica del mercato musicale ageista che le considera fuori tempo («For ladies, 35 is checkout time. That’s a quote from our greatest president» le dirà per scoraggiarle il loro ex-manager) al fine di provare a riottenere la fama assaporata venti anni prima, questa volta però tentando di dettarne regole e condizioni.

La prima sfida è rimettere in piedi il gruppo a cui seguirà – nella seconda stagione – la creazione e la pubblicazione di un nuovo album che le vedrà impegnate infine nella terza a promuoverlo in tour, tutto mentre navigano le problematiche più “normali” della loro vita quotidiana da quarantenni come la gestione della routine famigliare, il divorzio, la difficoltà ad impegnarsi e la riscoperta di loro stesse. Sbalordendo e intrattenendo di continuo il pubblico, inoltre, ciascuna delle quattro donne dimostrerà nel corso delle tre stagioni l’unicità posseduta oltre che la capacità di andare aldilà di qualsiasi categoria prefissata: ad esempio, Wickie che sembra essere la più egoista e sfacciata di tutte si dimostrerà essere anche la più sorprendente e ambiziosa; Dawn – il vero cuore del gruppo in mancanza di Ashley – andrà oltre le proprie insicurezze per essere la più affidabile e altruista; l’invadente Gloria sarà la più coinvolta nelle vite delle compagne e l’apparentemente ingenua Summer la più desiderosa di trovare sé stessa al di fuori dello sguardo maschile che l’ha sempre definita. Nonostante siano molto differenti l’una dall’altra, infatti, le componenti delle Girls5eva riusciranno a sostenersi e spronarsi a vicenda tanto di fronte agli ostacoli professionali quanto a quelli personali, trovando e ritrovando di continuo sia un equilibrio vincente per il gruppo che per loro stesse.
Assurdo nel migliore delle accezioni possibili, punteggiato da riferimenti sagaci alla cultura pop e ricco di canzoni genuinamente orecchiabili e piacevoli da ascoltare (non sarete più in grado di togliervi B.P.E. dalla testa) lo show di Meredith Scardino riesce dunque a raccontare con leggerezza e familiarità il temerario tentativo delle protagoniste di avere the best of both worlds, donando agli spettatori l’opportunità – episodio dopo episodio – di empatizzare con le (stra)ordinarie avventure e aspirazioni di queste donne fuori dal comune.
Costruendosi inoltre un parallelo con 30 Rock (la ormai iconica serie sul dietro le quinte della comicità televisiva creata e intrepretata da Tina Fey, anche produttrice della serie di Scardino), Girls5eva analizza intelligentemente attraverso la satira e l’umorismo un particolare fenomeno culturale e musicale come le band pop e tutto l’immaginario ad esse collegate, soprattutto grazie ai tanti stravaganti e divertenti flashback presenti in ogni episodio che ridicolizzano e portano alla luce le logiche spesso problematiche che sottendono il mondo dello spettacolo e della musica.

Ironiche e involontariamente metatelevisive sono infine le stesse dinamiche produttive dello show che, dopo essere stato cancellato da Peacock TV dopo due stagioni, è stato rinnovato per una terza grazie a Netflix ma attende ancora ad oggi la sua sorte per una eventuale prossima stagione. Le travagliate avventure di una girls band alla ricerca di ritrovare il proprio spazio nel mondo dopo aver conquistato il cuore del pubblico (e in questo caso anche della critica) finiscono allora per travalicare i confini della narrazione. Se però, almeno secondo quanto spiegato da Ashley nell’intervista che apre lo show, dobbiamo credere alla genesi del nome Girls5eva, non c’è troppo da preoccuparsi «[they are] gonna be in the game longer than forever».
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