Questioni di vita o di morte

Teli bianchi che tagliano la superficie scura del palcoscenico: sono linee direttive per i corpi degli attori che le usano per cercarsi, per toccarsi, per costruire una vita prima e una vita dopo la tragedia.

Fisico, sempre fisicissimo il teatro di Cesar Brie. Per il regista e attore argentino che ha fatto del palcoscenico la sua patria di esiliato, il teatro rimane sempre politico – nella sua accezione etimologica e sociale – e il corpo non è il suo strumento ma il suo campo di battaglia.

Tanto più vero per la produzione di Eco di Fondo che porta il testo di Brie sul palco dell’Elfo Puccini. Ispirato alla vicenda di Eluana Englaro, di cui ricalca modalità e tempistiche, Orfeo e Euridice è una favola moderna in cui i due sposi si chiamano Giulia e Giacomo e l’Inferno dei non morti è la sala spoglia della terapia intensiva. Orfeo non canta ma urla: questa Euridice non può tornare indietro e quindi va lasciata andare. La morte è un dono, è una promessa fatta guardandosi dritti negli occhi.

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L’articolo è stato pubblicato il 18 febbraio 2018 sul sito http://inchiostro.unipv.it/

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