Frieren: Oltre la fine del viaggio – Tutto comincia dove tutto finisce
IIl Re Demone è stato sconfitto, la Capitale si illumina a festa per consacrare l’inizio di un’epoca di pace e i quattro avventurieri che l’hanno resa possibile: l’eroe Himmel, il guerriero nanico Elsen, Heiter il prete ubriacone e la Maga elfa Frieren. Nostalgici ma grati per un passato condiviso, rivolgono lo sguardo verso un cielo tempestato da una pioggia di comete, in attesa di un futuro che li ricollochi nel mondo. Frieren – Beyond Journey’s End ci mette di fronte ai postumi di una grande battaglia lasciandola fuori campo: non racconta l’avventura ma quello che resta quando l’avventura è diventata memoria, ciò che accade dopo che le strutture mitiche hanno esaurito le proprie funzioni.

Distribuito nell’autunno del 2023 – figlio del manga di Tsukasa Abe e Kanehito Yamada – Frieren è un post-fantasy di nuova generazione. Dello stesso periodo sono i manga Delicious in Dungeon (Ryoko Kui) e Atelier of Witch hat (Kamome Shirahama) un trittico che rispolvera il fantasy di ispirazione tolkieniana che negli ultimi anni sembrava appannaggio esclusivo degli isekai. Il setting medievale non è più soltanto un universo alternativo di esperienza, un’ occasione di fuga dalla realtà, ma il quid di un racconto che semmai esplora un nuovo orizzonte eroico possibile o, nel caso di Frieren, la fine dell’eroicità e il post-mito. Quando l’epica non è più un orizzonte praticabile, perché le gesta sono già compiute, si offrono allo sguardo nuovi territori esistenziali da percorrere e nuove forme di attraversamento per i nostri ex eroi. Frieren ricomincia da qui il suo viaggio, dopo che la vecchiaia ha colpito i suoi vecchi amici e la morte ha portato via Himmel, alla ricerca dei più bizzarri grimori e alla scoperta della propria “umanità”.

Frieren rivoluziona il fantasy secondo le logiche dello show cinema, a partire proprio dalla differenza di specie tra i protagonisti. Frieren è un’elfa immortale che ha compiuto un viaggio eroico senza percepirne davvero il peso emotivo, i suoi compagni, al contrario, hanno vissuto quell’esperienza come irripetibile. La brevità del tempo umano entra in collisione con l’ eternità del tempo elfico, e in questa asimmetria si innesta l’intero percorso della protagonista e di noi spettatori.

Tutta la rappresentazione animata si fonda su questa “etica della temporalità” dove è il quotidiano a imporsi come nuovo orizzonte degli eventi. Tempi lenti, paesaggi contemplativi tinti come su tela si susseguono lungo una narrazione che parla di sosta e permanenza. La pulizia della spiaggia di Granz Channel durata mesi, far fiorire un campo di blue-moon weed, aspettare l’alba, accettare missioni inutili per grimori ancor più inutili: una carrellata di scelte che ricordano molto della cinematografia moderna nel suo spostare l’asse dall’evento all’esperienza. Frieren imparerà a stare nel tempo breve, a riconoscere il valore dei “qui e ora”, medicando la ferita più profonda dell’intero anime: l’impotenza riguardo l’irripetibilità degli eventi.

Questa scelta investe anche la scrittura e la costruzione dei personaggi, che in Frieren abbandonano qualsiasi residuo di monumentalità. Frieren stessa è un’eroina atipica: tenera e distante, potentissima e insieme goffa, incapace di aderire alle convenzioni umane ma profondamente attratta dai loro rituali domestici. La sua ossessione per grimori apparentemente inutili – come quelli che permettono di guardare sotto le tuniche delle persone – è rivelatrice: la magia non serve a dominare il mondo ma a risolvere problemi minimi. Anche gli altri personaggi si muovono su questa linea: Fern, rigorosa e ipermatura, e Stark, guerriero impacciato e vulnerabile, non incarnano virtù o anti-virtù shonen ma realistiche tendenze umane. Frieren costruisce così una galleria di figure che non chiedono di essere ammirate ma fanno dell’imperfezione una forma di profondità narrativa.

Frieren non è solo un anime atipico ma radicalmente contro-intuitivo rispetto alle nostre abitudini di fruitori. Eppure ci conquista, flettendo l’urgenza del prossimo episodio nel bisogno di far durare questo viaggio il più a lungo possibile. Il tempo è un medicamento nel suo frapporsi tra noi e gli eventi, perché non sempre siamo immediatamente attrezzati per avere coscienza di ciò che ci accade. Nei rarefatti momenti di pura bellezza che ci offre Frieren assistiamo al ritratto possibile della figura del senso: un bocciolo dalla lenta fioritura, una creatura visibile solo quando la sua immagine si deposita chiara nel nostro memoriale.

Il tempo postumo, il “dopo” i titoli di coda è una dimensione sconosciuta perché non fa più parte della storia, ma può rivolgerle uno sguardo maturo. Frieren mette in scena lo doppia vita delle esperienze, pulsanti mentre accadono e livide quando ritornano. La partecipazione agli eventi ci registra eternamente in un momento irripetibile, ma la memoria può farvi ritorno solo nella funebre veste della distanza. Il viaggio di Frieren è l’accettazione della morte degli eventi, dei defunti, e l’esplorazione di quella risonanza che da questi si propaga quando volgiamo loro lo sguardo. Così i morti diventano vivi e le storie si riattivano sempre più significative in quella forma fantasmagorica che è la loro immagine (mentale o animata che sia).
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