Resistere e Creare – Storie di corpi in movimento

(Foto in copertina di Francesco Mazzola) 

Resistere-creare: manuale per danzatori e spettatori

I suggestivi ambienti del Teatro della Tosse di Genova fanno nuovamente da cornice a Resistere e Creare, la rassegna internazionale di danza, con la direzione artistica di Michela Lucenti e Marina Petrillo, che conta quest’anno ben cinque edizioni. Curata dalla Fondazione Luzzati Teatro della Tosse e dal collettivo Balletto Civile, la rassegna ha proposto, dal 27 novembre all’8 dicembre, un carnet di eventi amplissimo, coniugando danza, teatro-danza, circo, balli della tradizione, meditazione, cinema, arti marziali, arti visive, musica e letteratura in un’offerta esperienziale a tutto tondo, occupando tutti gli spazi del Teatro – dai foyer alle bellissime Sale della Tosse – rendendolo un enorme abitazione scenica a più piani.

Quello della rassegna è un lavoro a più mani su una corporeità che si impone come veicolo espressivo profondo e che, nel titolo scelto per l’occasione, ritrova i moti del suo atto poetico: resistere prima, creare poi. “Nel 2019 molti dei titoli di Resistere e Creare nasceranno a partire da uno sguardo femminile non remissivo e non compassionevole sul mondo, anche sul mondo maschile; un contenitore di ricerca espressiva a partire dal corpo come azione e dall’urgente bisogno di farsi sentire, senza bisogno di urlare, con la forza di quello che si è per natura sin dalle origini”. Così Michela Lucenti e Marina Petrillo raccontano la componente di “resistenza” che anima la rassegna, un moto conflittuale di appropriazione di uno spazio attraverso la propria interiorità che passa per la corporeità. Ad esso si affianca il “creare” quando questo moto febbrile si converte in “cura”, in una relazione tipicamente materna che trova nell’apertura al mondo extracorporeo, e nei confronti dell’alterità umana, il suo paradigma di senso.

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Her-On  (2019)  interprete: Giulia Spattini | ideazione: Giulia Spattini | regia e coreografia: Giulia Spattini, Alessandro Pallecchi | video in scena: Francesco Mazzola | produzione: Balletto Civile 2019-09-22 Teatro Cavallerizza, Reggio Emilia. Foto di Francesco Mazzola. 

Materiale umano in scena

Sottotitolo della rassegna di quest’anno è “materiale umano”, una categoria che rimanda immediatamente alla materia, al corpo, ma a un corpo che smette di essere un involucro biologico fatto per riparare la nostra componente organica e diventa forma visibile dell’interiorità, di passioni, traumi, e che trova nella danza la possibilità concreta di raccontare e risolvere le proprie incongruenze. A dare forma a tutta la poetica della rassegna è il bellissimo scatto di Marta Moretto dal titolo Rinascita, emblema non solo del femminile e delle relazioni che porta con sé, ma anche di un rapporto materno più collettivo: il corpo di colore che si fa carico del corpo bianco, portandolo in braccio, è un invito a riconsiderare i rapporti di forza di una contemporaneità apparentemente confusa.

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Rinascita autoritratto di Marta Moretto

Balletto Civile: manifesto di un corpo poco canonico

“Parto dal corpo, non precisamente dalla danza” le prime parole per descrivere il lavoro di una compagnia che conta tra le sue fila alcuni tra i più noti artisti nel panorama contemporaneo. I “performer nomadi” di Balletto Civile sono attentissimi a promuovere un modello di ballerina o danzatore che violi le logiche del balletto classico per abitare invece un corpo che è il proprio corpo – alto, basso, dalle forme curve, spigoloso – invece che adeguarlo a un canone esterno di armonia fisica. La stessa cura nei confronti di una corporeità consapevole è operata nella tecnica. Impegnati nell’ambito del teatro fisico, tutti i performer lavorano alla ricerca di un’organicità del movimento che prescinde la tecnica, proponendo spettacoli e performance frutto di un’equilibrata e vibrante commistione tra danza, teatro e ogni altra forma artistica adatta a veicolare un intento che è puramente autopoietico. Incarnato, posizionato in un luogo e in un tempo, chi balla converte pensieri ed emozioni in gesti e movimenti auto-narranti.

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Loose Dogs  (2019) ideazione: Emanuela Serra, Guido Affini e Alessandro Pallecchi | testi: Emanuela Serra| suoni: Guido Affini. Foto di Silvia Reglioni. 

