La voce arcaica del mito – Tragùdia, di Alessandro Serra
È il nero opaco, materico, pastoso delle quinte a far precipitare il pubblico nell’atmosfera arcaica che, insieme all’incenso, avvolge la serata. Un nero che richiama il sortilegio delle streghe della precedente creazione di Alessandro Serra, Macbettu (premio Ubu come Spettacolo dell’anno 2017), la cui potenza ancora riverbera nella memoria. È il nero delle prefiche e della “terra del rimorso”; il colore del sacro, del rito pagano. Il nero della Calabria, dove Serra ha recuperato il grecanico, dialetto aspro e ruvido, lingua in via d’estinzione ma ancora viva, in cui si esprimono gli attori di Tragùdia. Il canto di Edipo, andato in scena a Roma dal 4 al 7 ottobre 2025.

La storia è nota: Tebe è devastata dalla peste. Il re Edipo, uomo tanto intelligente da aver risolto l’enigma della Sfinge, è ora invocato come salvatore. Il popolo lo supplica in un coro vorticoso e dionisiaco, che pietrifica come una liturgia ortodossa: è il tremendum del sacro, del tirso e di Bacco, degli dèi di Efeso. Un Tiresia posseduto dal dolore rivela la maledizione: la città sarà liberata solo uccidendo l’assassino di Laio – ovvero Edipo stesso.
Nel gioco magistrale di luci e ombre, che sul palco disegnano diagonali caravaggesche, si inscena la dialettica della ragione: l’eroe del logos è anche l’origine della sventura, il colpevole, il portatore di tenebra. Si scontra con il cognato Creonte, consulta l’oracolo di Delfi, incontra viandanti ubriachi: episodi in cui il teatro di Serra si fa corpo, mettendo al centro l’ebbrezza della carne e la nuda vita sospesa per definizione tra umano e non umano.

Edipo è un Macbeth avant la lettre: protagonista dal destino infausto, segnato dal sangue, che oltrepassa il limite e nel riconoscimento della propria colpa trova la rovina. In Tragùdia, come già in Macbettu, il cuore pulsante è corale: canti estatici sostenuti da un’elettronica esplosiva costruiscono un ritmo incalzante, mentre i pannelli delle quinte si trasformano in rampe. Gli eventi precipitano: Giocasta scopre d’essere madre e moglie e si uccide; Edipo, sconvolto, si acceca. L’accecamento, non mostrato ma evocato da grida nel buio – nel nero – traghetta alla seconda parte dello spettacolo.
Il ritmo rallenta, i colori si schiariscono: compaiono le Eumenidi, vestite di bianco, e le scene si fanno di legno chiaro, luminose. L’azione si sposta ad Atene, dove Edipo, accompagnato da Ismene e Antigone, chiede perdono e ospitalità a Teseo. Ma a Tebe il conflitto continua: ora governa Creonte, mentre Polinice – in un breve monologo da capogiro di vigore e polvere – reclama il trono ed esprime tutta la sete di potere che la tragedia greca condanna mettendo in scena.

Serra ha disegnato con successo un’esperienza estetica che riaccende le origini musicali della tragedia greca, dove suono, parola e movimento si fondono in rito collettivo. Rianima la dimensione esoterica del linguaggio e del gesto, producendo una catarsi per immagini: il grecanico, lingua arcaica e refrattaria al senso, diventa vibrazione, mezzo non di comunicazione bensì di ascesi, suono che esce dal corpo solo per ritornarvi.
«La morte è dove il dolore si sposa con il dolore»: come uscire, allora, da questo vortice? Più del desiderio di vendetta, più del piacere del dominio, è ‘amore’ la parola che dissolve il conflitto. Edipo, nudo, rassegnato, la pronuncia prima di essere risucchiato nell’abisso dell’oscurità da cui era emerso. Una parola che, dopo millenni, resta inascoltata – sepolta dal frastuono delle bombe che oggi devastano la Palestina, di cui sul palco appare, come un ultimo appello silenzioso, la bandiera.
Dal 2015 Birdmen Magazine raccoglie le voci di cento giovani da tutta Italia: una rivista indipendente no profit – testata giornalistica registrata – dedicata al cinema, alle serie e al teatro. Oltre alle edizioni cartacee annuali, cura progetti e collaborazioni con festival e istituzioni. Birdmen Magazine ha una redazione diffusa: le sedi principali sono a Pavia e Bologna.
Aiutaci a sostenere il progetto e ottieni i contenuti Birdmen Premium. Associati a Birdmen Magazine – APS, l‘associazione della rivista.