Rintocchi – Festival Catalysi 2023
di Giada Cipollone
Intestato non dal fregio roboante di una “nuova edizione”, ma dall’impeto sottile delle seconde volte, il Festival Catalysi ri-comincia a un anno dalla sua prima manifestazione. Fedele al mandato di ricerca di una scena agli inizi, spaesata e nascosta dietro i bordi dei circuiti ufficiali, Catalysi 2023 sperimenta una conversione sul piano del formato e della struttura. Il programma si condensa infatti in un unico giorno, nella temporalità crepuscolare che trasforma lentamente il vespro nella notte.
Il rintocco delle ore diciassette accompagna l’ingresso negli spazi del Teatro Comandini, abitati simultaneamente e per la durata di tre ore da due installazioni performative, liberamente attraversabili.

Nella sala bianca, un’atmosfera tersa, arredata da piedistalli di legno bianco e da una scultura a lato, attende l’ingresso dal fondo di due sorelle. Light Green Gold dell’artista israeliana Noam Sandel è un avvicendarsi lento di quadri, di gesti minimi e memorie domestiche raccontate con i toni, anche grigi, della fiaba.
Nella sala nera, invece, si accede a un paesaggio più scuro, roccioso: le geometrie del suono dal vivo accerchiano un grande schermo, dove scorrono frammenti di scrittura. Main Themes di Bienois lavora sul concetto di interfaccia, proponendo una lettura/ascolto che invita a co-costruire un messaggio.
Le eccedenze delle energie dei due lavori comunicano nello spazio di mezzo, nell’atrio che collega le due stanze, dove si contaminano con lo scambiarsi dei passi e delle impressioni delle visitatrici. Una struttura a doppia elica, quella che connette le performance, prima compressa nelle due sale e poi fatta scalare nella relazione tra gli spazi interni del Teatro Comandini e gli esterni dell’Arena San Biagio.

Il gioco di incatenamenti e diffrazioni, simultanee e asincrone, viene infatti replicato ed esteso alla relazione tra gli spazi interni ー riservati alle opere di carattere performativo ー e gli esterni, che si aprono al susseguirsi di concerti (apre Zobibor di Francesco Bucci), proiezioni video (Do-around-the-world di Parini Secondo, Glauco Salvo e Pier Paolo Zimmerman; Go di Lorem; Inserzione pubblicitaria di Claudia Magistra), dialoghi audiovisivi (Argina di Demetrio Cecchitelli e Riccardo Santalucia), live set (Post Funk) e ospitano il tempo tra le cose, da dedicare all’incontro, allo scambio, al ristoro, alle letture e ad altre visioni (grazie alla presenza di una selezione editoriale a cura di “I libri di Elena” e “Epoca Libri” e delle esposizioni di Tassi Disegni).

Il rintocco delle ore venti e trenta prepara l’ingresso ad Aganis, composizione per due voci e live electronics di Chiara Cecconello. Gli spettatori vengono assembrati al centro della sala, le luci iniziano a disegnare un buio attento, di emersione, per un habitat cavernoso e remoto. Tutto intorno prende vita un ecosistema diffuso di suoni incantatori e stridenti, in cui si muovono due corpi-voce e il loro canto meraviglioso e spezzato. La ricerca ー ispirata alle figure mitiche e mostruose delle anguane, abitatrici di grotte e voci inudibili per l’orecchio umano ー produce uno spazio d’ascolto umido e sorgivo, che promette un’eco risonante per le immaginazioni future.

Completamente e sempre illuminata è invece la scena di Orbita di sparizione dall’artista in residenza Stefania Rovati/Cospicua, sul cui lavoro ha ragionato anche un seminario di critica condotto da Carla Bottiglieri e Nina Rovera nei giorni precedenti al Festival. Tentativo di sfondamento delle tre dimensioni, la performance ordina una serie di azioni e operazioni che prefigurano i comportamenti fisici e le traiettorie della materia in un universo multidimensionale. L’interazione obbedisce alle regole di cucitura di punti del ricamo, che collegano superfici, direzioni e identità: la portata trasformativa del disegno si scontra però con l’imprendibilità di uno spazio, che fatica ad andare oltre sé stesso.

L’ultimo rintocco, alle ore ventitré, innesca la visione continua, senza pausa, degli ultimi tre lavori performativi. L’artista lituana, basata in Svizzera, Anna-Marija Adomaityte insieme al light e sound designer Gautier Teuscher attende l’ingresso del pubblico nella sala nera, camminando sul tapis roulant. Il suo passo, inizialmente umano, viene però accelerato da repentine contrazioni e scatti di nervi che lo assomigliano sempre più a una macchina. Basato sull’esperienza di lavoro nelle cucine di McDonald’s, Workpiece consegna un ritratto schietto e crudo della rapacità produttiva e dei suoi effetti sui corpi.

Ognuno con il proprio pezzo, ci si trasferisce nella sala bianca, dove l’immagine proiettata di una cornice d’oro sta per essere riempita da un’immagine in movimento. L’attacco del clone di Barokthegreat sprigiona le possibilità di incontro tra una figura cinematografica e una in presenza. Attraverso un processo di imitazione e copia, la relazione prova ad assottigliare la distanza tra fantascienza e realtà, in uno scambio di simulazioni reciproco, enfatizzato dalla soundtrack originale.

L’ultimo viaggio verso la sala nera incontra Tsalal, nuova creazione di Orthographe. È tolto l’umano da una scena su cui vengono calati vortici di materiali polimerici, macchine sceniche che sembrano comparire dopo la fine di un mondo. Ruvide, fragili e poetiche le creature spiraleggiano dentro il suono elettroacustico di Giovanni Lami, ipotizzando una nuova ecologia di materie, pensiero, ascolto, visione. I due dj set conclusivi di Hadi Zeidan e di Blinky riallacciano la doppia elica nelle sale del teatro, scatenando l’impeto di corpi ancora nuovi.
L’apparizione meteorica del Festival Catalysi si conclude a notte fonda senza nuovi rintocchi, lasciando per l’alba l’eredità generativa e mutante dei filamenti delle nuove ricerche.
Dal 2015 Birdmen Magazine raccoglie le voci di cento giovani da tutta Italia: una rivista indipendente no profit – testata giornalistica registrata – dedicata al cinema, alle serie e al teatro. Oltre alle edizioni cartacee annuali, cura progetti e collaborazioni con festival e istituzioni. Birdmen Magazine ha una redazione diffusa: le sedi principali sono a Pavia e Bologna.
Aiutaci a sostenere il progetto e ottieni i contenuti Birdmen Premium. Associati a Birdmen Magazine – APS, l‘associazione della rivista.