Loose Dogs e Her-On: due storie di corpi in movimento

Figlie di Balletto Civile sono le due proposte del Teatro della Tosse di mercoledì 4 dicembre. La prima, Loose Dogs, di Emanuela Serra – tra i fondatori della compagnia Balletto Civile – Guido Affini e Alessandro Pallecchi, è una performance riproposta negli spazi del piccolo foyer della Sala Agorà, in una totale compresenza dell’ambiente di scena con quello dello spettatore. Una voce narrante fa da sottofondo ad una tranche de vie serale in un bar, fornendo allo spettatore pochi dettagli sulla storia dei protagonisti al bancone. La performance viene articolata come un flusso di coscienza a più livelli. La voce narrante conferisce alla necessità espressiva del protagonista la forma di un flusso di pensieri incalzante e ritmato, veloce se urgente, lento nei momenti di resa. D’altro canto, la performance corporea messa in atto interpreta il “flusso” con una coreografia fluida in ogni movimento, priva di un ritmo ben scandito che invece regola quelli che sono veri e propri momenti di pausa dai tormenti interiori – in cui i protagonisti, quasi svegliati da un sonno turbolento, si precipitano a bere dal proprio bicchiere. Un’esperienza iper-sensoriale, accompagnata da una selezione musicale composta di rumori, suoni acustici, vibrazioni, tutto volto a ricreare un universo completamente abitato da “materia fluida”.

HER-ON l’inizio di qualcosa avviene sempre dopo la morte di qualcos’altro – in prima nazionale al Teatro della Tosse – è uno spettacolo prodotto da Balletto Civile con il sostegno di Viandanze, vincitore del Premio delle Critica Direction Under 30 e del Premio PnP spettatori Mobili Teatro Magro. Giulia Spattini – membro stabile dell’organico della Compagnia – è protagonista di un dialogo solitario con la storia della propria forma nel tempo: un racconto sulla “forma umana” che passa per quella infantile fino ad arrivare a quella più matura, consegnando al pubblico un reportage danzato su quello che siamo e quello che diventiamo. Queste “cronache della forma” di Giulia sono articolate in tre momenti performativi danzanti – al centro della scena – alternati a momenti quasi meta-performativi – decentrati in una porzione di palco allestita a mo’ di camerino. Riservato ai momenti di pausa tra un’esibizione e l’altra, questo angolino, che ricorda un piccolo monolocale spoglio, in una lettura più quotidiana che scenica, ospita veri e propri momenti di “preparazione” e di “cura”: Giulia vi si cambia d’abito, beve dell’acqua, mangia le sue gocciole. Un atto performativo “di passaggio” tra le fasi dello spettacolo che fa da eco ai momenti di passaggio della vita. Ogni performance, ogni fase della vita, per l’appunto – riconoscibile dai costumi di scena o dagli oggetti utilizzati – termina bruscamente: un mazzo di fiori, un pacco postale o dei cocci che si infrangono sul palco invadono come intrusi la scena, ponendo fine immediata alla performance.

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Her-On (2019) interprete: Giulia Spattini | ideazione: Giulia Spattini | regia e coreografia: Giulia Spattini, Alessandro Pallecchi | video in scena: Francesco Mazzola | produzione: Balletto Civile 2019-09-22 Teatro Cavallerizza, Reggio Emilia. Foto di Francesco Mazzola. 

In un’esperienza a metà tra il naturale e il rituale, questi oggetti intrusi segnano le tappe simboliche, traumatiche o lineari, del passaggio da uno stadio al successivo, da un atto all’altro dello spettacolo. Straniante, ad un primo sguardo, è invece la maschera da volatile che la protagonista indossa nei video proiettati sul fondale. L’animalità sul volto di Giulia rimanda ad una natura primordiale che sa farsi umana nella creazione di meccanismi carichi di simboli – il rito, il teatro – ma che conserva il febbrile e primitivo bisogno di esprimersi. Ironica, arguta, la protagonista riesce a mettere in scena una narrazione armonica in ogni movimento, che riesce a dar voce tanto alla sua componente umana quanto a quella animale: alterna passaggi coreografici in comunione con la parte inferiore del palco – chiusi e striscianti – ad intere sequenze – dai movimenti ampi e aerosi – di spinta verso l’alto. Un’armonia viscerale e non formale che trova però, proprio in virtù di una corporeità irriverente e carica di emotività, la fonte di un linguaggio immediato e di un coinvolgimento pieno.

Resistere e Creare è un invito ad uno sguardo nuovo da parte dello spettatore, un atto di partecipazione che ne impegna la mente e i sensi in un rapporto di dono reciproco tra il corpo che danza e quello che osserva. Un lavoro costruito all’unisono che svuota sempre di più la separazione spaziale e intima tra pubblico e palcoscenico e ridona alla performance un vero e proprio spirito di raccolta e non esclusivo, un moto di comunione e non di allontanamento. 

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