The Pitt – Il presente in sala operatoria
“Quindi gli ho detto la verità: i turni sono terribili, le ore sono terribili, non sei apprezzato, supportato e rispettato e spesso sei fisicamente in pericolo, ma non c’è lavoro più bello al mondo”
da Le farò un po’ male. Diario tragicomico di un medico alle prime armi di Adam Kay (edizioni Lastoria)
Durante i mesi più difficili della pandemia, quando i contagi e con essi le morti aumentavano di giorno in giorno e gli ospedali faticavano a starci dietro, in diversi stati del mondo si metteva in scena ciclicamente un flash mob a distanza di sicurezza per ringraziare i medici e gli infermieri che mentre il mondo si era fermato, continuavano a lavorare mettendo a rischio la propria vita per salvare quante più vite possibili: i cittadini che avevano il privilegio di poter restare a casa si affacciavano dalla propria finestra e applaudivano. In questi stessi mesi si è parlato giustamente dello staff medico come di supereroi, ma questa parola contiene in sé un tranello. Un supereroe è per antonomasia un’entità imbattibile, che lotta per la salvezza dell’umanità rendendosi scudo e catalizzatore. Un supereroe non ha alcuna debolezza, un supereroe non può soffrire o provare stanchezza, può solo sopportare e resistere. I dottori e gli infermieri non sono supereroi che hanno come unica debolezza la kryptonite, ma degli esseri umani semplici, che salvano vite spesso sacrificando la loro sotto turni infernali, compensi ridotti all’osso e minime tutele.

The Pitt, la nuova serie di R. Scott Gemmill (già produttore e sceneggiatore per E.R. Medici in Prima Linea) premiata con quindici Emmy tra cui quello per la miglior serie drammatica, nasce sulla coda lunga degli effetti collaterali della pandemia non legati al long Covid-19 ma piuttosto alle ripercussioni psicologiche, alla trincea di barelle, respiratori e tute protettive, di campi minati di contagi dove però non si può scappare perché fa parte del dovere morale del dottore restare e aiutare. Ovviamente The Pitt non è il primo medical drama ad affrontare il tema, anche perché ignorarlo in qualsiasi produzione ambientata in un ospedale nel post-2021 sarebbe letteralmente come fingere di non vedere l’elefante nella stanza. Lo abbiamo fatto anche in Italia con una stagione di Doc: Nelle tue mani, ma in The Pitt la pandemia assume più il ruolo di un ingombrante fantasma che vive appollaiato sulle spalle del protagonista Michael “Robby” Robinavitch (Noah Wyle, già Carter in E.R.), orfano del suo mentore, vittima collaterale di quella tragedia, e ora eletto responsabile del pronto soccorso del Pittsburgh Trauma Medical Hospital.
Al contrario dei suoi pari, la serie, disponibile su Sky dal 24 settembre, rifiuta la logica del caso-della-settimana, che anima solitamente i procedural, preferendo ispirarsi a 24 e proponendo così un turno di 15 ore ripreso in tempo reale con ciascun episodio volto a rappresentarne un’ora, dalle 7 alle 22. È un giorno qualsiasi, un via vai di dottori e infermieri tra turni che cominciano e finiscono, casi e cartelle cliniche che passano di mano in mano. Non vi è spazio per turbinose storie d’amore à la Grey’s Anatomy (una, appartenente al passato è a malapena citata) e nemmeno per uscire dalle mura dell’ospedale. Entriamo nel Pittsburgh Trauma Medical Hospital al fianco di Robby ed è solo con lui che alla fine usciremo e finiremo di ascoltare la stessa canzone che aveva accompagnato il suo ingresso.

Il microcosmo dell’edificio è pieno di personaggi, la cui vita emerge naturalmente disseminata tra gli episodi senza mai forzature. Mel King (Taylor Dearden, fun fact: figlia di Bryan Cranston) occupa i suoi minuti d’aria per farsi forza con Savage di Megan Thee Stallion, Frank Langdon (Patrick Ball) è il figliol prodigio del pronto soccorso e un possibile erede di Robby, Dana Evans (Katherine LaNasa, vincitrice dell’Emmy come miglior attrice non protagonista in una serie drammatica) con mano ferma si assicura che tutto, anche nel caos, prosegua in modo ordinato, Samira Mohan (Supriya Ganesh, una delle sorprese più piacevoli della serie) non ha ancora trovato il giusto equilibrio tra lavoro e vita. Loro sono solo alcuni dei personaggi che si muovono per l’ospedale, in un’attenta coreografia umana 一 non è un caso che la maggior parte degli interpreti, specialmente quelli più giovani, abbiano un background teatrale 一, dove tutto è pensato con una logica chirurgica proprio per apparire il più reale possibile.
Nel raccontare una giornata qualunque (un evento tragico si fa strada nell’ospedale nelle ultime ore del turno, ma non è un’anomalia quanto parte di una ignorata quotidianità), The Pitt diventa un osservatorio sullo stato di salute degli Stati Uniti, un’occasione per vedere le sue malattie sociali e i sintomi su cui il governo prova a sorvolare. Persone senzatetto, possesso di armi, la pericolosa pandemia incel, transfobia, abusi sessuali, dipendenze e tante altre tematiche urgenti: su Reddit non hanno tardato a definire la serie eccessivamente woke, ma la verità è che non si tratta di un difetto, quanto piuttosto di un elemento di orgoglio. The Pitt non cerca sottigliezza perché questi tempi non permettono discorsi infiochettati che non spostano l’ago della bilancia. La serie prende il presente e lo mostra in tutte le sue contraddizioni nel labirinto di quel pronto soccorso per dissezionarlo e forse trovare una cura ai suoi mali.
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ma davvero il tipo fa manovre anche invasive con indosso una felpa lercia? ma le infezioni ospedaliere non esistono?
[…] In un momento storico in cui la produzione audiovisiva vive di nostalgia, The Pitt è una delle poche istanze in cui quella nostalgia diventa strumento e forma per parlare del presente. Dagli autori di E.R. – Medici in prima linea arriva un medical drama plasmato sul modello di 24, dove ogni episodio è un’ora di una giornata qualsiasi dello staff del Pittsburgh Trauma Medical Hospital. Con un cast guidato da Noah Wyle (già Carter in E.R.) The Pitt è un osservatorio sullo stato di salute degli Stati Uniti e un’ode ai suoi eroi meno celebrati. Giada Sartori | Leggi la recensione completa […]