Perché dovete planare a vedere il nuovo film di Hayao Miyazaki
Per me si va ne la città dolente,
per me si va ne l’etterno dolore,
per me si va tra la perduta gente.
Giustizia mosse il mio alto fattore;
fecemi la divina podestate,
la somma sapienza e ‘l primo amore.
(Dante Alighieri, Divina Commedia, Inferno, Canto III)
Il nuovo anno si apre con l’uscita al cinema di un film che è già di diritto tra i migliori del 2024: Il ragazzo e l’airone, nuova opera d’arte di Hayao Miyazaki, è un lungometraggio d’animazione di cui vogliamo anticiparvi pochissimo e di cui leggerete la recensione sulle nostre pagine solo tra qualche giorno (edit: la trovate a questo link), proprio per darvi il tempo di vederlo e di pensarci su, perché The Boy and the Heron (questo il suo titolo internazionale) è un film complesso, fortemente stratificato, concreto e metaforico allo stesso tempo, portatore di concetti alti, non del tutto carpibili e bisognosi di lunghe riflessioni e molteplici visioni.

Come nel devastante Una tomba per le lucciole di Isao Takahata, Studio Ghibli torna sui traumi subiti dal popolo giapponese durante la Seconda Guerra Mondiale, mostrandocene le conseguenze dirette sulla vita dei bambini: in questo caso è la vita del giovane Mahito Maki ad essere stravolta dopo un grave incendio in ospedale che lo porterà, insieme al padre, fuori dalla grande e pericolosa Tokyo e fino all’entroterra rurale del Paese. Dall’orrore dell’incendio, che pare sciogliere tutto ciò che circonda l’impaurito Mahito, comprese le facce dei passanti, si passa alla pace della campagna, ai suoi colori e ai suoni rilassanti, in aperto contrasto col fumo, il fuoco e le sirene di Tokyo.

Senza entrare nel dettaglio, è qui che la potenza immaginifica di Hayao Miyazaki si sprigiona in tutta la sua benefica virulenza e si mischia al romanzo che ha in parte ispirato il maestro giapponese nella stesura della sceneggiatura, soprattutto per quanto riguarda la dissertazione filosofica che a tratti propone: Kimi-tachi wa dō ikiru ka? – E voi come vivrete? di Yoshino Genzaburō è un libro che sembra incrociare la storia di Mahito e che porta il lettore a domandarsi quale strada intraprendere nella propria vita, un percorso di formazione che il ragazzino stesso comincerà dopo l’incontro con un enigmatico airone cenerino. Nel mezzo ci sono riferimenti danteschi e citazioni del Sommo Poeta, edifici misteriosi abitati da personaggi di metodico misticismo e concettualismo poligonale (tutto questo sembra non avere senso, ma dopo la prima visione vi sarete fatta un’idea più precisa), eserciti di parrocchetti, magia, navi dalle vele spiegate e, appunto, un airone che ricorda da vicino un antico poeta latino che è tanto caro alla tradizione liceale italiana.

In questo turbinio di immagini, suoni (fantastico davvero il lavoro fatto in tutti i reparti), voci (la versione originale è qualcosa di inimmaginabile), Miyazaki riesce a esprimere la spinta salvifica dell’immaginazione, a portare la dimensione del sogno a un livello capace di incidere non solo sulla realtà dei personaggi, ma anche sulla nostra. Sembra proprio chiederci non tanto come vivremo, ma come stiamo vivendo, su che piano stiamo facendo esperienza della realtà: è uno spazio chiuso, dalle pareti d’acciaio, senza nulla che vada oltre, una realtà cruda e fatta di pura materia, oppure la materia e la vita di tutti i giorni sono solo alcune delle parti di cui si compone una persona? C’è un’anima che può andare oltre, ci sono un tempo e uno spazio che vanno al di là della veglia e la presenza di spirito, c’è la dimensione onirica che genera emozioni di cui si può fare esperienza nella realtà. I momenti toccanti, soprattutto verso il bellissimo finale, non si contano, e ci interrogano ancora una volta sul senso della vita e sul tempo perduto.

Dopo sette anni di capillare lavorazione, Hayao Miyazaki e il suo Studio Ghibli tornano a emozionarci con un film che per complessità parla più agli adulti che ai bambini e che rappresenta un’altra pietra miliare nella storia del cinema giapponese e di animazione di tutti i tempi. Una grande opera, un grande romanzo per immagini emozionante, commovente, che ci porta oltre la vita e la morte, a vedere come potremmo essere e cosa potremmo diventare.
Invadete le sale, trascinate gli amici e le amiche al cinema, questo evento non ve lo dovete proprio perdere, Miyazaki è tornato.
P.S. se tornando a casa vi capiterà di incrociare lo sguardo di un airone come è successo a me dopo l’anteprima del film, sappiate che è un segno… di cosa, però, devo ancora capirlo.
Qui l’elenco dei cinema e delle sale in cui vedere Il ragazzo e l’airone
Guarda il trailer di Il ragazzo e l’airone, al cinema dall’1 gennaio 2024:
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