Oniricon – Il magico potenziale del pretesto
Torna all’affascinante struttura pienamente antologica l’ormai atteso e carico di aspettative appuntamento annuale che Teatro della Tosse allestisce nella splendida e ricchissima cornice di Villa Duchessa di Galliera di Genova Voltri: con Oniricon, in scena fino al 28 luglio, il testo di Emanuele Conte – scritto insieme a Luigi Ferrando e Alessandro Bergallo – si scioglie dai legami tematici che hanno caratterizzato le ultime produzioni dando libero sfogo ad un ventaglio di possibilità, con tracciati legati unicamente da un’immagine tematica che, nel darsi orgogliosamente come pretesto, si fa terreno aperto a sorprese drammaturgiche e, soprattutto, rappresentative. Il tutto arrivando ad una simbiosi con il parco e il bosco di Villa Duchessa di Galliera che sono sempre più materia viva attraverso cui plasmare un’esperienza spettatoriale sempre nuova, capace al contempo di rendere familiare un luogo spesso dimenticato del ponente genovese.

In Oniricon, fin dal titolo, il tema del sogno si propone come il modo di abitare il percorso di visione tra le tappe dello spettacolo attraverso i sentieri del parco: il cammino è un sognare collettivo inaugurato dal personaggio del sonnambulo di Alessandro Bergallo, che invita a percorrere viali onirici punteggiati di spaccati narrativi inaspettati, tutti abitati da personaggi che nel sogno stesso hanno il loro snodo vitale. Un ventaglio eterogeneo quello che si dipana lungo le stazioni suggestive dello spettacolo itinerante: si va da una Penelope a cui Susanna Gozzetti dona un’aura da Norma Desmond, fino a un Don Chisciotte perfettamente incarnato dall’istrionicità di Enrico Campanati; al contempo si incontra un’eterea Alma Poli nei panni di Danae che porta in grembo Perseo e la più meta-testuale Marie Shelley che si possa immaginare, con sguardo, corpo e voce di Mariella Speranza.

Al centro, a far da perno al percorso donandovi una spinta ritmica vorticosa, si trova la sequenza dei Poeti Sognatori che più di tutte sa fondere l’apparato teatrale con la naturale predisposizione scenica degli spazi di Villa Duchessa: Marco Rivolta dirige qui il tempo di un concerto di voci, versi e azioni in cui Ludovica Baiardi, Antonella Loliva e Matteo Traverso si uniscono a lui in un entusiasmante crescendo poetico, dimostrando una chimica tra gli interpreti estremamente contagiosa per il pubblico e una predisposizione degli spazi a farsi abitare dalla rappresentazione anche nelle sue forme più essenziali.

A chiudere lo spettacolo di Teatro della Tosse, Graziano Sirressi e Marco Taddei traducono nell’ultima tappa – scenicamente elaboratissima – con una naturale comicità il profondo inespresso che rende il pretesto del sogno una solida radice tematica attraverso cui l’esperienza spettatoriale si unisce e rima con quanto rappresentato lungo tutto il percorso: i sogni di Oniricon sono spettri che inseguono spettri, fantasmi che si misurano ognuno con il tema di un’assenza sostituita dall’illusione del loro narrare e narrarsi; ogni tappa prevede, a modo suo, una “casella vuota”, uno spazio fantasmatico che acquisisce corpo solo perché sono il sogno ed il sognare a permetterlo. In questo l’esperienza dello spettatore vi trova una corrispondenza quasi totale, persuaso nella fruizione che la rappresentazione – onirica perché illusione di una presenza – sia concretamente lì davanti, complice l’immersione in un contesto naturale inequivocabilmente reale e sensorialmente pervasivo.

Con Oniricon il lavoro di Teatro della Tosse all’interno di Villa Duchessa di Galliera si conferma sempre più organico e consapevole: le scene a cura di Emanuele Conte e Luigi Ferrando rivestono con essenziale perizia gli spazi della rappresentazione e con esse i costumi di Daniéle Sulewic concorrono ad un’estetica ormai consolidata e inequivocabilmente riconoscibile. In tutto questo, si resta piacevolmente colpiti di come il cast – specialmente con gli interpreti di nuova generazione – sia capace di trovare una chimica così brillante, crescendo di anno in anno attraverso il linguaggio dei testi di Conte e consolidando attese e aspettative che regolarmente vengono soddisfatte. Il tutto trasformando di volta in volta, per quasi un intero mese, gli spazi della Villa in un vero e proprio polo d’incontro culturale da abitare più e più volte, scoprendone di anno in anno scorci diversi.

Questo ritorno alla sorpresa rappresentativa della struttura pienamente antologica, oltre a confermare ulteriormente l’ampiezza del ventaglio di possibilità testuali in mano a Teatro della Tosse, apre ad aspettative sempre più curiose per quanto riguarda l’appuntamento successivo, fiduciosi del fatto che Emanuele Conte e la sua squadra sapranno plasmare ancora una volta gli spazi di Villa Duchessa di Galliera facendone percorsi autenticamente abitati da sogni, spettri e luminose narrazioni.

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