Tutto lo Street Fighter audiovisivo prima del 2026
La terza trasposizione cinematografica di Street Fighter, nelle sale il prossimo anno, non arriva con alle spalle solo i due precedenti adattamenti per il grande schermo. Negli anni la saga di arti marziali targata Capcom ha saputo diversificare le proprie incursioni nei diversi media audiovisivi, creando un vasto assortimento di film, OVA, serie TV ed animate che vale la pena rispolverare (come abbiamo fatto per Tekken, rigorosamente in ordine cronologico) per meglio apprezzare il prossimo film di Kitao Sakurai. Cominciamo allora con…
Street Fighter II – The Animated Movie (1994)

Ancora oggi e a ragione considerato il miglior film sul franchise, Street Fighter II – The Animated Movie del maestro Gisaburō Sugii è un adattamento pressoché perfetto non solo dell’omonimo gioco, ma anche di tutta la lore di Street Fighter, almeno fino alla prima metà del 1994. Basato su Super Street Fighter II, il film è l’esempio perfetto di come si possa adattare un videogioco di arti marziali giapponese senza sacrificare niente in termini di violenza (qualcuno ha detto Chun-Li vs Vega?), profondità dei personaggi e fedeltà al materiale originale. Il film è importante anche per aver di fatto definito l’estetica di Street Fighter e dei picchiaduro 2D negli anni a venire, a cominciare proprio dalla saga di Street Fighter Alpha che adotta e adatta lo stile dell’anime a un gameplay frenetico e determinante per la storia dei videogiochi. Street Fighter Alpha infatti è il patriarca dei cosiddetti “anime fighters”, ovvero di tutti quei picchiaduro caratterizzati da un gameplay frenetico, combo lunghe e uno stile grafico che si rifà apertamente ai manga e agli anime. In altre parole, se oggi abbiamo Arc System Works e i suoi Guilty Gear, BlazBlue, Dragon Ball Fighterz e il di imminente uscita Marvel Tokon: Fighting Souls, lo dobbiamo a Gisaburō Sugii e al suo Street Fighter II – The Animated Movie. Piccola curiosità: il film ricevette una sorta di sequel nel solo giappone, Street Fighter II: Return to the Fujiwara Captial, una sorta di video educativo su Fujiwara-Kyo, la prima capitale storica del Sol Levante.
Verdetto: Perfect
Dove vederlo: l’unica edizione italiana del film uscì in VHS nel 1996 distribuita da Terminal Video Italia. Da allora non c’è più stata alcuna re-release e i DVD anche PAL non contengono la lingua italiana. Quindi, rispolverate il vostro videoregistratore se non sapete l’inglese o il giapponese (o se siete fan dei doppiaggi italiani).
Street Fighter – Sfida Finale (1994)

Il 1994 poteva essere un anno grandioso per Capcom e Street Fighter, ma a rovinare una combo pressoché perfetta ci pensarono Capcom USA e Steven Edward de Souza con un film talmente mal riuscito da fare scuola. Le storie sul film si sprecano, da Jean-Claude Van Damme strafatto sul set, all’epica resistenza di Raul Julia che ci regalò una delle migliori interpretazioni della sua carriera – nonostante il cancro allo stomaco l’avesse già messo alla prova da tempo – assieme a una delle battute più iconiche dell’intera storia del cinema. Street Fighter – Sfida Finale è il classico film talmente brutto da fare quasi il giro e diventare leggendario. Diciamo “quasi” perché il Guile di Van Damme è praticamente un G.I. Joe rimpolpato di becero macho-atlantismo e non per gli standard attuali, ma per quelli degli anni ’90 (vi siete persi la presenza di soldati israeliani durante il suo discorso?). A Street Fighter – Sfida Finale però siamo debitori per la carriera di Ming-Na Wen, prima vera e autentica Chun-Li cinematografica e futura Agente May in Agents of S.H.I.E.L.D. Questo film lo ricordiamo anche per i Ryu e Ken più insignificanti mai realizzati e per la sovrapposizione “Charlie-Blanka” alla quale per fortuna la già citata serie Street Fighter Alpha ha posto rimedio.
Verdetto: lo stesso che avresti nel livello bonus in cui sfasci la macchina e premi un sacco di tasti a caso con qualche combo ben realizzata ma senza andare mai a segno.
Dove vederlo: in streaming da nessuna parte al momento, ma su YouTube trovate le parti “migliori”. Se siete particolarmente affezionati potete recuperarlo in home video.
Street Fighter II V (1995)

