Terrifier 3 – La sfida agli slasher di Art il clown
Non è un caso che il ferocissimo Art il clown abbia fatto la sua comparsa proprio in questi anni, in una fase così particolare dell’evoluzione del cinema slasher. Se la saga di Terrifier ha una ragion d’essere, la si trova infatti nel suo porsi come contro-risposta a specifiche tendenze dominanti: da un lato a quella degli “slasher d’autore” a la X, che rielaborano le convenzioni di genere per condurre discorsi di rilievo sociale e politico; dall’altro a quella dei “meta-slasher” alla Scream, che imbastiscono invece trame sempre più elaborate in nome di giochi metacinematografici dalla spesso discutibile efficacia.

Mille modi per uccidere
In Terrifier 3 (2024, dir. Damien Leone) Art il clown si dedica, tra le altre cose, a sbudellamenti, squartamenti, sgozzamenti, amputazioni, martellate, accettate, dilaniamenti, smembramenti, decapitazioni, scarnificazioni e lacerazioni di poveri innocenti. Riportiamo questo – parzialissimo – elenco non solo per dare un’idea al lettore di cosa può trovare guardando il film, ma anche e soprattutto per specificare che, a parlare di Terrifier 3, non si fa riferimento ad altro che alla messa in scena di una lista sovrabbondante e delirante di brutalissime uccisioni.

Come negli scorsi Terrifier, la trama di questo terzo capitolo è a malapena esistente, un esile pretesto per dare un filo logico e un ordine temporale a una lunga parata di uccisioni. Ed è proprio in questo interminabile body count che risiede la forza provocatoria del film: non solo gli innumerevoli omicidi rendono Art il clown un killer di spicco nel panorama del cinema horror contemporaneo, ma pongono Terrifier in sfida aperta e diretta a tutti quegli slasher di oggi in cui gli assassini, sempre più spesso e per le più svariate ragioni, sembrano dimenticarsi di tirare coltellate a qualche adolescente.
Netto e reciso
Il contrasto tra il tono di Terrifier 3 e quello della maggior parte degli slasher odierni è evidente. Per fare qualche esempio e limitarci alle uscite degli ultimi anni, non possiamo fare a meno di notare come nell’originale Prime Video Totally Killer (2023, dir. Nahnatchka Khan) – o nella sua copia carbone targata Netflix, Time Cut (2024, dir. Hannah Macpherson) – l’aspetto fantascientifico e i toni da teen drama prevalgano completamente su quelli più propriamente orrorifici. In Halloween Ends (2022, dir. David Gordon Green) la saga di Michael Myers si evolve inaspettatamente con la messa in scena di una storia d’amore. Le vicende raccontate in X (2022, dir. Ti West) vanno lette come una critica alla società del consumo sfrenato. E in Bodies Bodies Bodies (2022, dir. Halina Reijn) il killer neppure c’è.

L’impressione è che questi nuovi slasher, per quanto innovativi, abbiano sperimentato così tanto sulle fondamenta del genere da trasformarlo in qualcosa di diverso – in qualcosa, sembrerebbe, di più riflessivo e impegnato. Damien Leone offre allora un contro-peso a questa recente deriva: in nome della violenza per la violenza, il suo film è uno dei pochi a proseguire un approccio che rifiuta letture impegnate, trame articolate, giochi metacinematografici o strizzate d’occhio allo spettatore cinefilo. Offre uno spettacolo di sbudellamenti e smembramenti che non pretende di essere altro rispetto a ciò che è: un esperienza viscerale ed estrema, pensata per scioccare, divertire e colmare quello spazio vuoto lasciato dagli slasher che hanno scelto di seguire strade più complesse.
Scorrerà altro sangue
Che forse anche al pubblico mancasse questa dimensione più violenta e intrattenitiva dello slasher ce lo fanno capire i dati al botteghino: nonostante il divieto ai minori di 18 anni, Terrifier 3 ha incassato ben tre milioni di euro in Italia e oltre ottantanove milioni di dollari a livello globale. E un nuovo sequel, manco a dirlo, è già stato annunciato. Non rimane dunque da chiedersi se sia lo spaesamento di fronte a improvvise virate nel cinema d’autore, o l’insipidezza di quei giochi metacinematografici post-Scream, a spingere sempre più spettatori nelle braccia di Art il clown, che almeno quello che promette mantiene.

Non ci libereremo tanto presto di questo nuovo killer: Leone ha sviluppato i suoi film su una formula narrativa priva di una qualsiasi esigenza di chiusura, quasi come a lasciar intendere che, fin quando ci sarà un buon responso da parte del pubblico, la lista di omicidi perpetrati da Art il clown sarà destinata ad aumentare. Abbiamo tutte le buone ragioni, insomma, per credere che Art ci farà compagnia ancora per un bel po’ – almeno fino a quando il panorama dello slasher rimarrà intrappolato nella sua attuale stagnazione.

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[…] degli omicidi, senza troppo badare all’originalità della trama (si dia un occhio a Terrifier). Purtroppo, in questo panorama rimane una terza, tristissima via: quella degli slasher di […]