“Elisa y Marcela” – Il bianco e nero dell’amore

Giugno 2019. Mentre la Homepage di Google, le strade di Roma e New York e addirittura i castelli di Disneyland Paris si colorano d’arcobaleno, Netflix si tinge di bianco e nero.

Si festeggia questo mese il cinquantesimo anno dalla nascita mondiale del movimento LGBT. Alla fine del 1969, infatti, a New York prendono vita i così detti Moti di Stonewall, ovvero delle violente rivolte attraverso le quali per la prima volta gruppi di omosessuali fecero prevalere i propri diritti sfidando le repulsioni tiranniche della polizia. Questi gruppi di giovani coraggiosi, composti da gay, lesbiche e transessuali, non furono tuttavia i primi testimoni della lotta contro l’ingiustizia sociale che vede come vittime quelli che allora venivano chiamati gli “invertiti”: uomini e donne innamorati di persone “sbagliate”. Quasi un secolo prima, nel 1898, due giovani donne spagnole, sorde alle convenzioni sociali, si innamorarono l’una dell’altra al primo incontro: Elisa Sánchez Loriga e Marcela Gracia Ibeas. Le due impavide amanti, contrastate e giudicate dapprima dal loro paesino e poi da tutta la nazione, nel 1901 si sposarono grazie ad un inganno: Elisa, la più grande, finse di essere un ragazzo e Marcela andò con un uomo per poter rimanere incinta. Il loro matrimonio risultò ufficiale, ma quando vennero scoperte furono arrestate. Vengono ricordate come le prime donne ad essersi sposate tra loro in Spagna.

Proprio dal paese che spesse volte oggi viene identificato come capitale europea della libertà sessuale, a 120 anni di distanza da quell’audace incontro, è una donna spagnola a narrarci questa storia: si tratta di Isabel Coixet (regista e sceneggiatrice) e del suo film targato Netflix Elisa y Marcela, presentato per la prima volta alla Berlinale nel febbraio 2019. Disponibile sulla piattaforma streaming proprio a partire da questo giugno, per onorare insieme al resto del mondo la nascita dei gruppi difensori dei diritti omosessuali.

Natalia de Molina e Greta Fernandez interpretano Elisa e Marcela
attraverso una recitazione delicata e profonda 


Netflix si tinge di bianco e nero, si diceva. Sì, perché in opposizione ad arcobaleni e unicorni che colorano le bandiere che rappresentano queste tematiche, il film della Coixet è interamente girato in B&W. Prendendo al volo il testimone lanciato da Cuaròn con Roma (2018), la regista gioca la carta del richiamo al passato anelando al film d’autore novecentesco. È innegabile che l’espediente filmico dell’assenza del colore dia immense possibilità virtuosistiche; inquadrature e scenografie si vestono di grazia e finezza. Il bianco e nero scolpisce le figure umane rendendo alcune scene eterne ed universali. La mancanza del colore illumina di qualità tutta la pellicola, la cui fotografia, di tendenza espressionista, risulta godibile ed estremamente elegante. Molte inquadrature, soprattutto negli spazi interni, sembrano rimandare direttamente al cinema di Dreyer, mentre in altri momenti sembra di rivivere proprio Roma. Dunque, pare che la scelta del bianco e nero possa rivelarsi vincente, quanto meno per il fatto che Elisa y Marcela sia solo il secondo film Netflix definibile high concept che sceglie questo tipo di fotografia; fin quando il grande pubblico del piccolo schermo non reclamerà nuovamente la sua chiassosa scala cromatica, agli amanti del placido bianco e nero farà solo piacere godere di immagini di questo genere. 

Il montaggio risente spesso di effetti anacronistici rispetto all’epoca cui rimandano sia lo stile filmico che la storia vera. Alcune sequenze, narrate attraverso giochi di montaggio esibizionistici possono risultare godibili o stranianti a discrezione dello spettatore. Per quanto ben costruiti infatti, alcuni momenti costituiscono dei tecnicismi di troppo che per non tradire la purezza e chiarezza del racconto potevano essere evitati. Nonostante ciò, la non originalità dell’uso di una dissolvenza come l’iris (foro circolare che si chiude attorno ad una parte d’immagine) risulta coraggiosamente originale; omaggio e diretto richiamo al cinema muto d’inizio secolo, questa dissolvenza torna nel film per sei volte, scandendolo a sua volta in sei atti ben distinti.

Sebbene siano notevoli i punti di forza, un’osservazione che potrebbe far storcere il naso ricade sulla sceneggiatura, la quale, priva di un’andatura e un ritmo costanti, sembra a volte trattare la storia in modo frettoloso, aprendo alcune problematiche che tuttavia in seguito non pare in grado di approfondire. Un discorso analogo può essere approntato per i dialoghi, i quali in Elisa y Marcela appaiono a volte troppo articolati e ripetitivi: caratterizzati da un’impronta didascalica causano spesso un effetto di eccesso e ridondanza. Si potrebbe affermare che se si tentasse l’esperimento di togliere tutte le voci alla colonna sonora del film esso risulterebbe ugualmente ed artisticamente godibile e comprensibile.
In conclusione, il film nella sua interezza gode di pregi e soffre debolezze: la qualità del contenuto risente negativamente di una quantità immotivata di tecnicismi ma, di fatto, la profondità della storia vera e l’eleganza fotografica di Elisa y Marcela costituiscono la sua carta vincente ed il motivo per cui questo film rimarrà impresso nella mente degli spettatori.

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