Torna Street Fighter in salsa anime e torna il grande Gisaburō Sugii in una serie che, nonostante le somiglianze estetiche, non ha nulla a che fare col film animato diretto da lui l’anno prima. Street Fighter II V è un’opera sperimentale che reinventa l’amicizia e la rivalità di Ryu e Ken e le relazioni tra i vari personaggi per un pubblico più giovane e generalista. Protagonisti adolescenti, situazioni inaspettate e una chiara ispirazione ai classici del genere come Hokuto no Ken. Non la serie migliore per familiarizzare col mondo di Street Fighter, ma comunque un buon prodotto che non lesina su violenza, dialoghi e pure profondità di scrittura. In particolare M. Bison risulta essere un personaggio più sfaccettato del classico villain ridanciano, almeno per gli standard del ’95. In Italia è ricordato soprattutto per la sigla d’apertura Tra cielo e terra cantata dai Dhamm, ma noi vi consigliamo anche la versione originale Kaze Fuiteru cantata da Yuki Kuroda.
Verdetto: You Win.
Dove vederlo: Prime Video (esiste anche un’edizione DVD italiana con tutti gli episodi ma ormai ha prezzi proibitivi).
Street Fighter – The Animated Series (1995)

Un giorno qualcuno scriverà un libro sulle serie animate americane degli anni ’80 e ’90 che si proponevano di continuare le vicende di film e blockbuster in un tentativo poche volte riuscito di creare un vero universo narrativo espanso. Quel libro inizierà ovviamente con The Real Ghostbusters indicandolo come esempio fulgido da seguire e inserirà la serie animata di Street Fighter come fulgido esempio di fallimento. Prodotta da Graz Entertaiment (non sorprendentemente già produttrice di una serie animata di G.I. Joe), la serie consta di 26 episodi divisi equamente in due stagioni e narra le vicende della squadra degli “Street Fighters” guidati da Guile «in lotta contro le forze del male». Benché sul versante grafico sia praticamente ricalcata sui disegni del gioco, la serie si propone come imbarazzante continuazione del film di Souza dell’anno prima, imbarazzante anche per gli standard del film. Un cartone da sabato mattina al di sotto della media, nonostante le diverse e apprezzabili incursioni di altri personaggi Capcom provenienti da Final Fight e Saturday Night Slam. Per poco non abbiamo avuto un crossover con la serie animata americana dei Darkstalkers (sempre di casa Capcom e prodotta anch’essa da Graz Entertaiment). Se oggi ricordiamo la serie è solo per il meme di Bison che esulta vittorioso.
Verdetto: Perfect (per l’avversario).
Dove vederlo: in streaming in Italia da nessuna parte ma Capcom non ha ancora avuto da ridire su chi l’ha caricata intera su YouTube.
Street Fighter Alpha – The Animation (2000)

Secondo lungometraggio animato di Street Fighter realizzato in occasione del decimo anniversario di Street Fighter II, Street Fighter Alpha: The Animation è un prodotto curioso e stuzzicante, ma con molti, troppi limiti derivanti da una direzione artistica confusa e contradditoria. Diretto dal veterano di Saint Seiya Shigeyasu Yamauchi e concepito come adattamento della serie Alpha (trilogia videoludica spin-off della serie principale ambientata tra Street Fighter e Street Fighter II), in particolare di Alpha 2, il film si propone di esplorare la storia e il passato di Ryu, ma lo fa introducendo inutili sottotrame e lungaggini superflue. Visivamente splendido con disegni e animazioni all’avanguardia e con un ritmo tutt’altro che noioso, il film ha il merito di aver consolidato il personaggio di Sakura oltre ad aver per primo abbozzato una backstory di Akuma, confermando alcuni dei già pochi elementi che trapelavano dai giochi. Niente comunque di quanto mostrato in questo film può considerarsi canonico per la lore originale. Merita una visione ma niente di più.
Verdetto: «What strength!! But don’t forget there are many guys like you all over the world.»
Dove vederlo: Da nessuna parte. No aspettate… si può acquistare legalmente su Steam?!
Street Fighter Alpha – Generations (2005)

