Mrs Playmen – Sbatti il nudo in prima pagina
Il merito dell’editore Saro Balsamo, secondo le argute parole di un giornalista dell’epoca, è quello di “aver portato le tette in Italia”. Forse si tratta di un sensazionalismo, ma nelle edicole italiane la sua rivista Playmen, nata nel 1967, fu la prima a portare in edicola degli sfacciati nudi, pronti a far incazzare il Vaticano e la Buoncostume, complice il ritardo distributivo di Playboy, che arrivò solo nel novembre del 1972. Un giorno però, dopo aver celebrato la copertina con Brigitte Bardot in topless vestita da suora, Saro Balsamo sparisce.
La paura di finire in manette, che sia per distribuzione di materiali pornografici o per la disastrata situazione finanziaria, è troppo paralizzante e quindi nomina sua moglie Adelina (Carolina Crescentini) la nuova direttrice responsabile, passandole di diritto ogni imputabilità. La rivista erotica, quindi per definizione basata sulla mercificazione del corpo femminile, più importante del mercato italiano che finisce nelle mani di una donna cattolica, madre di famiglia e moglie modello è un’altra scossa per il terremoto morale che sta attraversando l’Italia in quegli anni, tra la legge sul divorzio, la lotta per depenalizzare l’aborto e il terrorismo politico.

Mrs. Playmen, un titolo che mette al centro la via femminile – e non necessariamente femminista – della rivista, è la serie Netflix, in arrivo mercoledì 12 novembre, che prova a raccontare un personaggio contraddittorio, “inserita dall’ONU tra le 30 donne più importanti del pianeta come Indira Gandhi e Simone de Beauvoir”, che è riuscita ad andare oltre alla mera nudità, volta all’eccitazione, per portare nelle case italiane un’informazione libera e audace. Oltre ai servizi fotografici, Playmen conteneva interviste agli intellettuali dell’epoca e editoriali sulle realtà taciute dell’essere donna. Rimaneva un progetto profondamente incoerente, pronto a lottare per i diritti, però disposto ad arricchirsi su immagini rubate persino quando il soggetto era Jackie Kennedy (una delle sottotrame meno convincenti dell’intera serie).
Playmen è uno specchio di Tattilo, entrambi costretti a plasmarsi per poter essere accolti da un pubblico pronto a giudicarli dalla copertina senza il coraggio di andare oltre, oltre allo scandalo e ai pregiudizi. La serie, rispetto al film Diva Futura di Giulia Louise Steigerwalt sull’omonima agenzia di casting e produzione pornografica – il suo parente più stretto nel panorama italiano , adopera un approccio meno favolistico: il lusso è relegato alle feste al Piper e a un breve viaggio in Francia, Playmen è una rivista fatta in segreto, con numeri distribuiti velocemente pur di non essere sequestrati dalla Buoncostume sempre più prepotente (“Per strada la gente si ammazza, piazza bombe e voi arrestate gente che ha come unica colpa quella di fare editoria?” così Tattilo riassume il paradosso di quegli anni).

Sarebbe stato poi facile trasformare il personaggio interpretato da Carolina Crescentini in una #girlboss per l’era di Tiktok, ma Mrs. Playmen prende lo spazio lungo i suoi sette episodi per mostrare i suoi tentativi di rivoluzione e gli arpioni di una società machista e patriarcale che vuole tenerla obbediente al suo posto. Se ogni tanto capitano le semplificazioni con frasi che provano a riassumere la misura morale di Tattilo (“ha preso il peggio del potere degli uomini, in quanti donna dovrebbe proteggere altre donne”), si tratta comunque della figura che si vede riservata una maggiore attenzione di scrittura. Elsa (Francesca Colucci), prima protagonista inconsapevole di una copertina di Playmen e poi parte della redazione, è fagocitata dalle orbite dei personaggi che incontra nel corso della stagione, mentre la storyline del direttore creativo Chartroux (un bravo Filippo Nigro) rimane incagliata su due conflitti perenni. L’unico a salvarsi in queste sabbie mobili è Luigi Poggi (Giuseppe Maggio), un fotografo ambizioso che forse si fa catalisi di troppe questioni politiche e sociali di quegli anni, ma riesce anche per quello ad emergere.
Chi si avvicinerà a Mrs. Playmen aspettandosi una serie lussuriosa rimarrà deluso. Nonostante il contenuto della rivista attorno a cui ruota, la serie decide di tenere le distanze dal sesso, trattandolo come un oggetto da studiare sotto il microscopio e soprattutto come un termometro per capire i cambiamenti della società. ll corpo nudo è fotografato, sbattuto in prima pagina per attirare sguardi in edicola, e al contempo giudicato e abusato da chi vuole punire quel principio di libertà sessuale. La camera da letto per una coppia è guerra, in un’Italia sul precipizio della legge per il divorzio, o lo spazio per poter esplorare il proprio piacere, senza accettare passivamente l’iniziativa altrui. Se il sesso è da sempre definito un bisogno primordiale che accompagna l’uomo fin dai suoi primi passi sul pianeta Terra, in Mrs Playmen rappresenta un primo arzigogolato tassello per provare a ricostruire ex-novo il rapporto tra uomo e donna, in modo più paritario e rispettoso, ma forse la soluzione – come anche la serie constata presto – si trova altrove.
Diretta da Riccardo Donna e firmata da Marco Ruggeri insieme a Eleonora Cimpanelli, Chiara Laudani, Sergio Leszczynski, Alessandro Sermoneta, Mrs Playmen appartiene a quell’universo seriale che ripesca storie apparentemente perse tra le pieghe dell’Italia, dei capitoli repressi della memoria collettiva perché colpevoli di aver sottolineato le fallacie del nostro paese. Adelina Tattilo ha scavato nei desideri sociali e sessuali di un’Italia che rinnegava il piacere, specialmente se dettato da una donna. Ripescare la sua coraggiosa storia con tutte le sue imprescindibili incoerenze non porterà una rivoluzione – la serie è un po’ troppo ingessata per arrivare a tanto – ma nella sua accessibilità potrebbe aprire delle piccole ma importanti conversazioni sul rapporto di coppia, sul consenso e sull’emancipazione femminile e volte basta questo.
Dal 2015 Birdmen Magazine raccoglie le voci di cento giovani da tutta Italia: una rivista indipendente no profit – testata giornalistica registrata – dedicata al cinema, alle serie e al teatro. Oltre alle edizioni cartacee annuali, cura progetti e collaborazioni con festival e istituzioni. Birdmen Magazine ha una redazione diffusa: le sedi principali sono a Pavia e Bologna.
Aiutaci a sostenere il progetto e ottieni i contenuti Birdmen Premium. Associati a Birdmen Magazine – APS, l‘associazione della rivista.