Su Malviviendo e su come si crea una web serie

“Me llamo Jesus pero todo el mudo me llama Negro”

Il 17 aprile 2008 veniva caricato su un nuovo canale Youtube un video chiamato Prologo, nel quale veniva annunciato “l’avvento” di una nuova irriverente web series. Bisognerà aspettare il 25 novembre dello stesso anno per poter vedere il primo episodio di Malviviendo – da un’idea del giovane David Sainz, regista esordiente – che diverrà prodotto di culto in Spagna con oltre 90 milioni di visualizzazioni complessive e oltre cento premi nazionali vinti. 

Già dai primi secondi della puntata pilota intitolata Me dicen Negro si ha l’impressione di guardare un prodotto che non ha paura di osare e di sfidare, con ammirazione, ma anche irriverenza, i suoi nonni e genitori. Il primo episodio parte infatti con una sigla che tanti appassionati di serie tv riconosceranno in pochi secondi, quella della serie Dexter, che viene riprodotta magistralmente da un punto di vista tecnico ma con le giuste sostituzioni metonimiche che fanno subito intendere quale sarà il mood della serie. Chi conosce bene la sigla di Dexter si stupirà nel vedere sostituito l’amato pezzo di bacon americano da una fetta di chorizo andaluso e il piccolo loft del serial killer sostituito da una roulotte parcheggiata nei sobborghi di Siviglia.  

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Personaggi, quartieri e la Siviglia che non conosciamo

Ed è proprio dai sobborghi di Siviglia, e in particolare dal fittizio quartiere di Los Banderilleros, che si sviluppa la storia scritta e interpretata da David Sainz nel ruolo del “Negro”, studente fuori sede e assiduo consumatore di marijuana che di professione fa il parcheggiatore abusivo, e dei suoi amici, “Il Zurdo”, spacciatore del quartiere, “Il Postilla” ladro narcolettico, e “Il Kaki”, ex militare paraplegico e violento con una parafilia verso i meloni. Se non bastassero i quattro personaggi descritti, ad arricchire lo spazio scenico desolato della calda Sevilla, si aggiungono i personaggi secondari, dotati ognuno di un soprannome che richiama la natura stessa del personaggio: Il Morto, Il Ratto, Lo Spartano, Il Mateo, quest’ultimo ex primo ballerino dell’American Ballet Theatre e tossicodipendente, che interagiscono con i nostri protagonisti portando in scena situazioni di “malavida” in cui i freak sono la normalità rispetto a un mondo che di questi fa scherno. 

Le prime quattro puntate ci presentano un mondo fatto di situazioni imbarazzanti e spesso al limite dell’assurdo, e non ci permettono di capir bene che direzione voglia prendere lo show. L’aria che si respira è quella di un’opera, come detto, intrisa di ciò che viene dai propri progenitori: è così che la serie risulta arricchita da continue citazioni e rimandi cinematografici, esercizi di stile in cui vengono riprese inquadrature famose e riconoscibili, utilizzate con maestria (e anche con qualche eccesso ludico), per raccontare qualcosa di nuovo. Talmente assurdo da sembrare finto ma in realtà naturale.

Si va avanti nella visione quindi anche solo per scoprire quale sigla famosa verrà imitata nella puntata successiva, o per scoprire quale storia si possa raccontare con dei personaggi del genere. Ed è proprio qui, al bivio tra le puntate di presentazione e l’inizio di una narrazione orizzontale che si situa la forza di Malviviendo, perché la narrazione dei nostri protagonisti non si esaurisce e ci viene raccontato nel tempo il loro passato, il loro presente e il loro futuro, spesso dedicando degli episodi a un singolo personaggio. Allo stesso modo, i personaggi secondari non si esauriscono ma interagiscono, spariscono, fanno dei giri e ritornano, sono ponte tra la malavida del quartiere dei Los Banderilleros e la vita “vera”, come dimostrato dal corrotto Robledo, poliziotto di quartiere dalla morale “ego-edo-nistica”, o dalle puntate che riprendono un importante programma spagnolo realmente esistente che realizza un documentario sui protagonisti di Malviviendo.

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Da grandi poteri derivano grandi responsabilità 

Parallelamente allo sviluppo narrativo si assiste a uno sviluppo tecnico dettato da diversi fattori, alcuni certi e alcuni supposti: in primo luogo la serie inizierà a riscuotere un discreto successo in Spagna, dunque a ricevere il supporto di Qualid (sponsorizzazione della Nokia). A questo modo la qualità tecnica e degli strumenti aumenta; in secondo luogo si può ipotizzare dalla visione una maggiore consapevolezza e sicurezza di Sainz e degli attori del cast che sperimentano e si divertono, evidentemente, a citare, giocare con i filtri, con i carrelli e le riprese aree, con i colori e soprattutto con la narrazione che diviene sempre più dinamica, sporca, volgare, politicamente scorretta, che prende in giro e si prende in giro, rompendo spesso la quarta parete. Questo è tanto più evidente dal gioco linguistico che viene fatto tra protagonisti andalusi e spagnoli non andalusi, laddove questi ultimi sono sempre sottotitolati in spagnolo andaluso, o laddove il nostro protagonista, Il Negro, è scambiato per un mediorientale nonostante venga dalle Canarie. 

Forti quindi dell’approvazione di pubblico e critica e della libertà narrativa posseduta, le puntate si allungano e si fanno sempre più intense raggiungendo la loro maturità nella seconda stagione. Nonostante la terza stagione inizi con alcune puntate “deboli” che fanno pensare a intromissioni nella scrittura della serie, nella seconda parte il ritmo è ripreso tutto in direzione della fine: con l’episodio 3×10 “Orgullo Banderillero” della durata cinematografica di 1 ora e 50 minuti. 

Questa degna conclusione non sarà l’unica in quanto vi saranno degli spin off e alcune puntate speciali, mentre i nostri protagonisti continueranno a lavorare nel settore forti del successo avuto. Ricordiamo che parliamo di un prodotto nato, cresciuto e morto nel web dal 2008 al 2014, evolvendosi quindi con lo stesso Youtube che dal 2008 al 2014 ha subito cambiamenti drastici. Ricordiamo che Malviviendo ha ricevuto numerose proposte di serializzazione televisiva, sempre rifiutate.

Se ve la siete persa, è tempo di recuperare, soprattutto se amate la Spagna.

N.B. La visione per noi italiani è possibile con i sottotitoli grazie al canale di Giorgio Frascaroli che si è impegnato a tradurre e sottotitolare l’intera seria. 

Vi lasciamo con gli auguri natalizi del volgarissimo Kaki, il personaggio più amato della serie:

 

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