Logan, il falso cinecomic riuscito a metà

Sin dai suoi primi minuti, si capisce che Logan non sarà il solito cinecomic patinato della Marvel, bensì un concentrato di violenza inaudita, sangue a badilate e disperazione psicologica. Il politically correct è abbandonato in favore di artigli che non si limitano a graffiare, ma spolpano crani, di rabbia non controllata, ma incoraggiata. Sembra che tutto vada a confluire in un fiume di sangue stile Walking Dead, ma non è così. A selvaggi combattimenti corpo a corpo, fanno seguito sequenze di grande pace, di vita quasi familiare. Logan, lo dice bene il titolo, non è più Wolverine, è un’autista di limousine, un uomo in un mondo di uomini.

Old Man Logan, di Millar e McNiven, è il fumetto da cui questa storia è liberamente tratta, e contribuisce a rendere finalmente giustizia cinematografica a questo amatissimo personaggio, finora sfortunato nei precedenti capitoli. Tuttavia, la perfezione sembra non essere possibile, perché se Hugh Jackman sfodera una performance degna di una medaglia, qualcosa nella trama non regge e fa crollare un potenziale capolavoro, trasformandolo in un bel film.


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L’articolo è stato pubblicato il 14 marzo 2017 sul sito http://inchiostro.unipv.it/

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