Anche in questo caso ci troviamo di fronte a un prodotto atipico, quasi celebrativo, che ha saputo però ritagliarsi un suo spazio legittimo nella storia degli adattamenti di Street Fighter. Generations è un mediometraggio animato realizzato inizialmente per il solo mercato occidentale (arriverà in Giappone quattro anni dopo come contenuto speciale del secondo lungometraggio live action), nonostante la sua forte componente stilistica e produttiva nipponica. Anzi, in questo senso si tratta del prodotto più autenticamente giapponese di Street Fighter. Come per Street Fighter Alpha – The Animation, Generations si ambienta nel periodo degli Alpha e ancora una volta vi si esplora il passato di Ryu e in misura maggiore quello di Akuma. Molti elementi di questo anime saranno poi resi canonici nei fumetti Udon e nella lore del gioco, fatta eccezione per la rivelazione più lucasiana di tutte, ovvero che Akuma sarebbe il padre di Ryu. In buona sostanza ci troviamo di fronte a un prodotto di pregevole fattura sul lato artistico, ma non molto ispirato per quanto riguarda la scrittura che risente di molti tropi inflazionati della narrativa giapponese.
Verdetto: come una qualunque V-move di Street Fighter V. Spettacolare ma poco utile.
Dove vederlo: vale quanto detto per Street Fighter Alpha – The Animation.
Street Fighter IV – Legami che incatenano (2009)

Bisognerà aspettare il 2009 per avere il primo prodotto audiovisivo autenticamente canonico per la lore videoludica. Legami che incatenano è anch’esso un mediometraggio ambientato 9 mesi prima di Street Fighter IV (a sua volta seguito diretto di Street Fighter II). Si tratta di un prodotto corale che da un lato fa il punto della situazione per quanto riguarda i protagonisti principali, dall’altro presenta due new entry del quarto capitolo, Seth e soprattutto C. Viper. Non all’altezza dei precedenti prodotti animati sul lato visivo e d’animazione, il film è comunque un più che riuscito tentativo di introdurre i giocatori alla trama abbastanza complessa di Street Fighter IV, i cui filmati di apertura e chiusura dei vari personaggi sono realizzati con lo stesso stile grafico di questo film.
Verdetto: Carino ma prevedibile, come un hadoken.
Dove vederlo: se non avete recuperato l’edizione speciale di Street Fighter IV, che lo conteneva in formato Blu-Ray, potete recuperarlo abbastanza agilmente su YouTube.

Street Fighter – La leggenda (2009)

La leggenda di chi? Di cosa? Che leggenda? Queste almeno le domande che sorgerebbero spontanee se ci limitassimo al solo titolo italiano. Per fortuna (si fa per dire) il titolo originale di questa bislacca produzione è molto più esplicativo. Street Fighter – The Legend of Chun-Li è un tripudio di insignificanza e noia con innesti di coreografie imbarazzanti che qualche volta per sbaglio ricordano dei combattimenti. Il cuore del film è tutto nella vaghezza seriosa con la quale il regista (Andrzej Bartkowiak, già regista del pessimo Doom) e sceneggiatore (Justin Marks, sorprendentemente arrivato alla sala di scrittura di una serie come Shogun) intavolano una non-trama che tenta maldestramente di imitare, chissà per quale motivo, i Transformers di Micheal Bay. E non che il cast fosse di infima qualità. Nel ruolo della protagonista troviamo Kristin Kreuk, la Lana Lang di Smallville, Micheal Clarke Duncan come Balrog, Taboo (quello dei Black Eyed Peas) come Vega, Neal McDonough nei panni di un molto poco convincente M. Bison (ma avrà modo di rifarsi come Dum Dum Dugan nel MCU) e Robin Shou, il primo Liu Kang cinematografico, nei panni di un inspiegabilmente giovane Gen, personaggio che nel gioco è contraddistinto proprio dalla sua avanzatissima età. Realizzato probabilmente per cavalcare il successo di Street Fighter IV, il film ha solo l’involontario merito di non essere riuscito ad affossarlo.
Verdetto: Dan Hibiki.
Dove vederlo: ancora una volta lo streaming legale non vi verrà incontro, ma se non avete sprecato i soldi per la versione home video di Souza, potete a vostro rischio farlo qui.

