«Hug me if you can» – Sei abbracci cinematografici d’autore

Facebook ha deciso, in questo particolare periodo, di dedicare una nuova emoticon all’atto dell’abbraccio (hug emoji). La forma di contatto più intima e affettuosa nell’immaginario comune, che però su pellicola può assumere una molteplicità di sfumature diverse a seconda del contesto, dei personaggi coinvolti, del tono generale della scena. Se uno degli scopi del linguaggio cinematografico è quello di comunicare emozioni aderenti a quelle reali (ma senza l’ausilio della parola), il corpo diviene il veicolo perfetto, lo strumento che messo in relazione all’ambiente o, come in questo caso, ad altri corpi, stimola in noi determinate sensazioni. All’abbraccio virtuale proposto da Facebook rispondiamo, dunque, con un elenco (composto da 6 film) di celebri abbracci nel cinema.

[Attenzione: alcune scene potrebbero contenere spoiler]


Moonrise Kingdom (2012), di Wes Anderson

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Questa tipologia di abbraccio, a cui siamo abituati sin dall’infanzia, si potrebbe definire la più innocente, tenera e spontanea. Wes Anderson, abilissimo nel porsi in una prospettiva bambinesca ma non ingenua, utilizza le manifestazioni fisiche d’affetto per mostrare tutto il candore dei suoi protagonisti. I due giovani innamorati sono infatti alle prese con sentimenti più grandi di loro, catapultati in un mondo spesso algido e anaffettivo soprattutto a causa degli adulti che lo abitano.


Ferro 3 – La casa vuota (2004), di Kim Ki-Duk

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Lo straziante abbraccio finale di Oldboy (Park Chan-Wook, 2003) sarebbe benissimo potuto entrare in questo elenco, ma a rappresentare il cinema orientale vi è un film altrettanto valido. Nell’emblematica scena finale, l’abbraccio non è più una faccenda di coppia ma coinvolge un trio di persone, configurandosi fisicamente come un mezzo per eludere lo sguardo dell’altro e raggiungere ciò che davvero si ama. Che si tratti di una persona in carne e ossa o di una presenza eterea, è lasciato alla discrezione dello spettatore; ciò che conta, in Ferro 3, è la forza silenziosa del sentimento che si impone.


Qualcuno volò sul nido del cuculo (1975), di Miloš Forman

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In moltissime pellicole, l’abbraccio è anche sinonimo di addio. Nel capolavoro di Miloš Forman, esso preannuncia un congedo definitivo, che si traduce in un atto di pietà e di amore. Grande Capo (Will Sampson), prima di soffocare con un cuscino l’ormai lobotomizzato McMurphy (Jack Nicholson), si lascia andare ad un lungo, silenzioso e composto abbraccio. Un senso di dolore, fratellanza e umanità si uniscono in una scena meravigliosa, entrata a buon diritto tra le più emozionanti della storia del cinema.


Il Padrino – Parte II (1974), di Francis Ford Coppola, 1974

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«You broke my heart». Con queste parole, Michael Corleone (Al Pacino) si rivolge al fratello Fredo (John Cazale) dopo averlo baciato e abbracciato, per fargli capire di essere al corrente del tradimento nei suoi confronti. In questa scena l’abbraccio è tutto fuorchè amorevole: è un atto che convoglia rabbia e risentimento, un’azione che rappresenta in maniera plastica l’ossimoro del rapporto fraterno, incancellabile e al contempo inesorabilmente compromesso.


Lost in Translation (2003), di Sofia Coppola

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L’abbraccio finale di Bob (Bill Murray) e Charlotte (Scarlett Johansson) tra la folla indifferente, sulle note di Just like honey dei Jesus & Mary Chain, rappresenta il climax perfetto di una scena incredibilmente struggente. L’essenza del gesto è dolceamara e inafferrabile, come quella del film stesso. Proprio come il bisbiglio segreto di Bob, anche l’abbraccio porta con sè un’aura di segretezza, rimane sospeso nell’aria similmente ad un amore (platonico?) mai apertamente dichiarato.


Ang Lee & Ingmar Bergman

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In questo caso si esce dalla finzione per entrare nella vita vissuta di due grandi registi: Ang Lee e Ingmar Bergman, anno 2006. Il primo, in versione quasi adorante di fronte al suo maestro, a colui che l’ha instradato sulla via per diventare regista grazie al film La fontana della Vergine (1960). Il secondo, ormai anziano e ritirato dalle scene, che lo accoglie nella sua dimora sull’isola di Faro per un breve incontro. Sembra quasi che la bellezza del cinema, dell’arte e della vita stiano condensate in questo abbraccio pieno di gratitudine, riconoscenza e ammirazione.

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