3% – una sceneggiatura e un cast insufficienti per una serie che funziona

Non capisco perché io abbia cliccato sull’insignificante icona di 3%, col catalogo Netflix che stracciava la mia salute mentale con promesse vitali e dinamiche contrattuali dipendenti, non capisco neppure come abbiano fatto gli autori a chiamare una serie in questo modo: ogni volta che tocca citarla mi disarticolo le dita e su google la ricerca è ambigua.

Già dai primi secondi la sceneggiatura appare scritta da un nostalgico orwelliano con poco talento; l’ambientazione è con certezza (ne riconosco gli angoli, gli odori, la sporcizia) il magazzino di mio nonno con la Jeep della guerra mondiale e le casse colme di spazzatura; gli effetti speciali sembra siano stati affidati al vicino di casa indiano bravo coi computer e parimenti direi la grafica 3D, non abbastanza curata, probabilmente neppure necessaria. I costumi pessimi, affittati al centro mail della Decathlon; la maggior parte degli attori sono stati raccolti dalla strada (un desiderio avanguardistico di mimesi del reale?) per partecipare ad una puntata speciale de Il Segreto… eppure, cosa devo dire, l’ho vista tutta: funziona. Dirò di più: rapisce.


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L’articolo è stato pubblicato il 25 marzo 2017 sul sito http://inchiostro.unipv.it/

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