Street Fighter Round One: Fight e Street Fighter – The New Challengers (2009-2011)

Una delle scelte più felici fatte da Capcom all’inizio del 2000 fu il sodalizio, tutt’ora ininterrotto, con l’allora neonata Udon Comics. I primi lavori originali della compagnia canadese furono proprio le collaborazioni con Capcom per il fumetto ufficiale di Street Fighter a partire dal 2003. A onor del vero, esistevano prima dell’arrivo di Udon moltissime iterazioni fumettistiche autorizzate da Capcom di Street Fighter, sia in formato comic book che in formato manwha, queste ultime particolarmente apprezzate in Italia e pubblicate da Jade Edizioni. Ma queste produzioni, benché autorizzate, erano in fin dei conti delle fan fiction estreme e poco aderenti alla trama e allo spirito dei giochi. Il fumetto Udon, d’altro canto, è ancora oggi il medium di riferimento per chiunque voglia approcciarsi al mondo e alle relazioni dei lottatori di Street Fighter e, benché la lore del fumetto non sia al 100% sovrapponibile con quella del gioco, rimane comunque il modo migliore per approfondirne l’universo narrativo. La stessa Capcom ha negli anni implementato nei capitoli della serie personaggi provenienti dai fumetti e i prequel ufficiali dei giochi a partire da Street Fighter IV sono di produzione e competenza di Udon. Non ci sarà da stupirsi se il film in uscita di Kitao Sakurai pescherà a piene mani da questi fumetti. Vista la loro grande popolarità, Capcom attraverso Eagle One Media decise di trasporre i primi quattordici numeri della serie regolare in motion comic. Il risultato è un lavoro di fattura altamente pregiata, in particolare per musica, doppiaggio e effetti sonori, rilasciato in due DVD rispettivamente nel 2009 (Round One: Fight!) e nel 2011 (The New Challengers). Un’opera essenziale per familiarizzare, questa volta sì con cura e dovizia di particolari, col mondo di Street Fighter. I due volumi, come del resto i fumetti dal quale provengono, adattano il periodo della storia di Street Fighter Alpha, arrivando a preparare il terreno per Street Fighter II, il capitolo più importante della serie. Se volete arrivare un minimo preparati al film del 2026, vi consigliamo caldamente di recuperare questi due capolavori.
Verdetto: (quasi) Evo Moment 37.
Dove recuperarlo: i DVD si trovano abbastanza facilmente a prezzi non proibitivi online (non esistono doppiaggio o sottotitoli in italiano).
Super Street Fighter IV (2010)

Chi conosce il mondo di Street Fighter sa bene che Capcom ha il vizio dolceamaro di rilasciare diverse versioni dello stesso gioco almeno fino all’anno prima del capitolo successivo. Super Street Fighter IV è la seconda versione del pluripremiato quarto capitolo, con arene e personaggi aggiuntivi di cui il più popolare è Juri: un’artista marziale sudcoreana, nonché la prima autentica villain femminile della serie. L’edizione speciale per Xbox 360 del gioco dava diritto a un codice esclusivo per scaricare e vedere sulla propria console l’OVA Super Street Fighter IV, un corto di poco più di mezz’ora con protagonista proprio Juri. Realizzato da Gonzo, lo stesso studio che ha realizzato Afro Samurai, questo OVA possiede uno stile grafico inusuale che ricorda le baroccaggini di JoJo senza però condividerne il fascino. Benché si tratti della seconda produzione autenticamente legata al canone videoludico, la storia di Juri non merita più di una visione. Interessante lo scontro con Chun-Li e utile se si vuole conoscere il destino delle “Dolls” di Bison, ma per il resto è un lungo prologo al gioco omonimo.
Verdetto: Esattamente ciò che Juri pensa dei suoi avversari: interessante all’inizio, ma deludente verso la fine.
Dove vederlo: non affannatevi a cercare di recuperarlo nella costosissima Collector’s Edition per il 25esimo anniversario della serie e accontentatevi di ciò che YouTube ha da offrire.

