Umano, troppo umano: “Don’t worry”

Gus Van Sant ha deciso, per la seconda volta nella sua ormai trentennale carriera, di misurarsi con un film biografico. Lo fa dieci anni dopo Milk  (2008), raccontando unastoria più intima e decisamente meno nota al pubblico europeo. Quella che si conferma essere una costante del suo Cinema è invece l’altissima attenzione riservata al mondo interiore del suo protagonista, il vignettista tetraplegico John Callahan. Non lasciatevi ingannare da trame e trailer: non ci troviamo di fronte alla vicenda tipo di un qualunque inspirational-movie, genere che pure Van Sant ha toccato con Good Will Hunting  (1997). Don’t worry  (2018) è la celebrazione della mediocrità, la dimostrazione che, di dispregiativo, quel termine ha davvero poco.

 

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L’articolo è stato pubblicato il 2 Settembre 2018 sul sito http://inchiostro.unipv.it/

 

 

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