Brecht allo Spazio DiLà: Raucherinnen (in Strapse)

La Storia è orrenda, senza humor.

– Bertolt Brecht

Che cosa deve il teatro, tutto il teatro, a Bertolt Brecht?

Gli deve lo straniamento (Verfremdungseffekt, in inquietante e teutonica prosa tecnica). Gli deve la possibilità di animare in scena le peggiori e più infime pulsioni umane, dipingendole in tutta la loro desolante pochezza, senza il rischio che gli spettatori possano identificarsi con coloro che ne sono afflitti e riprodurne i comportamenti da questo lato del sipario.

Nessun melodramma, nessuno struggimento della rappresentazione: il Teatro, a differenza della Storia, lo humor ce l’ha. E quello di Brecht è caratterizzato da un’infinita, spietata, laconica e festosa ironia, aperta qua e là a spezzoni musicati che, nel parodiare con non minore ferocia lo spettacolo di grande consumo, ridono in faccia al marciume dell’umanità. Mackie Messer dell’Opera da tre soldi di strehleriana (e recentemente micheliettiana) memoria irrompe pomposo in scena mentre il suo storico tema musicale si premura di elencarne le malefatte, gli assassinii e gli infanticidi; Mr. Puntila dell’omonimo testo risulta addirittura simpatico nell’urlare al mondo il suo desiderio di volerlo tutto quanto per sé, per poterne fare la sua personale “Puntiland”.

È con le parvenze del disinteresse clinico e crudele – orientato alla comprensione critica – che Brecht allestisce la sua grottesca commedia dell’umano in scena.

E davanti a un così tragico Carnevale, lo spettatore non sa mai se ridere o piangere.


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L’articolo è stato pubblicato il 22 febbraio 2018 sul sito http://inchiostro.unipv.it/

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