Biennale College Teatro 2019: approda l’ultima generazione di talenti

Per l’edizione 2019 della Biennale Teatro, la direzione artistica dell’appuntamento veneziano ha intensificato l’interesse per il processo creativo composito: gli spettacoli proposti in rassegna sono stati spesso presentati come fasi nello sviluppo artistico dell’autore, come esiti da valutare come esplicativi di un percorso evolutivo che copre periodi ben più lunghi.
E senza dubbio rimane questa la cifra distintiva dell’atto dedicato alle drammaturgie, concepite come architetture complesse in cui i linguaggi e le suggestioni si contaminano: il Festival supera la riduzione a “mostra” in linea con gli orientamenti generali del pubblico, per proporsi come vetrina di sperimentazione, di momenti della ricerca.

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È in questo laboratorio fertile di bozze e intuizioni appassionate che può articolarsi il confronto costruttivo, che sotto la direzione di Antonio Latella ha aggiunto al carattere espositivo del Festival la dimensione formativa, pregna di possibilità all’orizzonte per i giovani allievi selezionati per partecipare alla Biennale College – Teatro. Per questa edizione, Latella ha scelto di condividere la prima parte del percorso con i giovani selezionati, introducendoli a un lavoro denso e faticoso che ha coperto l’intero periodo del Festival (22 luglio > 5 agosto). I ragazzi, selezionati nel mese di aprile con modalità peculiari a ogni Maestro scelto per i laboratori, hanno preso parte alle letture sceniche del bando Autori under 40, rafforzando la globalità della prospettiva rispetto al percorso artistico, prima di dedicarsi al lavoro peculiare del workshop prescelto. Le proposte sono state numerose: da protagonisti internazionali come Susie Dee, Tom Luz e Julian Hetzel, al binomio Visioli-Zaccheria, passando per Monica Capuani e Michele di Stefano, i workshop sono aperti alla partecipazione di registi, attori, danzatori, ma anche drammaturghi, scenografi e sound designers. La “ricetta” che il direttore artistico ha richiesto come esito dei laboratori ha messo insieme “materie prime” in apparenza distanti dal dipinto canonico che si associa al concetto di drammaturgia, facendo della scrittura un’articolazione elaborata di competenze e modalità espressive messe in dialogo.

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Mauro Lamantia, ex-allievo del Piccolo Teatro, è stato attratto proprio dalla vocazione quasi pedagogica del Festival: a una formazione completa come quella dell’Accademia di Ronconi, il laboratorio che ha scelto per incontrare Susie Dee ha aggiunto la possibilità di confrontarsi con background molto diversi dal suo e da una vocazione internazionale. «Sorprendente» è l’aggettivo con cui ha definito il lavoro con la regista australiana, il cui intento dichiarato è quello di tornare a una sorta di grammatica primordiale del teatro, fatta di parole decontestualizzate che vivono negli elementi fondamentali del corpo dell’attore e dell’oggetto scenico: le storie si formano come esito di una narrazione collettiva muta di lettere, che fa del training e del contatto la figura primigenia del racconto.
La notorietà e l’accurata selezione dei protagonisti rendono la Biennale College un’occasione per combinare «materiale umano», dice Mauro, «e in questo amalgama la Dee ha tenuto che ci aprissimo verso l’altro, nel tempo e nello spazio, avendone cura».workshop-latini

La risorsa umana è difatti variegata: questo il valore aggiunto riconosciuto in maniera unanime dai ragazzi protagonisti. Valentina Spaletta Tavella, dopo aver studiato allo Stabile di Torino e aver lavorato a diverse produzioni, ha deciso di impiegare i mesi estivi per intensificare l’impegno sul versante del teatro fisico. Con Michele di Stefano ha sperimentato ritmi di lavoro serrati e intensi, per un esito conclusivo in cui la performance attoriale si erge energicamente su una scenografia essenziale. Nel gruppo, racconta Valentina, si incontrano performer molto diversi fra loro, ed è attraverso questo «confronto con diversi stili e diversi canoni di giudizio» che sente di crescere come attrice. Con lei un altro allievo di Torino, Riccardo Micheletti, torna per il secondo anno alla Biennale College, e nel laboratorio con Di Stefano ha imparato a usare il corpo «non per occupare», ma per «creare spazio e lasciar danzare l’altro»; anche lui riconosce nella varietà delle attività e delle occasioni di studio offerte da questa edizione del Festival un investimento per la propria carriera.

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La forza delle performance di questi giovani attori viene amplificata e potenziata dagli altri elementi connessi alla struttura dello spettacolo, elementi che per Latella costituiscono la grammatica necessaria a rendere prelibato un “piatto” drammaturgico. Al laboratorio di Visioli-Zaccaria arrivano anche ingegneri, tecnici e architetti, come Lea Brugnoli, che ha deciso di impiegare la formazione universitaria per sperimentare nuove tecnologie da mettere a disposizione del corpo dell’attore. Della Biennale ricorderà in particolare «l’uso innovativo che Batelaan (Leone d’Argento 2019, ndr) fa degli elementi di scena per rendere fruibile lo spettacolo a un pubblico di giovanissimi».

Confronto, varietà, multidisciplinarietà, queste le linee guida della Biennale Teatro 2019, in cui la sinergia tra linguaggi tecnici e professionali, la commistione tra suono e parola, spingono fino a limiti raramente frequentati il concetto stesso di drammaturgia. E in questo viaggio per lidi sconosciuti, prende con sé il materiale umano più fecondo: giovani Argonauti entusiasti, che ci auguriamo di incontrare in futuro, in altri Festival, su altri palchi, nel bel mezzo del loro personalissimo percorso di crescita artistica.

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