Turn in the Wound di Abel Ferrara – A bordo immagine | Biografilm 2024
Patti Smith e la guerra in Ucraina: sono queste i due fuochi dell’ellisse che Abel Ferrara traccia con Turn in the Wound, presentato all’edizione più politicizzata del Festival del cinema di Berlino e adesso proiettato in anteprima italiana al Biografilm di Bologna. Coprodotto tra Regno Unito, Germania, States e l’italiana Interlinea Film, Turn in the Wound alterna le immagini, spesso meta-cinematografiche, di un tournage di Ferrara nell’Ucraina in guerra, con tanto di testimonianze di gente locale, a quelle di un tour di Patti Smith. La figura della Smith, una delle ultime icone punk-rock viventi, non estranea a contaminazioni col cinema – come dimostrano le sue precedenti collaborazioni con Godard, Wiseman e Terrence Malick, con le sue canzoni e i suoi reading da autori come Artaud, Daumal e Rimbaud – fa da controcanto al coro tragico degli ucraini vittime dei bombardamenti e alle dichiarazioni di Zelensky.

La prima impressione è che si tratti di un pastiche, quasi di un rough cut destinato a non essere finito mai. Che questa sia una scelta programmatica di Ferrara diventa ben presto evidente – fermo restando che alcune sue sperimentazioni documentaristiche recenti, come Alive in France e The Projectionist, risultavano in un esito più felice. La differenza e la fragilità di Turn in the Wound si chiariscono proprio a confronto con queste opere dell’ultimo Ferrara: mettendo da parte Sportin’ Life, breve documentario prodotto dalla Saint Laurent che riprendeva la vita di Ferrara durante il lockdown, Turn in the Wound rappresenta la prima volta che Ferrara si confronta face to face con il contemporaneo, con un’attualità senza fantasie.
Abel Ferrara si mette relativamente da parte quanto a presenza scenica e introspettiva, a differenza che in Tommaso o Siberia, tentativi in larga parte riusciti di autofiction, e si rivolge direttamente alla grande storia ancora in corso, ben lontana da un finale o anche solo da una conclusione chiara. Ma era prevedibile che Ferrara non potesse limitarsi tematicamente e linguisticamente a un solo argomento, a un’unica dimensione: di più difficile interpretazione, i segmenti del doc con Patti Smith aprono Turn in the World verso nuove dimensioni anzitutto liriche, forse trascendentali. Entro una certa misura, il riferimento a un certo lignaggio letterario e filosofico otto-novecentesco, intervallato alle immagini e alle testimonianze della guerra in Ucraina, pare quasi palesare l’assenza di nuovi riferimenti culturali e di convincenti prospettive di lettura del reale nella nostra contemporaneità – quella sensazione di sbriciolamento a cui Roberto Calasso si riferì nel 2017 come “l’innominabile attuale”.

In Turn in the Wound non mancano scene che, al di là di ogni interpretazione, rappresentano grandi esempi di cinema documentario, ma in fondo come rappresentazione della contemporaneità Abel Ferrara aveva fatto di meglio nel territorio a lui proprio, quello della narrazione, a volte dell’allegoria: Zeros and Ones, fumoso post-apocalittico d’autore con Ethan Hawke ancora inedito in Italia, riusciva a rappresentare e a traghettare ad immagine gli anni minacciosi e incerti del lockdown e della pandemia molto meglio della stragrande maggioranza dei documentari apparsi sul tema negli ultimi anni.
Pur nella sua incompiutezza, anche Turn in the Wound ha un grande pregio: illustra, e dimostra, che non si può parlare della guerra in Ucraina senza parlare anche di altro, di un altro che, divagando di citazione in citazione, si appella alle radici culturali d’Europa; e, cosa ancora più importante, che non si può parlare della guerra in Ucraina senza interrogarsi sui metodi e sui limiti del linguaggio con cui si parla. Questo passaggio, ignorato a piè pari dalla maggior parte dei giornalisti, degli opinionisti e dei documentaristi che si sono interrogati sul tema, è invece compiuto da Ferrara coram populo, “a bordo immagine”, anche a costo di interrompere il montaggio o le interviste che sta facendo per chiedersi radicalmente cosa sta facendo.
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