Street Fighter: Assassin’s Fist (2014)

Gli anni ’10 del 2000 furono anni particolarmente prolifici per i progetti fan-made. Solo per Street Fighter nell’arco di sei anni si contano ben sei produzioni. Due di queste – Street Fighter: Legacy (2010) e Street Fighter X Tekken: The Devil Within (2012) – mostrarono al pubblico cos’erano in grado di fare dei fan particolarmente motivati e competenti. Legacy in particolare ha almeno due meriti; l’aver riscattato Jon Foo da quell’orrore che è il film di Tekken del 2010 e l’aver dato vita a una progetto ancora più ambizioso, ovvero Street Fighter Assassin’s Fist. Come per Legacy, Assassin’s Fist è il frutto di un team-up tra due professionisti e appassionati, Joey Ansah e Christian Howard, il primo proveniente dal mondo degli stunt e della trilogia di Bourne, mentre il secondo un attore e artista marziale che aveva già prestato il suo volto e il suo corpo per interpretare Ken Masters proprio in Legacy. Grazie al suo grande successo, almeno per un prodotto artigianale e semi-indipendente, Assassin’s Fist (traduzione letterale dell’Ansatsuken, lo stile di lotta di Ryu e Ken) ha conosciuto tre diverse distribuzioni ed edizioni. Come web-serie in 12 episodi pubblicata su YouTube da Machinima, come serie TV da sei episodi per qualche tempo disponibile doppiata in italiano su Netflix e come film in formato home video (DVD e Blu-Ray, ma non in Italia). Il successo è ben meritato, trattandosi di un lavoro estremamente curato ed appassionato. Una vera e propria origin story di Ryu e Ken, del loro maestro Gouken e della loro nemesi Akuma. Quest’ultimo, nella duplice veste di Gouki (Gaku Space) e Akuma (lo stesso Joey Ansah) è sicuramente il personaggio meglio approfondito e chi ha seguito tutte le iterazioni audiovisive della saga non potrà non notare le citazioni e i rimandi ai lavori precedenti, in particolare a Street Fighter Alpha: Generations. Ryu invece ha il volto Mike Moh, attore e artista marziale che negli anni a venire avremmo rivisto come Triton in Inhumans e come indimenticato Bruce Lee in C’era una volta a Hollywood. Dal momento che è previsto che Akuma torni nel film di Sakurai, è caldamente consigliato che vi recuperiate questo piccolo miracolo, acclamato da pubblico e critica come uno dei migliori adattamenti di sempre per un videogioco.
Verdetto: Shun Goku Satsu.
Dove vederlo: Se non volete recuperarvi il DVD o il Blu-Ray, YouTube ospita ancora la serie completa sia in italiano che in lingua originale.

Matador (2014)

La quinta produzione fan-made di Street Figther fu presentata agli EVO (il principale torneo internazionale di picchiaduro) nel luglio del 2014. Un cortometraggio su Vega, il ninja spagnolo affetto da una sanguinolenta forma di narcisismo. Nessuno sentiva la necessità di approfondire la storia di uno dei personaggi più odiati, per quanto iconico, della saga ed era estremamente facile sbagliare tutto. E invece Matador, di Vahe Gabuchian (già regista tre anni prima di un delizioso mockumentary su Balrog, presentato sempre agli EVO) riesce inspiegabilmente a essere pure bello e interessante. Un’immersione nella violenza patriarcale e nei traumi che essa lascia e la genesi di un sociopatico violento, il tutto condito da una insana dose di cattolicesimo. Matador è l’origin story su Vega di cui non sapevamo di avere bisogno.
Verdetto: Bloody High Claw.
Dove vederlo: Qui.

Street Fighter: Resurrection (2016)

L’ultimo prodotto audiovisivo di Street Fighter risale al 2016, nell’ambito della promozione di Street Fighter V. Furono richiamati Mike Moh, Christian Howard, Joey Ansah e in generale buona parte dell’apparato produttivo di Assassin’s Fist. Cosa poteva andare storto? In realtà, andò storto tutto. Niente in questa web-serie funziona, se non i combattimenti che da soli però non bastano a sconfiggere la principale antagonista, la noia. La serie doveva fungere sia da sequel ad Assassin’s Fist, sia e soprattutto da prequel ufficiale al quinto capitolo della serie videoludica ma ciò che rimane è un prodotto sconclusionato e quasi deforme come Charlie Nash. Difficile capire cosa sia andato storto, se i ristretti tempi di produzione oppure la frustrazione degli attori stessi che avevano già in cantiere un altro progetto basato questa volta su Street Fighter II e poi accantonato proprio per Resurrection. Una grande occasione sprecata per Howard e Ansah ai quali comunque saremo sempre grati per Assassin’s Fist.
Verdetto: tipo un piatto di El Fuerte. Cose mischiate a caso.
Dove vederlo: fino a qualche anno fa era possibile vederlo su TimVision coi sottotitoli italiani. Per i più temerari, oggi c’è YouTube.
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