Rob Paparozzi – Come ho insegnato a Timothée Chalamet a suonare l’armonica come Bob Dylan
Mentre scriviamo queste righe non sappiamo ancora se Timothée Chalamet riuscirà a conquistare uno degli 8 Premi Oscar a cui è candidato A Complete Unknown, il film di James Mangold che ha saputo restituire una visione sincera e senza compromessi del Bob Dylan dei primi anni ’60. Quello che sappiamo però è che il lavoro fatto da Timmy sul personaggio è stato profondissimo, frutto di studi continui lungo i cinque lunghi anni di preparazione del film. Abbiamo incontrato Rob Paparozzi – che tra le altre cose è voce e armonica degli attuali Blues Brothers – che si è occupato di insegnare a Chalamet a suonare l’armonica in modo da interiorizzare al meglio lo stile e il sound di Dylan. Nella lunga chiacchierata con lui – resa possibile dai cari amici Fabrizio Poggi e Angelina Megassini, che ringraziamo per quel che fanno per il Blues dentro e fuori l’Italia – abbiamo esplorato il percorso di studi di Timmy, l’impegno per ricreare il sound autentico dell’epoca e cosa significhi tenere in piedi tradizioni così iconiche.

Ciao Rob. Puoi dirci qualcosa sulla tua esperienza nella produzione di A Complete Unknown e su come si è evoluto il tuo rapporto con Timmy e James Mangold, nonché con l’intero progetto nei cinque lunghi anni in cui si è dipanata la lavorazione?
È iniziato tutto nel 2019, poi durante la pandemia i piani sono cambiati, anche perché Timmy ha lavorato a Dune, a Wonka e ad altri progetti, come Mangold stesso che ha fatto Indiana Jones. Lasciami dire subito che all’inizio del progetto io non ero parte della produzione; mi hanno coinvolto quando sono venuti a girare a New York perché avevano bisogno di un consulente per trovare chi potesse “recitare” la performance d’armonica di Sonny Terry. Da lì mi hanno proposto di fare da coach a Timothée sulla costa Est – aveva già iniziato sulla costa Ovest a studiare chitarra col mio amico Larry Saltzman – perché durante questi cinque anni ha voluto proseguire nello studio.
In tutto questo, ti devo innanzitutto chiedere: tu sei un fan di Bob Dylan? E cosa ne pensi di Bob come armonicista?
Oh si, sono un fan di Bob Dylan! Lo sono sempre stato su più livelli ed è stato uno dei primi musicisti che ho ascoltato quando nel 1966 ho preso in mano l’armonica. Mio fratello maggiore Luigi era un grandissimo fan di Dylan e ha portato a casa un’armonica: io gliela presi e così è iniziato il mio innamoramento per lo strumento, sia grazie a Bob Dylan che a John Lennon. Per quanto riguarda lo stile di Dylan, non ho gran che da dire: non è male come armonicista, ma non è nemmeno un virtuoso. È più come un pittore: usa l’armonica per incorniciare le sue canzoni; la può inserire all’inizio, a metà o alla fine di una canzone ed è sempre perfetta. Non è tecnicamente un virtuoso e lui sarebbe il primo ad ammetterlo, ma la utilizza per colorare le canzoni.
Che tipo di ricerche hai dovuto fare per ricostruire lo stile di Bob? È uno stile molto peculiare: utilizza poco cross harp – a detta sua per imitare Jimmy Reed – in una sorta di furto, ricostruzione e riadattamento continui per raggiungere uno stile molto personale. Come lo hai approcciato?
Da quello che ho potuto ricavare leggendo in rete – perché Bob Dylan non parla molto di come ha imparato a suonare – lui dice di aver fatto tutto da solo e sono abbastanza sicuro sia così. Ma penso anche che quello che dici tu sia corretto: lui ha sostanzialmente iniziato ascoltando l’armonica suonata da Woody Guthrie – un insieme di Folk e Blues – che usava sia la prima che la seconda posizione, e ha imparato a suonare in entrambi i modi; semplicemente Bob non ha mai voluto spenderci troppo tempo. Lui conosce e comprende i diversi stili di armonica, ma allo stesso tempo non ha paura di chiamare altri armonicisti per suonare nei suoi dischi, come Charlie McCoy, Sugar Blue o John Sebastian. Quindi a Dylan piace l’armonica, ma al contempo lui ha presto capito che non è un “professionista” dello strumento. Questo è quel che penso dell’approccio di Bob Dylan all’armonica: possiamo anche dire che ha dato allo strumento più visibilità persino di quanto abbiano fatto, per esempio, i Blues Brothers; allo stesso modo, ora che il film è uscito possiamo sperare che l’interesse per l’armonica si rinnovi.
