Il Cime tempestose di Emerald Fennell è magnifica ossessione sull’eccesso
«Chi era quella donna, che lo aveva legato a sé tanto strettamente da portargli via il mondo intero, morendo?»
(Georges Rodenbach, “Bruges la morta”)
Difficile oggi con certi film arrivare in sala e farsi cogliere totalmente dalla sorpresa. Tante, a volte troppe, sono le immagini che mesi prima circolano sui social: anteprime e ospitate tv in method dressing, meme, clip, teaser e trailer lunghissimi ci preparano ai titoli di punta della stagione.E poi misurarsi con uno dei più grandi misteri della letteratura genera sempre un certo chiacchiericcio, con tanto di barricate preventive o fenomeni TikTok su come leggere il romanzo. Ancor di più se si scelgono come protagonisti due delle più note star del momento, che già incarnano dei ruoli precostruiti, Margot Robbie e Jacob Elordi, qui rispettivamente Catherine e Heathcliff.
Emerald Fennell non si è fatta certamente spaventare dall’unico romanzo di Emily Brontë realizzando un adattamento massimalista e sfrenato che si concentra prevalentemente sull’ossessione amorosa e portando sullo schermo ciò che forse ogni lettore ha immaginato leggendo di quell’amore tanto potente, quanto maledetto. Diversi autori e autrici si sono misurati con il testo pubblicato nel 1847, molti i film per il cinema e la televisione, tra questi il gotico di William Wyler che nel 1939 dà il ruolo di Heathcliff al grande Laurence Olivier, fino al tormento funereo di Abismos de pasión diretto da Luis Buñuel. Jacques Rivette, invece, nel 1985 ne propone una sorta di coming of age, mentre nel 1992 Catherine e Heathcliff sono interpretati da Juliette Binoche e Ralph Fiennes in un film tutto sommato pedissequo alle pagine di Brontë. E poi ancora 2011 Andrea Arnold realizza la sua versione con un’operazione diametralmente opposta a quella di Fennell, agendo per sottrazione, tra silenzi incessanti e suoni di una natura pervasiva.

Data l’impossibilità di adattare un’opera così complessa e densa, quasi ogni trasposizione cinematografica si concentra spesso essenzialmente sulla prima parte, quella più relativa alla tensione amorosa dei due protagonisti nonché al dualismo dei luoghi e di chi li abita: gli Earnshaw di Wuthering Heights che vivono nella miseria, sanguigni e passionali, e i Linton di Thrushcross Grange, famiglia ricca e raffinata di una pacatezza volta a celare la repressione degli istinti.
Anche Fennell sceglie di addensare tutto sul contrasto di temperamenti e spazi e di far convergere il cuore pulsante della storia nella passione bruciante tra Cathy e Heathcliff. Tutto virato verso un’estetica eccessiva, a partire dalle scelte cromatiche delle due località in opposizione che sono il teatro delle vicende. L’operazione, perciò, calca la mano sui costumi eccentrici che non mancano di accessori e dettagli contemporanei (di richiamo coppoliano, padre e figlia), su design e arredi sfavillanti della villa degli Earnshaw con pavimenti cremisi o attraverso il surreale camino di mani di gesso – a instillare l’origine gotica del testo e le presenze infestanti. Tutt’altro, invece, per la casa decadente e tetra dei Linton, un luogo buio e respingente per la giovane Catherine che deve divincolarsi tra animali scuoiati e pozze di sangue, dimora di rabbia e conflitti dove solo due anime simili e selvagge come quelle di Cathy e Heathcliff trovano la genesi di un impetuoso legame.

Se la prima parte del film risulta un tantino sghemba e affrettata nell’introdurre i personaggi e delineare la narrazione, nel momento in cui assistiamo al cambiamento di Catherine dopo il periodo passato presso i Linton, esplode in tutto il suo furore estetico. Il matrimonio con Edgar (Shazad Latif), infatti, sancisce il dilagare della rabbia vendicativa di Heathcliff e dell’infelicità di Catherine. Qui la regista britannica opera la sua personale interpretazione – oggetto di molte critiche – mostrando la passione dei due amanti in diverse scene di sesso e in un irrefrenabile desiderio di unione – momenti nel romanzo mai espressamente descritti, ma senza dubbio evocati.
Un ulteriore elemento di interesse, che emerge senza alcun filtro, è la tensione sadomasochistica, una dinamica piuttosto presente nel romanzo di Brontë attraverso allusioni e rimandi disseminati nelle sue pagine. L’attrazione erotica tra Heathcliff e Cathy, oltre ai primi accenni affidati ai metaforici liquidi mostrati qui e lì, trova il suo primo momento esplicito in una scena di voyeurismo legata rapporto quasi BDSM dei servi Joseph (Evan Mitchell) e Zillah (Amy Morgan). Heathcliff e Cathy – lei bendata dalle mani di lui – assistono alla scena, presenti ma impossibilitati ad agire per timore di essere scoperti. Inoltre, tutti i personaggi sembrano trarre piacere dal tormentarsi a vicenda, oscillando continuamente tra il ruolo di vittime e carnefici: Cathy e Heathcliff, Cathy e il marito Edgar, consapevole della relazione fedifraga; Heathcliff e Isabella (Alison Oliver), che accetta maltrattamenti e umiliazioni ma riesce, a sua volta, a tenere Heathcliff sotto scacco; e soprattutto Cathy e Nelly (Hong Chau). Quest’ultima, narratrice inaffidabile nel romanzo, diventa qui la catalizzatrice degli eventi, assumendo da un lato il ruolo più ambiguo, ma anche quello maggiormente in continuità con il discorso sociale e di classe presente nel testo.
Pertanto, ingiustamente accusato da molti di superficialità e formalismo, questa rielaborazione tende piuttosto a fare dello stile una delle possibili chiavi di accesso ad alcuni dei tanti interrogativi e complessità tematiche che il testo contiene.

Il Cime tempestose di Emerald Fennell è un mèlo perseguitato dall’eccesso stilistico di Douglas Sirk passando per il candore inquieto di Balthus e la voracità animalesca delle pagine erotiche Bataille, fino ai giochi di prestigio di Baz Luhrmann. Fennell spoglia la storia della complessità degli accadimenti e la riduce al desiderio sessuale dei due amanti, mentre l’esagerazione della forma viene utilizzata per disseminare indizi e dettagli di una complessità letteraria che mai il cinema potrà restituire. E se il romanzo di Emily Brontë, dalla struttura ellittica, inizia laddove finisce, non abbiamo necessariamente bisogno di vedere il fantasma di Cathy invocato da Heathcliff sul letto di morte: lo sentiamo nel vento della brughiera, nella pioggia incessante, nel blu del cielo che sta per schiudersi.
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[…] possedere, ma questo Cassie mica lo dice). Nate e Cassie ripropongono a modo loro quella scena di “Cime Tempestose” di Emerald Fennell, dove Heathcliff costringe Isabella a un pet play consenziente solo perché […]