The Bret Easton Ellis Podcast – Il cinema alla radio

Sulla carta, un programma radiofonico che parli di cinema dovrebbe essere una pessima idea, vista l’impossibilità di mostrare immagini, ma la storia ci ha dimostrato che sono molte e spesso longeve le trasmissioni per appassionati della settima arte fatte solo di parole. Tra queste una delle più gustose degli ultimi anni è il Bret Easton Ellis Podcast, attraverso il quale, con cadenza bisettimanale, lo scrittore statunitense di American Psycho trasporta per due, e a volte addirittura tre ore di seguito, i suoi ascoltatori in un Paese dei balocchi per nerd della cinefilia. bret easton ellis podcast

Il podcast è stato lanciato nel lontano 2013, e la sua incarnazione più recente è ascoltabile tramite il sito e l’app Patreon pagando circa 2 dollari al mese, mentre altri episodi si possono trovare gratuitamente su qualsiasi Podcast Player o su YouTube.

Per dare un’idea della trasmissione è innanzitutto necessario avere un’idea di chi sia Bret Easton Ellis: classe 1964, si è imposto quando era ancora imberbe sul panorama letterario con Meno di zero (1985), che da subito stabilì il suo primo legame col cinema, visto che dal romanzo fu tratto un film (Al di là di tutti i limiti di Marek Kanievska, 1987) con un altrettanto imberbe Robert Downey Jr.

Christian Bale nella versione cinematografica di American Psycho (2000)

Stessa sorte è toccata al suo secondo romanzo Le regole dell’attrazione (Roger Avary, 2002), e soprattutto al successo di scandalo American Psycho (1991), che nel 2000 fu portato sullo schermo da Mary Harron regalando a Christian Bale una delle sue maschere più note nei panni di Patrick Bateman, psicopatico in straccali e completi Armani.

Se nella bibliografia dell’autore è facile trovare molteplici riferimenti alla cultura pop (un suo libro s’intitola come un disco di Elvis Costello), il podcast è una sorta di monumento di Ellis a se stesso e ai suoi gusti, in cui per ore racconta con voce suadente da perfetto narratore, come se stesse leggendo da un libro, le sue opinioni su un classico recuperato nel weekend, sulla notte degli Oscar, sullo streaming, su un regista o sull’odiato politicamente corretto di cui ha ampiamente discusso nel suo ultimo saggio, Bianco (Einaudi 2019).

Il bello arriva però quando Ellis viene affiancato da un ospite, perché in questo caso il narcisismo del conduttore può essere accantonato per un po’ e lui e l’ascoltatore possono unirsi nell’ascolto affascinato di personalità spesso notevoli, scelte generalmente non tra le ultime starlette di grido ma tra grandi artisti (o ex grandi) e fini conoscitori di un dato argomento.

Ecco quindi sfilare, per discussioni di due ore a tutto campo sulla loro carriera, in cui spesso rivelano aneddoti degni del libro scandalistico Easy Riders, Raging Bulls, registi noti come Quentin Tarantino, John Carpenter, Paul Schrader (con il quale ha scritto The Canyons), Walter Hill, Kevin Smith e Peter Bogdanovich, oppure potenti editorialisti di Variety carichi di dietro le quinte, o produttori che hanno supervisionato robetta come Il padrino.

bret easton ellis podcast

Immersi in uno spazio ovattato in cui non ci sono telecamere e il dialogo può svilupparsi senza fretta, gli ospiti si confidano senza censure come raramente capita in occasioni più mainstream, e se da buon egocentrico Ellis a volte tende a occupare il loro spazio con fiumi di considerazioni personali, è raro che queste non scaturiscano da una conoscenza e da una passione profonda per il cinema.

C’è una nota stonata? Sì, è vero: gli intervistati sono quasi sempre maschi bianchi di mezz’età (se non di terza età), e all’ennesimo episodio può sembrare di trovarsi in un gentlemen’s club tra artisti un po’ montati che si fanno i complimenti a vicenda e ricordano con eccessiva nostalgia i fasti della New Hollywood anni ‘70. Ma ciò non toglie che quasi sei ore dedicate all’ascolto di Ellis e Nic Pizzolatto, creatore di True Detective (2014-’19), che discutono con dedizione maniacale l’intera carriera di Tom Cruise, siano manna per i cinefili meno paludati, così come i racconti di Chuck Palahniuk sull’adattamento del suo Fight Club (David Fincher, 1999) o l’assurda storia di Roger Avary passato dalla sceneggiatura di Pulp Fiction (Quentin Tarantino, 1994) al carcere.

Per quanto Ellis faccia di tutto per dipingersi come un vecchio babbione che odia i millennial e giudica Hollywood in pieno declino moralista, la sua competenza sul cinema è notevole, le sue analisi spesso più competenti di quelle di molti critici di professione, e in generale ciò che emerge dall’ascolto è il puro piacere della conversazione su argomenti che si amano, e con persone che hanno qualcosa da dire. Di questi tempi, non è poco per due ore di intrattenimento radiofonico.

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