I cattivi dormono in pace – Ipotesi per un Amleto | Kurosawa 110

“Mai vista una commedia così!”

“Una commedia? E siamo solo al primo atto.”

Un gravissimo scandalo anima i titoli dei giornali giapponesi. Personaggi chiave all’interno della Società edile Dairyu e dell’Ente nazionale per lo sviluppo delle terre incolte vengono coinvolti in una serie di arresti per tangenti, appropriazione indebita e per truffe volte a manipolare assunzioni e gare d’appalto. Sarà presto chiaro che dietro a questo tifone giudiziario e mediatico si trova una figura che sta manovrando gli eventi e le persone. Legata a questa persona c’è una storia orribile di corruzione, di danaro e di istigazione al suicidio: una paziente ma determinata vittima, sconosciuta al mondo, intende ottenere vendetta.

Nel noir I cattivi dormono in pace Kurosawa riprende i temi e le ambientazioni del precedente Cane Randagio e attacca nuovamente la sua società e il suo sistema corrotto. Indagini, crimini e complotti hanno luogo nel contemporaneo, spietato e modernissimo Giappone. Potremmo quasi considerarlo il secondo capitolo di una trilogia ideale, seguito dal ben più famoso e celebrato Anatomia di un rapimento.

“ADIEU, ADIEU, ADIEU. REMEMBER ME…”

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Un padre «morto prima del tempo», un dubbioso figlio vendicatore che compie il suo tragitto recitando una commedia, una donna a lui devota che impazzisce, un cognato estremamente protettivo nei confronti della sorella, un suocero servile verso il potente e possessivo verso la figlia e un despota assassino, tormentato dalle sue azioni, che concorre alla dipartita del protagonista. Non è difficile tessere collegamenti con l’Amleto. Specie poi se teniamo conto che il nostro Kurosawa ha ufficialmente trasposto in film almeno due opere del “Cigno dell’Avon”.

Secondo quest’ottica, il vice presidente Iwabuchi ci appare come due personaggi fusi in uno solo. Iwabuchi è un padre protettivo verso la figlia, ma incapace di comprendere i suoi sentimenti e completamente asservito e devoto al suo terribile padrone. Un sorta di Polonio. Ma non solo. Come Claudio, egli ha un’enorme colpa che porta con sé e la frenesia di bloccare i piani del figlio della sua vittima lo porterà a strumentalizzare le emozioni delle persone che lo circondano e che pongono fiducia in lui.

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Il re fratricida sembrerebbe un personaggio condiviso anche da altri. Perché non è solo Iwabuchi ad essere responsabile della morte del padre di Itakura, ma lo sono anche altri due personaggi in scena. Già, perché Kurosawa fa una scelta molto interessante. Se in Amleto il potere e la corruzione vengono completamente annientati dalla macchina tragica e dall’invasione da parte dei norvegesi guidata da Fortebraccio il giovane, ne I cattivi dormono in pace molte esistenze saranno rovinate o annientate, ma il potere rimarrà saldo, proprio perché assente dalla scena, superiore agli eventi. Quasi come un deus ex machina, conferisce agli antagonisti il potere e lo spazio di manovra necessario per agire e vincere.

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In Amleto abbiamo Orazio e le guardie che discutono delle trame e della corsa agli armamenti di Elsinore da una prospettiva “extra moenia”, popolare. Poi Shakespeare ci porta tra le mura della reggia e alla corte di Re Claudio, e la nostra prospettiva cambia, vediamo tutto nell’occhio del Ciclone. In I cattivi dormono in pace non abbiamo regge, non abbiamo Fortebraccio di Norvegia che minaccia i confini del regno di Danimarca e non abbiamo nemmeno guardie.

