Happy!, ma senza futuro (purtroppo)

La seconda stagione di Happy!, prodotto del network SyFy tratto dal fumetto omonimo di Grant Morrison, inizia col botto. Letteralmente. Delle suore, costrette da un uomo-coniglio pasquale in latex nero ad indossare giubbotti colmi di esplosivo, finiscono per deflagrare in fontane di sangue.

La prima stagione raccontava di Nick Sax (Christopher Meloni, famoso per il suo ruolo in Law & Order), ex poliziotto violento e alcolizzato e del rapimento di sua figlia Hailey, da parte di un Babbo Natale malvagio. In suo aiuto Happy, un unicorno volante blu amico immaginario della figlia e che solo Nick riesce a vedere e sentire. Per sventare il rapimento Sax scoperchia una destabilizzante rete criminale con a capo la star dei programmi per bambini Sonny Shine.

La seconda stagione inizia a ridosso della pasqua, qualche mese dopo gli eventi della prima. Evidente e costante ritorna il fil rouge caratterizzante di Happy!: la straniante contrapposizione tra l’innocenza dell’immaginario infantile e del candore delle feste religiose e l’ostentazione di violenza cruda e cruenta e sessualità esplicita in assoluta mancanza di filtri.

Dopo gli eventi sostanzialmente autonomi e auto-conclusivi della season 1, la nuova stagione riesce abilmente ad evitare il rischio della ripetizione e del “già visto”: un ottimo lavoro di scrittura la rende una perfetta estensione organica della precedente, senza alcuna forzatura. La trama viene costruita in modo tale da rispondere alle domande rimaste in sospeso e sciogliere le questioni irrisolte (in particolare con i principali antagonisti Sonny Shine e Blue Scaramucci); gli sviluppi narrativi apparentemente distanti e scollegati si intrecciano, nel corso delle puntate, fino al compimento finale. Particolarmente interessante è la maturazione dei personaggi, dopo che gli sconvolgenti accadimenti del rapimento ne hanno profondamente segnato le vite. I protagonisti sono gli stessi della stagione precedente eppure sono diversi, mostrano una evoluzione naturale, vengono rivelati dei loro nuovi lati caratteriali, in un costante ribaltamento volto a togliere certezze allo spettatore: Hailey vittima innocente diventa ora carnefice, evoluzione sorprendente quanto plausibile; Sax da squilibrato violento a padre attento e amorevole che cerca di ripulirsi dalle proprie dipendenze, a suo modo. Persino Happy, l’unicorno volante amico immaginario, cresce e deve affrontare una nuova realtà dei fatti, assolutamente credibile nonostante la sua appartenenza all’immaginario.

La sceneggiatura ha il grande pregio di riuscire a mantenere una profonda coerenza – con ogni elemento narrativo e visivo che, per quanto assurdo, non risulta mai senza senso nella storia – conservando la propria peculiare originalità: Happy! è un prodotto inclassificabile e prismatico, con molteplici lati interessanti.

Ulteriori elementi di pregio sono una regia ben curata, che si muove con fluidità tra i diversificati e distanti aspetti e momenti della trama creando un unico organismo coeso nel quale le tematiche differenti si intrecciano e unificano, e una ottima fotografia che regala uno spettacolo visivamente coinvolgente di colori vividi, tra i quali sicuramente emerge di frequente il rosso del sangue.

Eppure, nonostante la qualità del prodotto – che resta comunque di nicchia, non per tutti, ma come molti altre esistenti nel panorama della serialità televisiva – potrebbe non avere un futuro perché SyFy, in seguito a risultati di ascolto non ritenuti soddisfacenti, ha deciso la cancellazione della serie interrompendo ed eliminando definitivamente la già programmata terza stagione. Resta la possibilità/speranza che Netflix, come già avvenuto in altri casi, acquisisca la possibilità di rilanciare il prodotto acquistandolo e occupandosi della produzione, evitando così lo sperperarsi del potenziale e dell’originalità di Happy!.


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