Il nuovo mondo “sottosopra” di Stranger Things 3

4 luglio 1985 – 4 luglio 2019. Matt e Ross Duffer e Netlfix fanno dell’anniversario dell’Indipendenza Americana un doppio evento per il pubblico delle peripezie che, dopo anni, tornano a turbare la cittadina di Hawkins, nell’Indiana.

Distribuita da Netflix lo scorso 4 luglio, la terza stagione di Stranger Things è un climax in crescendo che, in otto episodi (dalla durata media di 50 minuti), culmina tra i vorticosi scenari del Luna Park in festa, e di un inquietante Mall dalle vistose luci al neon, la sera del 4 luglio 1985.

Reduci da una seconda stagione accusata di essere “ripetitiva” rispetto alla prima, il rischio di ripetere (nuovamente) temi e ambienti delle prime due stagioni era alto. I fratelli Duffer hanno invece rimaneggiato con ingegno il materiale del loro universo narrativo riproponendone una versione nuova e più matura: l’ottima riuscita della stagione sta proprio in questa “maturazione” su più livelli – e precisamente rivolta a spogliare sia i protagonisti sia i loro mostri degli ultimi residui dell’infanzia. Ritroviamo, infatti, i nostri protagonisti alle prese prima con la nuova “condizione” adolescenziale, e poi con una nuova minaccia incombente dal Sottosopra.

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L’idea alla base del prodotto, il dualismo ben costruito a metà tra realtà e incubo, quotidianità e gioco, ha rappresentato fin dai primi episodi una metafora orrorifica tanto comune quanto efficace. Il Sottosopra, quest’enorme versione rovesciata e demoniaca del mondo reale, è abitato da creature mostruose che altro non sono che l’immagine delle paure di un bambino. Ma se l’architettura e le fattezze del mondo fittizio situato nel sottosuolo di Hawkins si adattano alle fattezze dei demoni della mente umana, i nemici che popolano la terza stagione di Stranger Things hanno sembianze mai viste prima. Il nuovo “mostro” da combattere ha una natura filmica molto più concreta rispetto al precedente demogorgone: è ora un essere estremamente senziente e al limite del disturbante, nel suo corpo viscido a mo’ di cumulo di metastasi, che a livello registico rende alla perfezione un livello di violenza visiva molto più intenso. E mentre in precedenza il Mind Flyer si era servito principalmente di Will, ora si occupa di una nuova vittima (meno giovane), ma ha comunque bisogno di elevare il numero delle menti umane di cui impossessarsi: la minaccia diventa innanzitutto una “minaccia umana” prima che un pericolo mostruoso. Una battaglia, inoltre, combattuta interamente nel mondo reale, in un quasi totale abbandono del Sottosopra come set diegetico: l’oggetto della paura smette di essere situato in un mondo “altro” per abitare lo stesso del suo creatore.

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L’ottima sceneggiatura del fratelli Duffer articola il materiale narrativo in tre storyline differenti e sapientemente intrecciate: ogni linea narrativa ha i suoi tempi, il proprio scenario e il proprio gruppo di protagonisti che, in questo registico piano d’azione separato, risultano meglio orchestrati. Questa operazione di smembramento risulta particolarmente vincente per un prodotto che, nella precedente stagione, aveva mantenuto un ritmo più fiacco; nonché per rimescolare i legami impostati in precedenza secondo un nuovo ordine narrativo ed emotivo. Meno efficaci invece i dialoghi, molto costruiti e spesso inutilmente ironici, che più volte finiscono per creare “interruzioni” brusche al complessivo godimento delle sequenze.

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L’ambientazione d’epoca, curata nei minimi dettagli, rimane sicuramente il fiore all’occhiello della serie. L’estetica variopinta degli anni ’80 viene ancora più ricalcata e saturata, mettendo da parte la gamma di tinte tetre che connotavano l’oscuro Sottosopra. Ma il lavoro di rievocazione degli anni ’80 è pervasivo, così ogni scena viene riempita di piccoli gioiellini nostalgici: dai film proiettati nel cinema del Mall (Il giorno degli zombie, 1985; Ritorno al futuro, 1985) ai momenti musicali come I Can’t Fight This Feeling che fa da sottofondo romantico a Mike e Undi in una delle primissime scene o Material Girl per accompagnare la giornata di shopping delle due piccole protagoniste, o ancora i fumetti come la copia di Wonder Woman che Max legge ad Undi in camera sua. Ma gli anni 80 sono stavolta anche una cornice storica indispensabile al racconto: sostituire gli scienziati del laboratorio segreto di Hawkins con una base ancora più segreta di militari russi alle prese con la riapertura del varco con il mondo “di sotto”, inserisce la piccola battaglia di Hawkins in un universo di conflitti più ampio, dove il Sottosopra diventa il nuovo “ignoto” da raggiungere dopo l’allunaggio del luglio del ’69.

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Non lasciatevi ingannare dal finale dalle sembianze autoconclusive di una stagione che, pur avendo battuto i demoni della stagnazione e della ripetitività seriale, sembra salutare definitivamente il suo pubblico. È proprio nelle prigioni russe in Kamchatka che, nella breve sequenza dopo i titoli di coda, sulle note di Every breath you take, ci viene mostrato un prigioniero condotto al cospetto di un terribile ospite misterioso, a noi purtroppo già noto.

Qui il trailer della terza stagione di Stranger Thimgs.


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