Il quotidiano innamoramento – Rito sonoro di Mariangela Gualtieri
«Allora adesso imparate. Imparate l’odore dei nemici potenti. Sbranate, cuccioli, le loro mani piene»
Le parole di rabbia sono una parte minima all’interno de Il quotidiano innamoramento, il rito sonoro di Mariangela Gualtieri. Eppure vale la pena isolarle e specchiarcisi, in quanto la rabbia e il rammarico sono il punto di partenza di una messa in moto che porta al desiderio di fuggire da esse, così da svuotarsi da ciò che ci rende stanchi e annoiati e avere la leggerezza di innamorarsi, innamorarsi di nuovo e di continuo, quotidianamente.

I riti sonori di Mariangela Gualtieri girano l’Italia da quasi dieci anni, presentandosi nella loro semplicità come enunciazioni di poesie, pregni allo stesso tempo di una solennità rituale. A partire da Bello Mondo nel 2015 ogni rito sonoro è portavoce di una raccolta di poesie di Gualtieri, nel caso de Il quotidiano innamoramento buona parte delle poesie in scena fa parte di Quando non morivo, pubblicata da Einaudi nel 2019. Gualtieri, cofondatrice con Cesare Ronconi di Teatro Valdoca, in un’intervista sostiene che “siamo usciti dall’animale grazie alla parola” e che la poesia sia il “centro del cammino dell’essere umano verso la bellezza”. Questa fede nella parola è percepibile nei suoi riti sonori, dove il verso incarnato è centro d’irradiazione del tutto.
L’entrata della sacerdotessa, vestita di bianco, segna l’inizio del rito: la prima poesia è Sermone ai cuccioli della mia specie, che introduce quello che si potrebbe definire filo rosso di un’intenzionalità che verrà ribadita con i versi successivi. La voce in scena è solenne e al tempo stesso confidenziale, sembra mettere l’uditorio a parte di un mistero: in alcuni momenti i versi viaggiano insieme alla musica di un coro che si fa via via più forte e riempie la sala quando chi officia si ritira momentaneamente, come a lasciare lo spettatore temporaneamente da solo a ragionare su ciò che è appena successo.

Nel rito sonoro la comprensione logica è messa sullo stesso piano della dimensione sensoriale, determinata da un parlare “tattile” e dalla spazializzazione del suono all’interno della sala. A partire dalle immagini evocate dalle parole e dalla musica, anche i momenti di vuoto sono completati dalla soggettività del pubblico.
È proprio nella capacità di evocare immagini che risiede la potenza del logos, che trascende dal suo stretto significato. Sul finire Gualtieri tiene tra le mani giunte il libro con le sue poesie, come se avesse un contenuto sacro. Questo e altri piccoli indizi conferiscono al tempo condiviso l’intimità di quando si ha a che fare con qualcosa di prezioso, come una rivelazione, un’intuizione che la sacerdotessa è lì per condividere con chi si trova in condizione d’ascolto.

«Nascete ancora, Cuccioli. Restate. Siate. Salvate. Giurate. Siate. Siate. Siate.»
Le parole in conclusione del rito, come quelle finali della prima poesia, richiamano a una condizione di stupore di fronte alle piccole meraviglie del mondo. Gualtieri invita a riconoscere gli animali, i bambini e le piante come modelli di divinità in terra, a impegnarsi nel non essere piccoli e disattenti. Per guarire e ricordarsi dei doni il suggerimento è di «non essere, non fare, non contare niente».

La gentilezza e cordialità finali di Gualtieri, il parlare a tu per tu con gli altri partecipanti in ascolto, riporta a una dimensione umana. Se l’immersione nel rito è stata immediata, con un ingresso repentino, sul finire ci si lascia invece gradualmente, con gentilezza, prima di immergersi nuovamente nel quotidiano.
Dal 2015 Birdmen Magazine raccoglie le voci di cento giovani da tutta Italia: una rivista indipendente no profit – testata giornalistica registrata – dedicata al cinema, alle serie e al teatro. Oltre alle edizioni cartacee annuali, cura progetti e collaborazioni con festival e istituzioni. Birdmen Magazine ha una redazione diffusa: le sedi principali sono a Pavia e Bologna.
Aiutaci a sostenere il progetto e ottieni i contenuti Birdmen Premium. Associati a Birdmen Magazine – APS, l‘associazione della rivista.