Odio l’estate – Tra delicatezza e repertorio

Aldo-Giovanni-Giacomo

Per tutti coloro che sono cresciuti in Italia tra gli anni ’90 e i 2000, il trio comico milanese composto da Aldo Baglio, Giovanni Storti e Giacomo Poretti è sicuramente parte fondante di un linguaggio comune e di una sorta di mitologia condivisa fatta di sketch comici riconoscibili, battute ormai proverbiali e personaggi consolidati in quell’immaginario plurimediale che fonda un pilastro di un’intera generazione. Dopo anni di film infelici e mal accolti da critica e pubblico, in questo 2020 già caldo per il cinema italiano, Aldo, Giovanni e Giacomo tornano in sala con Odio l’estate, restituendo ai fan la sorpresa della regia di Massimo Venier, storico collaboratore dei primi e più amati film.

Aldo-Giovanni-Giacomo

Pur partendo da un incipit semplice e, per certi versi, tipico del repertorio comico del trio, il film sa espandersi in linee narrative complesse e sfaccettate, restituendo delicati spaccati di vite familiari italiane in cui ogni spettatore può trovare qualcosa di sé e del proprio mondo. Aldo, Giovanni e Giacomo ricostruiscono qui una commedia nata da un equivoco, in cui tre stili di vita mai troppo stereotipati, si intrecciano e si contaminano sempre più, nel contesto di una familiare e condivisa estate italiana, di fronte alla quale ogni differenza sa sciogliersi sotto il caldo sole balneare.

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Pur non raggiungendo i livelli quasi poetici di Chiedimi se sono felice o la solidità corale di Tre uomini e una gambaOdio l’estate sa essere, finalmente, un film all’altezza del ricordo che i fan di Aldo, Giovanni e Giacomo portano con loro, arricchito con nuovi elementi che si affiancano al repertorio tipico del trio; tra questi, un consapevole ed esplicito auto-citazionismo, la costruzione di solide sottotrame non riguardanti esclusivamente i tre protagonisti, un cast composto da giovani promettenti (Davide CalgaroSabrina Martina) e ospiti eccezionali (tra cui un esilarante Michele Placido e un sorprendente Massimo Ranieri).

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Il merito va, certamente, a Massimo Venier che, oltre alla regia, ha firmato anche soggetto e sceneggiatura, mostrando una consapevolezza e una tenuta d’insieme del film che si respirano dai delicati dettagli della messa in scena: uno su tutti, il modo in cui è raccontato il cibo attraverso la sua rappresentazione diventa una sottile punteggiatura della graduale contaminazione tra le tre famiglie portate sullo schermo, trasformando un gioco di incastri tra stereotipi in un vero e proprio concerto di voci culturali, culminante in una scena di banchetto condiviso che celebra l’aspetto più genuino della vita italiana.

Aldo-Giovanni

Odio l’estate è la proposta, da parte di Aldo, Giovanni e Giacomo, di un film maturo, consapevole e, per certi versi, coraggioso, arrivando a raccontare nuovamente una storia il cui finale è il punto di arrivo di un viaggio verso cui siamo via via condotti attraverso una narrazione punteggiata, misurata e aperta a risuonare nella sensibilità di ogni possibile spettatore, non senza momenti di commozione e di amaro realismo. Arrivati i titoli di coda, il sentimento più forte è quello di non voler uscire mai da quella casa in cui tutto prende il via, sentendoci disposti a mettere in discussione i nostri modi di vivere attraverso gli altri.

Giovanni-Giacomo

Negli ultimi tempi, anche a causa di oltre quindici anni di produzioni cinematografiche mediocri, i tre comici hanno intrapreso carriere soliste divergenti tra cinema, televisione e teatro, tanto che Odio l’estate non può ancora essere letto come l’inizio di una nuova stagione di buoni prodotti come furono gli anni ’90, ma sicuramente è la dimostrazione che Aldo, Giovanni e Giacomo non hanno perso la capacità di parlare al loro pubblico e che, soprattutto, la chimica e l’esplosiva elettricità che scaturiscono da loro tre insieme non si sono esaurite.


Odio l’estate è anche l’ultimo film prodotto da Paolo Guerra, storico collaboratore del trio milanese che ci ha lasciati il 5 febbraio. Ecco il saluto dei comici:

I produttori sono persone bizzarre e talvolta sono votate all’eccesso. Era il 1993 e da circa sei mesi tempestavamo di telefonate l’ufficio di Paolo Guerra, perche noi 3 giovani comici volevamo lavorare con un produttore importante come si diceva di lui nell’ambiente, ma la segretaria rispondeva che il dottore era impegnato, non era in ufficio, o che era in tournée con uno dei suoi artisti. In realtà Paolo non aveva nessuna voglia di parlarci, non aveva nessun desiderio di incontrare il solito gruppo di cabaret desideroso di farsi produrre uno spettacolo. Ma noi 3 eravamo cocciuti e così un giorno esasperato dall’ennesima telefonata rispose lui urlando e disse : “io affitto il teatro di Cesenatico, voi venite con le vostre quattro scenografie scalcagnate e mi fate vedere il vostro spettacolo.” Non aggiunse di merda ma sicuramente lo pensava. Alle ore 15.30 si è aperto il sipario del teatro di Cesenatico, il pubblico in sala era composto da Paolo Guerra, la moglie Emanuela, il figlio Mattia di 4 anni e il cane Saetta, un Labrador color nocciola. Alla fine dello spettacolo Paolo è venuto in camerino tutto raggiante urlando “ siete riusciti a far ridere anche il cane “! Finimmo la serata seduti al ristorante, e dopo il caffè prese la carta marrone su cui era stato servito il fritto di pesce e ci fece firmare il primo contratto. Con quella carta dalla nuance di calamari siglammo un accordo che ci ha portati fino a qua, fino all’ultimo film fatto insieme Odio l’estate. Siamo sicuri che da qualche parte, nell’universo, starà cercando di mettere sotto contratto qualcuno.
Ciao Paolo.
Aldo Giovanni & Giacomo

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