Palm Springs – Una reinvenzione della commedia romantica

Quando si finisce in un loop temporale ci sono due strade possibili: cercare di uscirne a tutti i costi o rassegnarsi a quella nuova e bizzarra quotidianità. La prima è quella percorsa da Phil Connors (Bill Murray), meteorologo che in Ricomincio da capo (Harold Ramis, 1993) si trovava nella claustrofobica Punxsutawney per fare un reportage sul Giorno della Marmotta e rischiava di restarci in eterno. La seconda è quella scelta invece da Nyles (Andy Samberg nelle doppie vesti di attore e produttore) in Palm Springs di Max Barbakow, nelle sale italiane da pochi giorni grazie ad IWonder Pictures. Il merito è sicuro di uno sfondo più attraente su cui passare l’eternità, ma anche dell’atteggiamento che ha sviluppato a causa della sua condizione: una ridente indifferenza grazie alla quale vive ogni giornata senza pentirsi di nulla, sapendo che effettivamente nessuna sua azione avrà vere conseguenze. Nyles rivive all’infinito il giorno del matrimonio di una conoscente, dove è stato trascinato controvoglia dalla fidanzata (Meredith Hagner). Quella sera decide di movimentare un ricevimento sempre uguale parlando con la sorella della sposa, Sarah (Cristin Milioti). Il loro avvicinarsi però porta questa ad essere trascinata nello stesso loop di Nyles e quindi da due sconosciuti che erano si trovano presto costretti a condividere quella strana e assurda nuova quotidianità.

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Palm Springs si discosta dalla comicità che ci si potrebbe aspettare da due attori così legati al mondo della sitcom (Samberg oltre ad aver scritto per SNL e realizzato film parodici come Popstar – Never Stop Stopping con i Lonely Island, è il protagonista di Brooklyn Nine-Nine mentre Cristin Milioti è la madre in How I Met Your Mother) per assumere sfumature più oscure e sincere. Se il pretesto narrativo iniziale del loop temporale è qualcosa di visto e rivisto, il film di Barbakow trova la sua forza nel renderlo condiviso e non più un’esperienza solitaria. Nyles ha finalmente dopo anni una variabile e una costante al tempo stesso, una persona imprevedibile che però porta traccia delle sue azioni. Sarah, invece, vorrebbe scappare da quella vita dopo una prima fase di incredulità mista a pazzia, passata a rubare aerei, lottare con poliziotti e ballare davanti a sconosciuti. Sulla carta Nyles e Sarah incorporano il topos degli opposti che si attraggono, ma racchiusi in questa bolla temporale il loro conflitto trova modi più complessi per esprimersi e portare entrambi i personaggi a crescere.

Il film di Barbakow, record di vendita per un lungometraggio al Sundance Film Festival (dove grazie all’offerta di NEON e Hulu ha battuto di 69 centesimi i 17.500.000 con cui Fox Searchlight aveva acquistato The Birth of a Nation di Nate Parker nel 2016), parte da generi e tropi familiari agli spettatori, in questo caso la commedia romantica e il loop temporale, per mescolarli e creare una creatura strana, sospesa tra la sincerità dei sentimenti provati e l’assurdità della cornice narrativa. La premessa è supportata però dall’acuta sceneggiatura di Andy Sciara e dalle interpretazioni dei suoi attori protagonisti. Se Samberg con Nyles interpreta una versione diversa e più matura dei personaggi infantili spesso assegnatigli, Milioti è capace di dare profondità a Sarah, che con un’interprete meno capace sarebbe rimasta una piatta e scontata manic pixie dream girl.

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C’è chi in Palm Springs ha visto una metafora della depressione, chi invece del matrimonio. La ripetizione costante di una quotidianità che deve per forza essere ricostruita ogni istante che passa si fa centro di tante possibili interpretazioni e Max Barbakow non offre risposte precise. Palm Springs mette in scena un inno ironico ma non per questo meno sentito all’amore. Amore che viene visto come speranza e antidoto alla quieta autodistruzione portata dalla routine che si creerebbe in una vita normale. Palm Springs opera una reinvenzione e allo stesso tempo ricostruzione della romcom tradizionale, in un momento in cui il genere sembra aver perso la presa che aveva sul pubblico negli anni Novanta e primi Duemila ed essere relegato ormai esclusivamente ai servizi di streaming, È un film che sa di fiducia nella commedia, nella bellezza dei tropi narrativi e di come questi possano essere studiati, apprezzati e reinventati al tempo stesso.

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