Vorrei ora chiederti qualcosa sulla scena di Sonny Terry e Brownie McGee: assistiamo a uno stile d’armonica decisamente diverso. Che ruolo hai avuto in quella scena?
Non ho dovuto insegnare a suonare per quella scena, ma ho cercato un performer somigliante a Sonny Terry che potesse credibilmente recitare la parte che aveva pre-registrato in California Ross Garren. Abbiamo deciso di scritturare l’armonicista Steve Bell, figlio di quel Carey Bell che suonava l’armonica con Muddy Waters.
Quindi non ho dovuto lavorare sulla musica di Sonny Terry, ma ho invece studiato le parti di armonica delle trenta canzoni di Dylan scelte per il film per insegnarle a Timmy, perché lui non voleva fingere sul set. Abbiamo fatto lezione da lui, sul set e persino attraverso FaceTime e Zoom; gli ho anche preparato delle video-lezioni. Trascrivevo le tabulazioni delle parti, prendevo la mia chitarra e il mio reggi-armonica e portavo avanti le mie lezioni spiegando cose tipo: «questa canzone va dal quinto buco al nono buco, quindi devi dimenticarti degli altri». E Timmy ha davvero imparato a suonare le parti!
Com’è Timmy come studente? È veloce? Va in profondità? Studia molto?
Oh si, studia moltissimo. Sembra molto noncurante al riguardo, ma sono certo che quando tornava a casa si rimettesse a studiare in modo da perfezionare le parti. Quindi è proprio un buon allievo. È stato molto utile per la sua performance che io portassi avanti le lezioni usando anche la chitarra perché potevo spiegargli cosa succedeva anche su quello strumento durante le parti di armonica.
L’ultima volta che l’ho incontrato stava lavorando alla scena di Railroad Bill, ambientata nello studio mentre Bob Newhart suona la chitarra e Timmy deve tenere in mano l’armonica e poi sedersi al piano: mi ha chiesto come portare avanti la parte in modo da trovare il momento giusto per poggiare l’armonica e concludere sul piano. Ci abbiamo lavorato insieme e lui ha voluto raggiungere la perfezione, studiando anche a casa: nel film visivamente è efficace e suona alla grande!
Come lavora con la musica James Mangold durante la produzione? È famoso per il film su Johnny Cash, che è più sulla persona che sul musicista. Ma A Complete Unknown è un film sulla musica, in cui le canzoni sono protagoniste.
Durante la produzione l’ho incontrato nel ruolo di regista solo una volta, ma mi è sembrato un ottimo professionista. Ha letto a fondo il libro di Elijah Wald – Dylan Goes Electric! – e ha fatto autentica ricerca sulla storia di quel periodo. Sa moltissime cose riguardo al Greenwich Village dei primi anni ’60. È un regista che non vuole ostacolare gli attori, quindi li lascia agire liberamente come fossero autenticamente i personaggi. Ha voluto rendere omaggio con rispetto ai musicisti autentici del periodo, ma non ha voluto mettersi troppo in mezzo, quindi è stato sempre un passo indietro.
Ogni tanto ha messo mano ad alcune delle canzoni per renderle più semplici e meno ricercate, chiedendomi di rivedere le parti di armonica per farle sembrare più in linea con lo stile di Dylan e permettere a Timmy di suonarle autenticamente sul set. Alcune le abbiamo ri-registrate nella mia cantina! Mangold era consapevole che voleva la musica eccezionale, ma al tempo stesso naturale e credibile, quindi non si è messo in mezzo alle performance di Timmy, di Monica Barbaro e di Edward Norton.
Parliamo per un istante degli strumenti musicali: Bob ha spesso suonato Hohner Marine Band Blues Harp. Hai dovuto fare ricerche particolari riguardo gli strumenti da utilizzare per la preparazione delle performance? Ti hanno chiesto pareri?
La produzione aveva già fatto abbastanza bene i compiti e si era messa in contatto con un tecnico delle armonica in California – Kinya Pollard – che ha fornito alcuni degli strumenti per le registrazioni perché stava già lavorando con Ross Garren sulla costa Ovest. Poi arrivati sulla costa Est hanno contattato Tom Halchak della Blue Moon Harmonicas che ha fornito armoniche accurate per il periodo rappresentato: solo Marine Band e Old Standby (quella delle scene di Woody Guthrie).