Nell’incipit, tuttavia, abbiamo i giornalisti, i fotografi, che assistono alla scena e ce la commentano. Vediamo una tavolata, con vari personaggi all’apparenza rispettabili. In poco tempo ogni voce, fatto, scandalo, legato a queste persone ci viene rivelato da questi “esterni” e la loro aura di rispettabilità e autorevolezza va in frantumi ai nostri occhi. Persino L’assassinio di Gonzago, la recita commissionata da Amleto, è presente nel film. Anche se sostituita da una torta. Una seconda torta nuziale, che irrompe nella sala, con la forma del palazzo da cui il padre di Itakura s’è gettato.

OLTRE “IL BARDO”

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Non è facile determinare se I cattivi dormono in pace sia da considerarsi parte del “filone shakespeariano” del regista. L’esitazione è alimentata da una mancata attribuzione del soggetto: Mike Y. Inoue, nipote di Kurosawa e aspirante scrittore per il Cinema, portò la prima versione della storia a Kurosawa che, colpito, decise di occuparsene e di apportare diverse importanti modifiche. Si può sicuramente immaginare che ci siano state suggestioni shakespeariane in fase di scrittura da parte di uno dei due, ma è anche vero che la tragedia di Amleto non è la base di partenza ufficiale (come fu per Ran o Il Trono di sangue). Questo inserirebbe I cattivi dormono in pace in quella serie di film che traggono la loro base di partenza da un materiale dai forti legami con l’immensa opera di Shakespeare (come il kolossal Cleopatra, West Side Story o il franchise televisivo e letterario House Of Cards).

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Oltre al modello Shakespeariano, del film possiamo ravvisare anche una certa nota pirandelliana. Soprattutto se consideriamo la condizione nella quale Nishi si ritroverà nel finale. Decisamente qualcosa che non può non ricordarci il dilemma dello sfortunato Mattia Pascal. Senza contare il marcato sapore kafkiano che possiede il tema della sconfitta dell’Uomo di fronte a un sistema disumano più grande di lui. Non solo. Andando più a ritroso, il tema della battaglia del piccolo Uomo “contro gli dei”  – e data l’incorporeità dei maggiori vertici del potere nel film, possiamo considerare tali anche questi – o “contro la società” è al centro delle più grandi tragedie e racconti mitologici dell’antichità occidentale.

SHAKESPEARE O NO…

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Ancora oggi I cattivi dormono in pace mantiene la sua potenza. Affascinante, cupissimo e curiosamente ritenuto minore. Quest’ultimo aspetto forse dovuto al fatto che la sua uscita si trovò in mezzo a due grandissimi capolavori “in costume” di Kurosawa: La fortezza nascosta e La sfida del samurai. Due film che colpirono molto il pubblico, soprattutto in occidente. Nonostante questo, come sempre con Kurosawa abbiamo un sublime lavoro di composizione dell’immagine e di movimenti (di macchina e personaggi) e, come spesso accade nella sua filmografia, abbiamo Toshiro Mifune. Il suo sguardo, la sua presenza di scena. Ogni aspetto rasenta l’assoluta perfezione e trafigge lo schermo come solo pochi attori sono in grado.

POST SCRIPTUM.

LA SCENA DEL MATRIMONIO: KUROSAWA L’ETERNO DERUBATO

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Il film si apre con venti minuti di un pranzo di matrimonio in cui vengono presentati i personaggi del dramma. Un ricevimento durante il quale vengono introdotte anche trame e problematiche che poi si svilupperanno nel corso della storia. Inoltre attorno a questo ricevimento orbitano figure varie, tra cui alcuni membri delle forze di Polizia. Ricorda qualcosa? E no, improbabile che sia una coincidenza. Dopo averlo citato ne Il padrino, Francis Ford Coppola, come anche Lucas e Spielberg, ha avuto modo di restituire il favore a Kurosawa, indicandolo come modello e sostenendo la produzione dell’ultima e critica parte della sua carriera, soprattutto per quanto riguarda la promozione dei film in occidente.


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Illustrazione della nostra Valentina Marcuzzo per i 110 anni di Akira Kurosawa

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