“Potrei amarvi tutti”, il primo lavoro de La Tacchineria

Un fastidio diffuso. Di quelli che ti porti addosso per giorni. Potrebbero forse essere definiti così tanto il contenuto quanto l’effetto di Potrei amarvi tutti, lavoro d’esordio della giovanissima compagnia teatrale La Tacchineria, nata proprio per dar voce e corpo al suo primo progetto. Vincitore ex aequo della Borsa Teatrale Anna Pancirolli 2018, il gruppo – formato da ex-compagni di Accademia al Piccolo Teatro di Milano e da componenti del collettivo musicale Intersezioni – ha esordito dal 2 al 4 maggio a Campo Teatrale di Milano.

Di fastidio si parlava: quattro corpi si muovono forsennatamente al ritmo incessante e turbolento di una base techno troppo ripetitiva e asettica. Fino a sudare visibilmente, fino a farsi venire il fiatone. Nelle improvvise pause di silenzio musicale si sviluppa la drammaturgia: un continuo “a parte” si potrebbe dire, un insieme di soliloqui tragicomici con gli occhi fissi sul pubblico, in cui se uno scambio di battute avviene è sempre per evidenziare la distanza tra le persone che lo vivono, sopra come sotto il palco. Si può parlare di testo, ma piuttosto che autrice sembrerebbe più appropriato definire Caterina Filograno curatrice della drammaturgia: evidente è infatti la componente collettiva e di improvvisazione creatrice in fase di lavorazione, confermata anche dal regista Alessandro Bandini privatamente.

Il tema preponderante, volendone cercare uno, risulta essere l’incomunicabilità dei sentimenti e la difficoltà nella personale autorappresentazione di essi, ma più che la volontà di mettere in scena un tale motivo, ed è questa la grande forza dello spettacolo, La Tacchineria riesce egregiamente nell’intento di condividerlo con il suo pubblico, di farlo proprio solamente trasmettendolo, attraverso una profonda naturalezza recitativa, una semplicità scenografica e una regia potentemente disarmante. Ci si scopre nudi in mezzo a nudi, con la tanto pruriginosa quanto nient’affatto emancipatoria convinzione di star sbagliando tutti qualcosa, con sé stessi e con gli altri. Anche l’effetto umoristico, in questo senso, sembra più nervoso e istintivo che volontariamente ricercato, esemplificando in maniera eccellente non tanto (o non solo) le intenzioni, quanto più le fragilità, anche personali, degli attori protagonisti.

Questi ultimi – Alfonso De Vreese, Caterina Filograno, Ugo Fiore, Marta Malvestiti e Guglielmo Prati -, corpo unico e smembrato della pièce, sono riusciti sotto la direzione attenta e aperta di Bandini a creare un vero e proprio cratere esistenziale: Potrei amarvi tutti ha la profondità delle cose semplici, la bellezza dell’autentico, l’efficacia dell’umile. Un’ottimo esordio per una nuova realtà teatrale come La Tacchineria, che promette fin da subito di stupire nel panorama nazionale.

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