Essere umani, essere animali – La Ferocia di Nicola Lagioia a teatro
In scena dal 27 febbraio al 3 marzo scorsi presso il Teatro Fontana di Milano e a fine mese anche al LAC – Lugano Arte Cultura, La Ferocia è la nuova produzione VicoQuartoMazzini per Elsinor – Centro di produzione teatrale, Scarti – Centro di Produzione teatrale d’Innovazione, Romaeuropa Festival, LAC – Lugano Arte e Cultura, Teatri di Bari, Teatro Nazionale di Genova, tratta dall’omonimo romanzo Premio Strega 2015 che ha lanciato Nicola Lagioia nella cerchia dei grandi narratori contemporanei, in linea con una tradizione italiana che vede nel Sud letterario un’inesauribile fonte creativa di storie forti e convincenti, a suo modo contraddittoria e quindi particolarmente efficace.
Se la trasposizione scenica di questo particolare romanzo, recente e pure già considerato un classico, poteva comportare numerosi rischi – non da ultimo la quasi inevitabile verbosità del copione – il risultato finale riesce invece in un’operazione di questo tipo, restituendo personaggi credibili calati in scene composite e mai scarne, tanto negli elementi di scena quanto nella recitazione che ad esse dà vita.

© Francesco Capitani
È infatti facile “dimenticare” la forma romanzo: l’ambiente familiare, l’interno alto-borghese che si modula e trasforma ma che ricorda sempre la dimensione domestica, è la tana. I vari uomini, chi più chi meno privo di scrupoli, sono le bestie che all’interno e attorno ad essa si aggirano, in una difesa paranoica di un meccanismo più grande che tutto governa: il Fato, avrebbero detto i greci; le ambizioni e le conseguenti nevrosi, in una parola, appunto, la ferocia che tutto regola e tutto sottomette.
Non ci sono i buoni, non c’è e non può esserci redenzione per un Sud maledetto come quello che avvelena sé stesso. Gli sconfitti nutrono essi stessi risentimento e rassegnazione, i potenti non controllano più il meccanismo che hanno innescato, e che ormai tutto disfa e tutto distrugge. Non c’è, verrebbe da dire, materia più adatta alla tragedia di questa. VicoQuartoMazzini ne è ben consapevole e orchestra la drammaturgia attraverso un (anti-)eroe, un coro, un oracolo, e Crono sopra tutto e tutti.

© Francesco Capitani
Il medico legale tossicodipendente, l’unico a dire a voce alta quello “che sanno tutti”, rivela la verità al protagonista Michele; la famiglia, in particolare modo la madre, non fa altro che far emergere un dramma ben nascosto all’esterno ma che da sempre logora la vita del gruppo ristretto, ben consapevole di trovarsi sull’orlo del disfacimento. Il giornalista radiofonico, sempre in scena seppure per lo più in silenzio, è il Tempo: della storia, dell’intreccio, del prima e del dopo. Un “collega” senza nome che governa i fili della tragedia in cui il protagonista Michele è troppo coinvolto per restituire uno sguardo oggettivo.
La ferocia è uno spettacolo godibile e ben strutturato, ottima prova d’attori corale (con una nota di merito per Francesca Mazza e Gabriele Paolocà) che vede nell’adattamento di un romanzo complesso una felice operazione drammaturgica, a tratti quasi cinematografico-televisiva. Che sia la prima trasposizione di una fortunata serie di adattamenti sul piccolo/grande schermo?
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