Final Space: «Hello darkness my old friend»

La solitudine e la condivisione

Al termine della prima stagione di Final Space avevamo lasciato Gary nella desolazione dello spazio, in un vuoto cosmico (letteralmente) e esistenziale, con l’ossigeno in drammatico esaurimento.

La serie riparte da qui ­­­la seconda stagione è ora disponibile su Netflix – e, dopo aver esplorato i lati della solitudine nella stagione precedente, tratteggia ora l’importanza della condivisione.

Attorno a Gary, il gruppo di amici, di eroi pronti a salvare il mondo, si rinsalda e si amplia. Il protagonista ritrova l’adorabile distruttore di mondi Mooncake, Gatto Junior, H.U.E (in un improbabile nuovo corpo), Nightfall e l’insostenibile KVN. A loro, fin dalle prime puntate, vengono aggiunti l’adolescente Ash e l’ipersensibile Fox, nuovi interessanti personaggi: ognuno con la propria storia, con la propria ferita che determina debolezze, paure ma al contempo anche forze e valori di personalità profonde e ben scritte.

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Nel corso degli eventi i personaggi già conosciuti crescono caratterialmente, rivelando nuovi tratti di sé o nuovi elementi del proprio passato, mentre i neo-arrivati si amalgamano perfettamente nel contesto perché costruiti con sapienza. Il loro percorso è un romanzo di formazione corale, ogni esperienza li accresce e migliora individualmente e, di conseguenza, come gruppo. Più di tutti crescerà Gary, non più (solo) il vanesio egocentrico della prima stagione ma un leader, un buon amico (o padre – in un caso particolare) e un vero (benché improbabile) eroe. Eroe di tutti, ma soprattutto “cavaliere che salva la principessa”: ancor più che mettere in salvo il mondo il suo obiettivo principale, aiutato dai compagni, resta recuperare la sua amata Quinn dispersa nello «Spazio Finale» – come l’avevamo lasciata al termine della stagione d’esordio.

Così, tutti assieme, affronteranno le nuove avventure: assieme come una vera famiglia dove si litiga, anche spesso, ma si condivide ogni cosa e ognuno è pronto a dare tutto sé stesso per gli altri (cosa che succederà parecchio volte nel corso della stagione).

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Substrati e citazioni

Già nella prima stagione la serie ideata da Olan Rogers e David Sacks per la TBS e distribuita internazionalmente da Netflix, aveva mostrato tratti caratteristici peculiari, anche se non totalmente espressi e in parte non adeguatamente valorizzati.

Perfettamente riconoscibile un substrato di riferimenti e ispirazioni: dalla comicità assurda e demenziale di Futurama o Rick e Morty al mondo eroico di avventure spaziali di Star Wars e soprattutto – per analogia nelle caratteristiche dei personaggi – i Guardiani della Galassia. Eppure, l’universo di riferimento di Final Space finiva in qualche modo per limitarne le potenzialità, in particolare i momenti comici, nonostante fossero apprezzabili.

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Il più grande pregio della serie era, ed è tuttora, la sceneggiatura: i modi in cui la trama si sviluppa, e l’evoluzione inaspettata degli eventi che contribuisce alla creazione di una atmosfera epica. Soprattutto l’abilità di costruire situazioni di vera, e coinvolgente, tristezza – antitetica rispetto al divertimento della comicità – rappresenta il maggior punto di forza della serie.

In questa seconda stagione il grottesco e la verve comica fanno un passo avanti; particolarmente interessanti il continuo richiamo ironico all’immaginario collettivo supereroistico e fantascientifico, con frequenti citazioni in chiave parodistica di film iperfamosi quali Star Wars e Matrix.

Il black humor e la sdrammatizzazione diventano compagni perfetti dell’epica eroica permettendone la completa valorizzazione e contribuendo definitivamente all’esplosione degli elementi positivi di Final Space, in un connubio costante tra tragedia e farsa.

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Hello darkness my old friends  

Da questo miglioramento, e dallo straniamento derivante del contrasto tra serietà e comicità, emergono con ancora più forza i momenti bui, di oscurità e vera desolazione.

È la desolazione la vera protagonista, la desolazione della geografia spaziale del cosmo: l’oscuro vuoto profondo e minaccioso dello «Spazio Finale» nel quale i protagonisti dovranno necessariamente finire, e la desolazione delle ferite del passato: gli amori finiti, gli abbandoni, le perdite, i fallimenti, i cattivi rapporti genitori-figli.

La desolazione ma anche la ferma e costante volontà di contrastarla, di non arrendersi al buio e alla disperazione, di lottare fino alla fine come veri eroi: come fanno Gary e i suoi compagni.

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