35 anni di Do the Right Thing – Scegliere tra amore e odio
Nel gergo americano, la parola heat possiede molteplici significati:
- Un’arma da fuoco
- La polizia
- Qualcosa di particolarmente intenso. Uno scenario in cui possono capitare dei problemi.
La Heat wave che assale la New York di Do the Right Thing – Fa’ la cosa giusta è quindi molto più di un semplice fattore meteorologico: è una condizione psicologica, sociale e politica. Spike Lee, con questa sua terza opera, lancia un grido per sfogare tutta la rabbia nei confronti di quest’ondata soffocante.
Do the Right Thing è prima di tutto il risultato di una lotta: l’esplosione di una visione afroamericana che dopo secoli trova finalmente il modo di esprimersi e di venire ascoltata. Epica e allo stesso tempo ancorata alla realtà, questa visione distrugge la rappresentazione classica della vita americana, introducendo una profonda ambiguità tematica.

Il film si sviluppa attraverso vignette che illustrano i rapporti tra vari personaggi ed etnie di un quartiere di Brooklyn. La vita è caotica, piena di incertezze economiche e difficoltà affettive; si ha la sensazione che qualcosa stia per esplodere. Gli abitanti di questo microcosmo a volte si amano, a volte si odiano, a volte si disprezzano, a volte si aiutano. Non esiste un personaggio che non abbia una relazione (e reazione) simile con un altro. Non esiste un arco narrativo che segua un andamento classico. Ogni frammento d’umanità rappresentata nel film è soggetto alle profonde dinamiche di tensione razziale e sociale, che si concludono sempre in ingiustizie e incomprensioni, fino poi a sfociare in violenza e distruzione. Questo vortice contraddittorio è allo stesso tempo opprimente e affascinante.
L’aspetto provocatorio del film, infatti, è proprio questa struttura di staticità apparente, di tensione quotidiana che sembra esprimersi solo attraverso piccole scintille, ma che viene infine ribaltata da uno scoppio di violenza incontrollabile. Il finale di Do the Right Thing, è infatti uno degli atti cinematografici più discussi del cinema americano, soprattutto dalla parte bianca del Paese. L’atto finale di Mookie è infatti una scelta chiara che cancella ogni possibilità di riconciliazione. Quest’idea che ormai non ci sia modo di riparare pacificamente il rapporto tra bianchi e neri è proprio ciò che rende scomoda la visione del film.
Mookie, infatti, è per tutta la durata del film un personaggio prettamente passivo. È conscio della propria condizione sociale, ma apparentemente non sembra interessato a cambiarla. La lucidità di Spike Lee sta proprio nel capire che la passività di un uomo afroamericano sullo schermo è ciò che permette al pubblico bianco di accettarlo come protagonista. Escludendo le dinamiche di oppressione che mediano i rapporti fra bianchi e neri, Mookie diventa un personaggio con cui, in apparenza, il pubblico non nero può immedesimarsi.
Quindi, nel finale, ecco che queste dinamiche ricompaiono in tutta la loro potenza e forzano il pubblico bianco a comprendere i propri limiti morali. Se ci siamo immedesimati in Mookie, perché restiamo sorpresi dal suo gesto? Dopotutto, egli reagisce alla visione del suo amico ucciso dalla polizia nell’unico modo che gli è concesso. Perché la distruzione della pizzeria ci appare più scomoda dell’omicidio di un uomo di colore? Il film è, fra le altre cose, un grande atto d’accusa sull’ambiguità morale della cultura bianca.

Allo stesso tempo, Do the Right Thing evita con estrema intelligenza la trappola della predica. Al contrario, il film espone la profonda difficoltà del fare la cosa giusta. Love e hate vivono fianco a fianco, come sulle mani di Radio Raheem, ed espongono la scelta fra la strada della violenza o la strada del dialogo nella risoluzione dei conflitti politici e razziali. La frustrazione del popolo nero deriva proprio dal dover essere sempre di fronte a questo dilemma, dalla mancanza di una traiettoria politica ben definita. Questa è la ragione delle citazioni da Martin Luther King Jr e Malcolm X che anticipano i titoli di coda. Spike Lee, seppur animato da un sincero sentimento di amore nei confronti della cultura afroamericana, non esita a rappresentare questa intrinseca incertezza.
Coscio di non avere tutte le risposte, l’uomo afroamericano deve compiere l’unica scelta possibile, cioè fare qualcosa, qualsiasi cosa. Il percorso di Mookie è quello di un personaggio che capisce che “la cosa giusta” è non lasciarsi sopraffare da un mondo caotico e ingiusto, di agire anche con i mezzi più disperati, di non lasciarsi soffocare dall’ondata di calore. La disperazione e la confusione non possono prendere il sopravvento sul bisogno di giustizia e rivalsa.

Do the Right Thing è infine la maturazione di uno dei cineasti più importanti del cinema contemporaneo. La sua dialettica fra cinema classico bianco e cultura afroamericana giunge in questa pellicola al suo compimento. Ormai marchio di fabbrica sono i grandangoli alla Orson Welles nei primi piani, che vengono immediatamente affiancati da intermezzi ispirati dai video Hip-Hop dell’epoca d’oro di MTV. Anche sotto l’aspetto formale, l’opera di Spike Lee diventa uno specchio della condizione dei neri americani: il bisogno di far parte di una nazione che da sempre ha voluto escluderli, il riconoscimento della loro cultura come parte integrante della società statunitense. La grandiosa e sempre eccitante mescolanza di stili, soluzioni registiche e scelte di montaggio, è una testimonianza storica di come un popolo oppresso abbia bisogno di esprimersi.
Ancora oggi attuale e provocatorio, Do the Right Thing di Spike Lee rimane una pietra miliare. Il film è un atto artistico e politico che, come un bidone della spazzatura scagliato contro la vetrata di una pizzeria, si impone senza scuse nella storia del cinema.
Dal 2015 Birdmen Magazine raccoglie le voci di cento giovani da tutta Italia: una rivista indipendente no profit – testata giornalistica registrata – dedicata al cinema, alle serie e al teatro. Oltre alle edizioni cartacee annuali, cura progetti e collaborazioni con festival e istituzioni. Birdmen Magazine ha una redazione diffusa: le sedi principali sono a Pavia e Bologna.
Aiutaci a sostenere il progetto e ottieni i contenuti Birdmen Premium. Associati a Birdmen Magazine – APS, l‘associazione della rivista.