Golden Globe 2024 – Uno per tutti…
A cura di Giada Sartori e Nicolò Villani
Si apre la stagione dei premi 2024 con una tornata di Golden Globe Awards che prometteva interessanti sorprese e che invece si è tradotta, come purtroppo accade ultimamente troppo spesso, in un’occasione per accontentare bene o male ogni grande produzione senza lasciare scontentato nessuno, se non chi sperava in prese di posizione da parte della giuria – la Hollywood Foreign Press Association – capaci di non rendere questo concorso un eterno girone di bookmaking in attesa degli Oscar in arrivo il 10 marzo. Nel cinema, le quote doverose al Barbienheimer (film drammatico, regia, attore protagonista e non e colonna sonora a Oppenheimer; tautologico miglior incasso a Barbie) si accompagnano ad una pioggia di riconoscimenti “necessari” per non scontentare nessuno con poche sorprese (la sceneggiatura per Anatomie d’une chute) e qualche strizzata all’Academy (Lily Gladstone, telefonata e al contempo meritatissima miglior attrice drammatica).

Nel comparto seriale/televisivo i mattatori, come prevedibile, sono stati Succession (quarta stagione conclusiva fenomenale) e The Bear (una seconda stagione al cardiopalma che promette ancor meglio nel suo annunciato seguito) che hanno fatto incetta dei premi più importanti nelle proprie categorie insieme a Beef, altrettanto dirompente nel concorso, tanto da consacrare A24 anche sul piccolo schermo grazie a co-produzioni sempre azzeccate (bussare a casa The Curse, ahimè decisamente trascurata dalle candidature). Certo che, come abbiamo detto nel nostro resoconto delle migliori uscite dell’anno, il 2024 è stato particolarmente ricco di ottime produzioni, tanto che qualsiasi premiazione seriale sarebbe stata deludente soprattutto a fronte di una selezione che stuzzica inevitabilmente più fandom possibili (chi glielo dice ora al popolo di The Last of Us?) per rendere i Golden Globe un evento da twittare a ripetizione a prescindere dal risultato.
In questo ciò che ci lascia più perplessi, in entrambi gli ambiti del concorso: come sono state pensate le categorie? E, soprattutto, hanno ancora una logica? La divisione tra Drama e Commedia/Musical non rispecchia più la varietà produttiva e finisce per sminuire o penalizzare tutti i progetti nominati. May December di Todd Haynes, che racconta l’adescamento di un minore, viene così inserito nella stessa categoria di Barbie e Joaquin Phoenix con Beau ha paura si trova a concorrere con Timothée Chalamet per Wonka. Questo strano gioco confonde soprattutto nell’ambito seriale, dove The Bear è accostata a Ted Lasso o ad Only Murders in the Building solo per un fattore di durata (avete mai riso davanti alle ansie culinarie di Carmy Berzatto?). E che dire di quei prodotti che da soli hanno monopolizzato intere categorie, come Succession per gli attori nelle serie drammatiche? C’è qui la sensazione che i posizionamenti, tanto nei generi audiovisivi che nei formati (siamo davvero sicuri che certe miniserie resteranno tali?), siano sempre più sfacciatamente pensati per distribuire al meglio nomination e premi piuttosto che per rispecchiare un panorama effettivo di evoluzione dei mercati e dei prodotti.
Proprio a tal proposito ci sentiamo di lanciare un appello: dove stanno in tutto questo le serie d’animazione? Guardando il concorso cinematografico troviamo prodotti incredibili – con Miyazaki uscito giusto in tempo per scalzare Spider-Man – tanto da rendere il premio un ulteriore motivo di evoluzione del linguaggio; eppure questo 2023 ci ha regalato serie animate dalla qualità altissima, sia nel mainstream che nell’underground che meriterebbero di concorrere se non con i live action (questione annosa e forse irrisolvibile), almeno tra loro per fotografare un andamento tecnico, discorsivo e produttivo che merita un posto di riguardo anche ai Golden Globe.

È difficile usare i Golden Globe come una sfera di cristallo per predire i risultati dell’award season appena cominciata. Se ci sono dei premi che ormai sembrano determinati (Da’Vine Joy Randolph per il ruolo di Mary Lamb in The Holdovers – Lezioni di famiglia sta ricevendo un plauso simile solo a quello di Ke Huy Quan per Everything Everywhere All at Once l’anno scorso), altri sono più aperti che mai: quest’anno la corsa come miglior attore non protagonista ha due frontrunner principali, Robert Downey Jr. per Oppenheimer e Charles Melton per May December, da una parte un interprete navigato che ottiene l’ennesima rivincita della sua carriera e dall’altra un nuovo talento che ha finalmente modo di brillare. Rimane in sospeso anche la corsa come Miglior Film Internazionale. Difatti Anatomia di una caduta di Justine Triet non potrà concorrere nella categoria agli Oscar, perché la Francia ha scelto come suo rappresentante La Passione di Dodin Bouffant di Tran Anh Hung. Si tratterà quindi di una lotta tra l’altro film con Sandra Hüller di questa award season, La Zona d’Interesse di Jonathan Glazer, e La società della neve di J.A. Bayona.
I Golden Globe rappresentano tuttavia solo l’inizio di un award season che indubbiamente ci stupirà. Mercoledì 10 verranno svelate le nomination dei sindacati degli attori (SAG Awards), mentre il 14 e il 15 ci sarà la doppietta Critics Choice Award – Emmy. Il 23, infine, sapremo finalmente le nomination degli Oscar, che si svolgeranno il 10 marzo. Nel mentre ripassiamo insieme i vincitori di questa edizione dei Golden Globes:
Miglior film drammatico
Oppenheimer
Miglior attrice drammatica
Lily Gladstone (Killers of the Flower Moon)
Miglior attore drammatico
Cillian Murphy (Oppenheimer)
Miglior film, commedia o musical
Poor Things
Miglior attore, commedia o musical
Paul Giamatti (The Holdovers)
Miglior attrice, commedia o musical
Emma Stone (Poor Things)
Miglior regista
Christopher Nolan (Oppenheimer)
Miglior sceneggiatura
Justine Triet e Arthur Harari (Anatomia di una caduta)
Miglior film di animazione
Il ragazzo e l’airone
Miglior film in lingua non inglese
Anatomia di una caduta
Cinematic and Box Office Achievement
Barbie
Miglior canzone originale
What Was I Made for? di Billie Eilish e Finneas (Barbie)
Miglior colonna sonora
Ludwig Göransson (Oppenheimer)
Miglior attore non protagonista
Robert Downey Jr (Oppenheimer)
Miglior attrice non protagonista
Da’Vine Joy Randolph (The Holdovers)
Miglior serie tv drammatica
Succession

Miglior serie tv, musical o commedia
The Bear
Miglior attrice in una serie tv drammatica
Sarah Snook (Succession)
Miglior attore in una serie tv drammatica
Kieran Culkin (Succession)
Miglior attrice in una serie tv, musical o commedia
Ayo Edebiri (The Bear)
Miglior attore in una serie tv, musicale o commedia
Jeremy Allen White (The Bear)
Miglior performance per una stand up comedy in tv
Ricky Gervais (Armageddon)
Miglior mini-serie o film per la tv
Beef
Miglior attore in una mini-serie o film per la tv
Steven Yeun (Beef)
Miglior attrice in una mini-serie o film per la tv
Ali Wong (Beef)
Miglior attore non protagonista in una serie tv
Matthew Macfayden (Succession)
Miglior attrice non protagonista in una serie tv
Elizabeth Debicki (The Crown)
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