Perché dopo 35 anni ci piace ancora Harry, ti presento Sally
Il 21 luglio 1989 le sale cinematografiche degli Stati Uniti presentavano per la prima volta Harry, ti presento Sally. Nessuno poteva ancora saperlo, ma il concetto di commedia romantica stava per essere messo sottosopra, spalmato tra i film con i due protagonisti che si amano ma non possono, e quelli con i personaggi introspettivi in modo maldestro, che parlano per dialoghi a ritmo e serrato. Harry, ti presento Sally sarebbe passato di lì a poco alla storia, e non – o meglio, non solo – per il finto orgasmo di Meg Ryan, ma per aver raccontato un’amicizia e poi un innamoramento con tempi e reazioni credibili, con una sceneggiatura tanto ben scritta da poterlo chiamare film d’amore, anche senza il fasto dei gesti romantici improbabili.
Oggi sono passati 35 anni, Bill Crystal e Meg Ryan hanno ceduto alla chirurgia estetica, Rob Reiner – il regista – ha la barba bianca, mentre Carrie Fisher, Bruno Kirby e la sceneggiatrice Nora Ephron non hanno vissuto abbastanza a lungo da festeggiare questo anniversario. Eppure, mentre sono diversi i film romantici che hanno perso il loro fascino con il tempo, Harry, ti presento Sally è ancora un film da celebrare. Perché?

Bill Crystal, Bruno Kirby, Carrie Fisher e Meg Ryan in una scena del film.
Non una commedia romantica
Se non si può negare che Harry, ti presento Sally parli d’amore, si può però mettere in dubbio la sua appartenenza al genere della commedia romantica. La romcom non è un genere moderno, anzi, già Shakespeare aveva scritto storie di questo tipo. Nella contemporaneità cinematografica, però, al termine si legano tutti quei film – molti degli anni ’80-’90 – che, per intenderci, hanno spesso tra i protagonisti Julia Roberts, Richard Gere, Hugh Grant e altri nomi che si aggiungono spontaneamente come proseguimento di questa lista. Trattandosi di un genere, le grandi linee della trama sono stereotipate: i due protagonisti si incontrano più o meno per sbaglio (in gergo si parla di meet cute, l’incontro è casuale e goffo), si odiano, sono costretti a passare del tempo insieme e in quel tempo si innamorano. Ma c’è sempre un ostacolo esterno alla loro storia, magari uno dei due è già promesso sposo, oppure una è un’attrice famosa mentre l’altro è un libraio di Notting Hill. Alla fine, dopo un susseguirsi di situazioni comiche, l’amore trionfa.
Harry, ti presento Sally, invece, è differente. Harry e Sally si conoscono nella scena iniziale e sono, sì, costretti a passare del tempo insieme mentre viaggiano in macchina da Chicago a New York, ma non si innamorano. Anzi, si rivedranno per sbaglio dopo 5 anni, poi dopo altri 5. E lì, a un decennio dal loro primo incontro, mentre entrambi soffrono per la fine delle rispettive storie d’amore, decidono di diventare amici. Amici e basta. Non c’è un ostacolo esterno: l’ostacolo, se vogliamo, sono loro stessi e le loro ferme volontà. E in questo il film si avvicina piuttosto alla commedia che abbiamo imparato ad attribuire a Woody Allen, quella in cui il protagonista è vittima delle sue stesse elucubrazioni mentali (un esempio per tutti, Io e Annie). C’è poi da aggiungere che per la maggior parte del tempo, il film si concentra sul processo di guarigione di Harry e Sally, che escono da relazioni lunghe e cercano di elaborare una separazione dolorosa. Inizialmente è quasi un how-to che spiega come superare la fine di un amore, piuttosto che come farne nascere uno.

La scena in cui Harry rivede l’ex moglie mentre canta con Sally in un negozio di elettrodomestici.
Ma una trama realistica
Così, si può provare a spiegare perché Harry, ti presento Sally sia invecchiato bene. Il problema di tante commedie romantiche degli anni ’80-’90 è che fanno spesso riferimento a situazioni improbabili o stereotipi di genere ormai superati. Per cui, se da una parte restano nel cuore di chi è cresciuto guardandole e riesce a contestualizzarle, le vecchie romcom rischiano di essere meno apprezzate dal pubblico più giovane. Harry e Sally invece non possono invecchiare: la domanda «possono due amici andare a letto insieme e volersi bene il mattino dopo?» è un dilemma sempre esistito e che sempre esisterà. D’altra parte, la sceneggiatrice Nora Ephron si era ispirata proprio alla sua amicizia con Rob Reiner, regista del film. Lei stessa dichiarò che stando al copione Harry e Sally non avrebbero dovuto mettersi insieme. Le cose cambiarono in corso d’opera, Reiner dice – vogliamo raccontarlo come una leggenda – che fu perché durante le riprese si innamorò della sua attuale moglie, Michelle Singer. Ephron ammise anche che molte delle scene più famose del film vennero improvvisate, tra cui la frase iconica di Harry «When you realize you want to spend the rest of your life with somebody, you want the rest of your life to start as soon as possible».

Uno degli intermezzi del film in cui coppie di anziani raccontano come si sono conosciuti.
Questo tipo di spontaneità, insieme alle scelte registiche – ci vuole un certo gusto per rendere piacevoli salti narrativi di anni, dialoghi tra persone che non sono nella stessa stanza o intermezzi in stile documentario di coppie che raccontano come si sono conosciute – rendono Harry, ti presento Sally un film ancora da guardare. Nonostante siano passati 35 anni da quel 21 luglio 1989.
Ndr. Le commedie romantiche, semmai avessero davvero passato un momento di buio, stanno tornando in voga (vedi il successo di The Idea of You o di Tutti tranne te). Bisognerebbe approfondire che tipo di linguaggio viene usato oggi, per paragonarlo a quello di 30 anni fa. Perché se le storie d’amore non passeranno mai di moda, cambiano invece le cornici sociali in cui vengono ambientate e quindi il rischio di attribuire una data di scadenza alla loro godibilità.
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