Le gemelle silenziose – Quando il silenzio diventa l’unica via di fuga
June e Jennifer si trasferiscono nel Galles ancora molto piccole per seguire i genitori ed una nuova opportunità lavorativa per il padre. Si ritrovano presto in un luogo ostile, che nulla ha a che fare con le loro amate Barbados. Sono le uniche bambine dalla pelle scura in tutta la scuola ed i compagni le prendono di mira già dai primi giorni. Lo shock del cambiamento è grande, enorme e a soli otto anni decidono di compiere insieme una scelta che avrebbe segnato per sempre le loro vite: non parlare mai più con nessuno, solamente l’una con l’altra.

Non passa molto tempo prima che le Gibbons finiscano nei guai e a quasi vent’anni di età vengono rinchiuse in un ospedale psichiatrico di massima sicurezza. Una misura eccessiva, decretata sulla base della stranezza delle due imputate e non dei crimini commessi (piccoli furti con scasso dettati dalla noia e dall’isolamento). Ma la vera condanna delle due sorelle fu il loro disperato bisogno l’una dell’altra, unito alla loro fragilità e all’incapacità dei genitori di prendersene cura.
Uno spiraglio di luce arriva con una giornalista del Times, Marjorie Wallace, che sembra interessata a fare chiarezza sul loro caso. Wallace fece l’unica cosa che nessuno prima di quel momento aveva provato a fare: ascoltare il silenzio. Con il tempo e con tanta fatica, le gemelle riuscirono ad aprirsi con la giornalista al punto da includerla nei loro discorsi. Nel 1986 ne derivò un libro intitolato The Silent Twins. La giornalista era finalmente riuscita a mostrare al mondo che dietro a quelle ragazze c’era molto più di quanto i telegiornali avessero mai voluto mostrare. Ma il destino aveva in serbo altri piani per la famiglia Gibbons la loro storia si concluderà con un finale dolce amaro, a metà tra la liberazione e la tragedia.

Trent’anni dopo, la regista polacca Agnieszka Smoczyńska prova a raccontare con gli occhi del Duemila la storia di due gemelle che il mondo sembrava aver dimenticato in Le gemelle silenziose, disponibile su Netflix. Ad interpretare queste ultime troviamo le affiatatissime Tamara Lawrence e Letitia Wright (diventata famosa grazie alla sua presenza nel Marvel Cinematic Universe), capaci di colmare l’assenza di una forte somiglianza fisica con la creazione di una chimica credibile sullo schermo.
Originale la scelta di Smoczyńska di inserire alcune scene in stop motion, tecnica qui utilizzata per dare vita alle fantasie più originali delle Gibbons. Tra queste, spiccano una metafora del loro isolamento nei titoli di testa, in cui due tristi pappagallini viola vengono derisi dagli umani per la loro diversità e una favola in cui un medico dovrà sostituire il cuore del proprio figlio con quello del cane. Animazioni cupe e realizzate dalla giovane Barbara Rupik, che ha avuto accesso diretto ai racconti scritti in adolescenza dalle gemelle ed è riuscita a trasmettere alle sue creazioni tutta la sofferenza che traspariva da quelli scritti. Il silenzio viene colmato da inserti musicali come l’intramontabile You Are My Sunshine, che qui assume un significato più tetro e sottolinea come a due bambine sia stato “tolto il sole” ed esse siano state costrette a ritrovarlo nel sangue del loro sangue.

Al contrario di quanto ci si possa aspettare, questa è una pellicola estremamente colorata, pervasa di luci a neon che illuminando le scene principali richiamano continuamente al viola e al blu indossati così spesso dalle gemelle. Con molta probabilità, l’uso di questi due colori fa riferimento alla predominanza dell’immaginazione sulla realtà e della tristezza sulla gioia, dato che nel mondo del cinema il viola si identifica spesso con la rappresentazione di mondi fantastici ed il blu con sentimenti negativi. Lo spettatore più attento si accorgerà anche dell’inserimento di una figura emblematica come quella di Diana Spencer, proprio lei che del Galles era principessa, per scandire ogni tappa fondamentale della vita delle due ragazze. Le immagini del matrimonio trasmesse alla TV, la sua foto appesa al muro dell’ospedale psichiatrico ci ricordano la solitudine di un’altra donna costretta a vivere in una prigione di silenzi e incomprensione.

The Silent Twins – Le gemelle silenziose a tratti risulta difficile da guardare e da digerire, ma allo stesso tempo si dimostra delicato nel raccontare la storia di due anime perse e chiuse in una solitudine che nessuno ha mai provato a sfidare davvero. Una storia che è giusto continuare a raccontare affinché non venga dimenticata e con la speranza che possa ancora insegnarci qualcosa.
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