Quelli di Grock: un caffè al circo dei vizi

All’apertura del sipario, è evidente che la Bottega che intrattiene con le sue torbide vicende non ha fattezze lagunari: una manciata di elementi ben collocati, dalle sacche di chicchi tostati al tavolino in ferro battuto, rendono il caffè un’appendice integrata di una sorta di Moulin Rouge déclassé. Poi, la conferma, perchè da Quelli di Grock non possiamo aspettarci un Goldoni vestito di tradizione: la scena diventa un casinò di periferia, giacche zeppe di paillettes sfilano una dopo l’altra, il canto corale irrompe e le prime battute vengono pronunciate al microfono. L’intuizione superficiale è che assisteremo alla rottura della quarta parete, alla ricerca del diretto contatto con la sala, ma la strategia è più sottile: gli strumenti del genere cabarettistico vengono impiegati per trascinare lo spettatore nel vascello dei vizi e della perdizione, per corteggiarlo senza ricorrere al richiamo evidente ma ricreando con grande efficacia la casa dell’oblio.

La bottega del caffé

Ma se la notte è ossessionata dalla ricerca della fortuna, “il mattino ha l’oro in bocca” per i lavoratori come Ridolfo, bottegaio che sbircia senza malizia nelle vite degli altri, confessore involontario che ha il privilegio di servire il caffè in silenzio; al suo fianco, Trappola, apparentemente un trapezista dell’ex-URSS, a costituire l’altro polo della galassia tematica. C’è una verità incontrovertibile che i due oppongono reciprocamente: il denaro può alleggerire questa vita, e c’è da scegliere tra lo sporco azzardo e la pulizia delle tazzine da caffè. Le parti si confrontano inizialmente in sordina, mentre con lentezza rituale si costruisce il ritmo: i dialoghi che si tendono da un lato all’altro della scena, ricreando il passaggio dalla bisca al cafè senza soluzione di continuità, vengono integrati a cadenza regolare dall’ingresso di un terzo personaggio che sgomita per assicurarsi la centralità, collocandosi simmetricamente tra i primi due, e per raccontarsi ad una sorta di orecchio invisibile diluito tra i fumi delle moche e quelli attorno alle roulette.

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L’articolo è stato pubblicato il 5 marzo 2018 sul sito http://inchiostro.unipv.it/.

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