Arcade Fire – I lampi del Funeral tour illuminano Milano
Un grande sipario rosso si apre, come fossimo a teatro, precedendo l’ingresso in scena di Régine Chassagne, che accende un braciere di incenso il cui profumo investe il pubblico di Milano. Alle sue spalle, Win Butler e soci iniziano a dare vita alle prime note di Neighborhood #1 (Tunnels) e noi, con loro, immaginiamo di trovarci nelle periferie di Montreal, in preda a un sentimento epico e struggente che cresce irrefrenabile mentre il disgelo della neve alimenta il recupero dei nostri ricordi adolescenziali. Come i due protagonisti del brano, anche il pubblico si trova in balia di onde in tempesta, dimentico del mondo, preda di un baccanale strumentale che accompagna la sua discesa nella rievocazione storica di Funeral, l’album degli Arcade Fire che ha segnato un prima e un dopo nell’alveo dell’indie rock.
Nel 2004 Funeral parlava dell’incontro tra la vita e la morte, a cinque anni di distanza dal massacro di Columbine e a tre dall’attentato alle Torri Gemelle, e in un periodo in cui tutti i membri del gruppo avevano affrontato una serie di lutti condivisi che hanno fornito il pretesto per dare vita a un album che si interroga sulla precarietà dell’esistenza, sulla possibilità di tramandare ai posteri la nostra fugace presenza terrena, sulla speranza di immortalità e la necessità di affrontare il dolore. Dopo il grande consenso ottenuto dalla critica specializzata, la progressione globale del gruppo si è fatta sempre più notevole, fino alla vittoria del Grammy per il Miglior album dell’anno con The Suburbs, primo progetto indipendente a ricevere tale riconoscimento.

Per celebrare i 20 anni di Funeral, il loro progetto che li ha resi noti al grande pubblico, gli alieni canadesi sbarcano in massa nel capoluogo lombardo, nell’ambito del nuovo festival estivo Fiera Milano Live, e invadono il palcoscenico con una formazione di ben 11 musicisti, confermandosi, ancora una volta, come dei fuoriclasse assoluti in versione live. Sposando un look total black come ai tempi di Rebellion (Lies), gli Arcade Fire eseguono l’album dall’inizio alla fine, dividendo il concerto in un primo set analogico, dominato dall’utilizzo di strumenti dal vivo e incentrato sulla discesa nei ricordi e nelle tenebre della morte e dell’elaborazione del lutto. Nel corso di un’intervista del 2004, Win Butler dichiarava a proposito di Funeral: «Ogni ascoltatore si può prendere ciò che crede dalla nostra musica. Spero in senso positivo. Per me è essenziale che abbia un ruolo catartico e di liberazione delle proprie anime dal giogo della vita».

La cerimonia laica e la reunion di spettri del live prosegue sfruttando un led wall che anima la grafica del disco, sferzate di vento che diffondono ovunque il profumo di incenso e un cielo plumbeo illuminato dai fulmini, oscuro presagio del diluvio che avrebbe investito il pubblico alla fine del concerto – quasi a completare l’esperienza rigenerante del concerto. Dopo il quartetto di Neighborhood, si approda sulle coste di Wake Up, Haiti e In the Backseat, quando ad assumere il giogo del rito è Régine. Il sipario del primo set si chiude consegnandoci un’allegoria sull’esistenza e sulla sua negazione, solitudine e calore umano, malinconia e gioia di vivere, il racconto del passaggio da un’innocenza perduta a un’età adulta colma di incognite.

Dai toni idilliaci e analogici del ricordo di un’Arcadia ormai decaduta raccontata in Funeral si passa alla virtualità di Age of Anxiety II (Rabbit Hole), Reflektor e Neon Bible che trasformano il contesto in una festa con bassi degni di un rave party. La palla stroboscopica irradia il pubblico e lo precipita tra le parole di Afterlife, che riadatta il mito di Orfeo – e che, nel videoclip originale, mostrava immagini di Orfeu negro, film del 1959 diretto da Marcel Camus, un dramma carnevalesco che sembra presagire le atmosfere di Everything Now. Per inciso, l’intero percorso artistico degli Arcade Fire è segnato da frequenti collaborazioni con il mondo del cinema – dalle partecipazioni di Andrew Garfield e Greta Gerwig ai videoclip di We Exist e Afterlife (quest’ultimo diretto da Spike Jonze), alla realizzazione della colonna sonora di Her e The Box fino, ancora, al progetto sperimentale Scenes from the Suburbs, presentato al Festival di Berlino e diretto nuovamente da Spike Jonze, il racconto di un’estate spensierata di un gruppo di ragazzi di periferia la cui esistenza viene turbata da una rigida quanto misteriosa militarizzazione del quartiere.
Il secondo set è sintetico, cambiano le reference (persino gli abiti di scena si fanno plasticosi) e a trovare posto è la celebrazione della rinascita, raggiunta attraverso l’attraversamento di un purgatorio che somiglia al drive-in di Joe R. Lansdale, in un profluvio di ritmi dance dominati dalle hit della loro svolta discotecara. Dopo essersi offerto in sacrificio al suo pubblico e lanciato tra le persone del pit, Win Butler intraprende un percorso che conduce alle sponde opposte di Funeral ed Everything Now e trova un loro perfetto connubio in WE, l’ultimo disco della band canadese, una risposta all’isolamento del biennio 2020/2021 e alla necessità di tornare a essere un corpo comunitario. È proprio attraverso questo progetto che le istanze private e collettive trovano una loro sintesi, il racconto del crollo si fa universale e l’età dell’ansia è affrontata ponendosi un interrogativo: already know I, I wanna know we, would you want to get off this ride with me (when everything ends, can we do it again?)? È sulle rovine dell’impero che gli Arcade Fire costruiscono la loro personale idea di gruppo e famiglia, amore incondizionato per l’umanità e per i figli, a partire da un concept album che parla di barriere da abbattere, unione e comunità.
Il cerimoniale si conclude sotto una pioggia scrosciante dal sapore biblico che investe Milano e gli ooohhh ooohhh a cappella di Wake Up, senza mai cadere in una celebrazione nostalgica dei bei tempi andati ma al termine di uno spettacolo profondamente spirituale e umanista in cui la virtualità e il sintetico vengono abbracciati senza mai dimenticare il cuore umano che pulsa al loro centro.

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