Memoryscapes – Il film di famiglia diventa digitale

memoryscapes-homemovie

Memoryscapes è il progetto di digitalizzazione del patrimonio audiovisivo dell’Archivio nazionale del film di famiglia di Bologna, da qualche settimana accessibile al link https://homemovies.it/memoryscapes/. Grazie al lavoro dell’associazione HomeMovies e a un comitato scientifico di alto profilo, Memoryscapes propone al pubblico pellicole amatoriali, nei vari formati sub-standard (Super8, 8mm, 16mm e 9,5mm), girate tra gli anni ‘20 e gli anni ‘80 del secolo scorso. Gli oltre mille filmati di breve o brevissima durata caricati sul sito sono stati suddivisi in due aree tematiche: Lungo la Via Emilia e Cartoline Italiane. Esplorando questo grande patrimonio memoriale, viene naturale chiedersi quali siano le specificità dei film di famiglia e quali possano essere le conseguenze di una loro archiviazione.

L’home movie è un breve filmato amatoriale che, connotato dalla mancanza di una struttura narrativa, mostra i momenti felici della vita di una famiglia. Proprio l’assenza di narrazione e la forte volontà di mostrare quotidianità o attrazioni possono fare avvicinare l’home movie ai primi film della Storia del Cinema. Così, ad esempio, i temi del circo o del luna park sono temi ricorrenti degli home movies e si ritrovano nei film della Edison Manufacturing Company di fine ‘800.

Se un paragone è possibile, è perché film delle origini e film di famiglia esulano dalle logiche del film istituzionale. Infatti, come indicato da Roger Odin, uno dei primi e più attenti studiosi del fenomeno, il paradigma dell’home movie risiede non nel Cinema ma nella fotografia amatoriale di ricordo. Secondo Odin, il film di famiglia sarebbe l’equivalente animato di un album di fotografie, come proverebbero gli sguardi in macchina – tipici della fotografia di famiglia – e la comune struttura fatta dei momenti di vita mostrati e dei vuoti temporali che li separano, come se si sfogliasse un album di foto ricordo.

Come esempio di questa convergenza tra cinema primitivo, film di famiglia e foto di famiglia si potrebbe citare il film dei fratelli Lumière Le repas de bébé (1895): Louis Lumière riprende il fratello Auguste, mentre fa colazione con la famiglia, con una veduta fissa e di assoluta frontalità, assimilabile alla foto ricordo.

 

Conservato in un archivio, l’home movie diventa stimolo per una costruzione attiva della memoria collettiva da parte di una comunità, rafforzandone i legami, e, allo stesso tempo, assume la funzione di documento, utile per un ampio spettro di ricerca (antropologica, semiologica, storica e iconologica). Come tale, l’home movie si compone di un’ambiguità costitutiva: è sia traccia della vita quotidiana, sia monumento auto-rappresentativo che una famiglia costruisce di sé per i posteri.

Il film di famiglia come documento-traccia costruisce una microstoria la cui dialettica è, per alcuni aspetti, opposta e parallela a quella della Storia ufficiale. Se nei documenti ufficiali la quotidianità manca, o affiora di nascosto, negli home movies i grandi eventi della Storia sono assenti, oppure leggibili solo in controluce. A tal proposito si potrebbero citare due esempi opposti: nel 1963 Pasolini realizza La Rabbia, selezionando scene dei grandi eventi storici degli anni ’50 dal cinegiornale Mondo libero e accompagnando le immagini con un testo appositamente scritto; con questo film, Pasolini denuncia la falsità dei repertori documentaristici ufficiali, intrisi di ideologia, e ricerca la verità nella vita concreta dei volti anonimi di chi, come recita il testo del film, «nulla sa e in sé ha la coscienza dell’universo intero». Nel 1940 un cineamatore filma una bambina in visita con la famiglia ai giardini Margherita di Bologna; la bambina si aggira divertita tra gli animali esotici del giardino: nulla fa pensare alla tragedia di un’Europa in guerra e di un’Italia che, proprio quell’anno, entra nel conflitto.

Si potrebbe ipotizzare che l’assenza dei grandi eventi tragici nel film di famiglia risponda, sul piano storico, alla stessa logica normativa che lo caratterizza in ambito privato. Infatti, l’home movie come documento-monumento ripropone ritagli di realtà, selezionati accuratamente per fornire un’immagine ideale della famiglia. Anche l’home movie è quindi intriso di ideologia: vengono filmati battesimi, matrimoni o vacanze (quasi mai funerali, divorzi, o la vita lavorativa) e il sorriso perenne dei volti nasconde tristezze, litigi e rancori.

memoryscapes-homemovies

Il film di famiglia si configura così come spazio di proiezione e di costruzione di un’identità, più che reale, desiderata e immaginata. Questo aspetto si fa evidente in modo particolare nelle clip datate agli anni del miracolo economico, quando i desideri assumono la forma dei beni di consumo e, con l’incipiente società dello spettacolo, l’identità si lega indissolubilmente all’immaginazione. Così gli home movies forniscono una testimonianza eccezionale, in questi anni, della coesistenza e della sovrapposizione tra riti antichi e moderni. Ad esempio, nel film in cui un prete benedice la nuova automobile acquistata o in quello di una famiglia in gita sul Po, in cui si vede una 500 passare su uno degli ultimi ponti di barche della zona; ancora, nel film del 1959 che riprende una processione religiosa (fotografata e ripresa anche da altri amatori) che porta la statua del santo su un elicottero, una sequenza straordinaria se si pensa a quella che l’anno seguente Fellini pone in apertura de La dolce vita (1960).

memoryscapes01

L’epoca dell’home movie si conclude negli anni ’80 quando l’alterazione degli equilibri della famiglia tradizionale e l’introduzione della tecnologia video ne modificano strutturalmente le caratteristiche, dando vita all’home video. Questo, aperto a una dimensione narrativa e a una visione meno idealizzata, ha avuto un’enorme diffusione e ha influenzato modelli televisivi (ad esempio nelle pubblicità che mostrano famiglie sorridenti, nei programmi di gag comiche e nelle serie tv).

Si può tuttavia affermare l’importanza ancora attuale dell’home movie, nell’epoca del digitale e dei social media, non a caso sancita anche dalla recente mostra Private Lives Public Spaces al MoMA di New York. Infatti, in un’epoca di identità e memorie culturali opache e di confini incerti tra pubblico e privato, conoscere le origini della comunicazione del sé e della famiglia può aiutare ad orientarsi nel labirinto della contemporaneità. E, in questo, Memoryscapes è sicuramente un valido aiuto.

Rispondi