La quinta stagione – La ferma inquadratura

La quinta stagione (2012), di Brosens e Woodworth.

«Dai Fred, canta». Il gallo immobile di fronte a un uomo anziano ha appena defecato. Il calore che emana è speculare a quello prodotto dalle parole dell’uomo, è condensa. L’imitazione del canto del gallo, tentativo ancora pacato e forse incuriosito di spingere la bestia a cantare, è accolta dall’attacco della colonna sonora di Michel Schöpping. Un campo lungo introduce la notazione temporale: inverno. Alice (Aurélia Poirier) lo attraversa per intero, e chiama Thomas (Django Shrevens) con un verso animale solo nel cambio inquadratura. La regia si movimenta, Alice corre e la macchina è inseguitrice. Ancora due inquadrature statiche, direi teatrali perché è l’attore che vi si muove all’interno, come nel cinema delle origini. Potremmo trovarci una dialettica primitivo-moderno. In realtà il film è tutta questa dialettica, e la ricorrenza altissima di queste inquadrature fisse che lasciano al proprio interno che l’uomo o l’animale si muovano, queste inquadrature sono la più intensa cifra autoriale del duo registico. È stato connotativo, non elementare vezzo estetico, piuttosto manque, cioè mancanza (con sottrazione) di significato al fine di produrre significato tramite la relazione tra significanti.


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L’articolo è stato pubblicato il 20 aprile 2018 sul sito http://inchiostro.unipv.it/

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