Quando ho incontrato Timmy per la prima volta ho notato che stava usando il reggi-armonica che vedi anche nei poster ufficiali del film e gli ho detto che quel modello non esisteva ancora nel 1964, ma che era prodotto solo dai primi anni ’70. Così gli ho portato un sostegno degli anni ’60. Lui l’ha provato, ma non ci si trovava perché aveva già passato parecchio tempo ad esercitarsi con l’altro, così è tornato ad usare quello del poster. Dopotutto il grande pubblico non nota questi dettagli: giusto un armonicista degli anni ’60 può notarlo, ma non gliene importerebbe. Timmy ha preferito suonare in modo confortevole, rinunciando a quel pizzico di accuratezza a favore di performance più agevoli.

Il film ha ricevuto 8 nomination agli Oscar, tra cui Miglior Montaggio Sonoro [durante l’intervista non sapevamo ancora i risultati], che comprende anche le performance musicali per come il suono delle voci e degli strumenti è stato gestito. Sei soddisfatto della resa delle performance su schermo?
La resa del sonoro credo sia eccellente. Mi sono assicurato di vedere il film in un grande Dolby Theater e l’effetto del suono è stato davvero impressionante. Sono arrivati a mettere microfoni persino nei capelli di Timmy per poter registrare al meglio le performance in camera da letto. Quindi tutto è stato perfettamente microfonato ed è stato impressionante persino il lavoro fatto nel recuperare i microfoni autentici per il periodo. Penso proprio il film debba vincere per il lavoro sul sonoro.
Nick Baxter, il direttore e produttore musicale, aveva già lavorato su Maestro ed ero già allora rimasto impressionato da come avesse gestito la musica Classica per quel film, quindi quando ho sentito che avrebbe lavorato a questo sapevo che la produzione era in buone mani.
Ti ho chiesto del film e di Timmy, ora parliamo di te: come definisci il tuo stile musicale?
Sono un musicista a cui piace l’armonica e bene o male ogni stile musicale. Quando ho iniziato, come molti armonicisti facevo principalmente Blues, poi ho deciso che volevo poter suonare su più stili, così ho imparato a leggere la musica e a lavorare con diversi produttori, arrangiatori e compositori: vivevo a mezz’ora da New York e quindi dovevo imparare a essere versatile per lavorare. Amo la musica e amo tutti gli stili, non mi considero un armonicista da stile singolo. Voglio riuscire a suonare più stili che posso.
Parlando della tua attività musicale e di cinema: tu sei la voce e l’armonica dell’attuale incarnazione dei Blues Brothers. Come ci si sente a tenere viva una così amata e iconica tradizione?
Questa è una domanda interessante, perché quest’anno sono 25 anni che suono con loro. Non ero nel film originale e nemmeno nel secondo – sono entrato l’anno dopo che l’hanno girato. Mi ricordo nel 1980 che quando uscì il film lo trovavo un po’ sciocco, come se i Blues Brothers si stessero prendendo gioco del Blues, ma quando vent’anni dopo Steve Cropper mi ha chiamato per chiedermi se sapessi cantare quelle canzoni, ho risposto subito di sì! Così quando ho iniziato a lavorare con la band, mi sono reso conto di quante persone in tutto il mondo sono state raggiunte dal Blues grazie a loro. Per me il film ha allora significato qualcosa di completamente nuovo e ho sviluppato un nuovo tipo di rispetto per i Blues Brothers e per quello che hanno fatto per il Blues, un po’ come quello che A Complete Unknown è in grado di fare per Bob Dylan.
Con la band abbiamo fatto alcune serate insieme a Dan Aykroyd e lui mi ha detto: «Rob, quando ci sono io non è necessario che metti il cappello e gli occhiali, ma sistemami l’amplificatore perché la mia armonica abbia un gran suono; però gli assoli sono tutti tuoi!»
In conclusione ti chiedo: hai una canzone di Dylan preferita? E un suo assolo di armonica?
Allora, posso sicuramente dirti la mia canzone di Dylan preferita, ma non saprei dirti quale assolo scegliere, perché ne fa talmente tanti differenti… La sua canzone che preferisco è Watching the River Flow, dei primi anni ’70, e la amo perché vi suona il piano un altro dei miei eroi musicali, Leon Russel!
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